Expo 2030, altro che petroldollari: Roma è impresentabile

Expo 2030, altro che petroldollari: Roma è impresentabile

In molti, a partire dal sindaco di Roma, hanno attribuito l’assegnazione di Expo 2030 legata ai petroldollari.

A tanti, dalle istituzioni ai cittadini passando agli artisti e ai politici romani e non, non è andata giù che Expo 2030 si terrà a Riyadh, in Arabia Saudita. Infatti, Roma si è piazzata solo terza. Seconda invece Busan, città della Corea del sud.

Ricordiamo che Expo 2030 si svolgerà per sei mesi tra la fine del 2030 e l’inizio del 2031, con apertura il 1° ottobre 2030 e chiusura il 31 marzo 2031.

A partire dal sindaco Gualtieri, in tanti hanno evocato i petroldollari, che si sarebbero già aggiudicati tanti eventi e competizioni internazionali. Tuttavia, Roma era praticamente impresentabile.

Roma tra voragini, animali e spazzatura

Roma da anni versa in uno stato impietoso. A parte le tante voragini che funestano i viaggi dei pendolari che si muovono in auto o moto (a proprio rischio e pericolo), non dimentichiamoci la questione cinghiali in pieno centro, mai risolta; nonché la presenza di gabbiani che sembrano più dei rapaci pronti a mordere il malcapitato di turno.

Ma quest’ultima piaga è connessa a un’altra, quella della spazzatura, posta ai margini delle strade, per la mia risolta questione del riciclo e dei termovalorizzatori. Per anni i rifiuti sono stati portati nella discarica di Malagrotta, ma a 10 anni dalla sua chiusura, non si è trovata un’alternativa sistemica.

Dunque, più che i petroldollari, Roma dovrebbe accusare se stessa. Ha ricevuto un decimo dei voti di Riyadh.

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