Per la prima volta descritta matematicamente un’elusiva previsione della relatività, con ripercussioni sull’universo primordiale
Quando pensiamo a un buco nero, le prime immagini che ci vengono in mente sono probabilmente quelle spettacolari di M87* o Sagittarius A*, i mastodonti al centro della galassia Messier 87 e della nostra Via Lattea, rispettivamente — invisibili regioni dello spaziotempo circondate da un anello infuocato di materia in orbita a folle velocità.
La fisica, però, consente anche l’esistenza di varianti microscopiche, che non deriverebbero da eventi spettacolari come il collasso di una stella massiccia, ma da un qualcosa di ben più esotico ed elusivo: un cristallo spaziotemporale.
Fenomeno previsto teoricamente solo da simulazioni al computer, ora una collaborazione austro-tedesca è finalmente riuscita a descriverlo anche matematicamente, usando un “trucco” che va al di là dell’universo per come lo conosciamo.