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I computer quantistici salvati da…un gatto

Un team di ricerca australiano escogita un sistema per dimezzare gli errori nei computer quantistici tramite un esame indiretto degli stati

Il gatto di Schrödinger è una metafora piuttosto famosa anche tra chi non è appassionatə di fisica e viene usata per indicare una situazione di totale incertezza: il felino può essere considerato allo stesso tempo vivo e morto (!), finché non ci si accerta direttamente del suo stato.

In realtà si tratta di un esperimento mentale ideato nel 1935 da Erwin Schrödinger, uno dei padri fondatori della meccanica quantistica, per prendersi gioco dell’interpretazione prevalente all’epoca, quella cosiddetta di Copenhagen, che se applicata non solo al mondo minuscolo delle particelle, ma anche a quello macroscopico di tutti giorni, porta a risultati assurdi come quello dell’esistenza di gatti “non-morti”.

Il motivo per cui ne scrivo oggi è che un team di ricerca australiano ha resuscitato (pardon) l’analogia per spiegare in maniera semplice una scoperta che potrebbe rivelarsi fondamentale per il progresso tecnologico dei computer quantistici.

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Pubblicato da Girolamo Castaldo

I miei interessi principali sono scacchi, sci, anime, manga, videogiochi, musica e (astro)fisica. Storie Semplici: http://storiesemplici.substack.com

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