Morto Cesare Romiti, il Manager che mandò all’Inferno la classe operaia e la FIAT stessa

A 97 anni di età è morto Cesare Romiti, per un quarto di secolo amministratore delegato della FIAT. Ricordato soprattutto per lo scontro frontale con la classe operaia nel 1980, riuscendo nell’intento di dividere i 3 Sindacati (che da allora non saranno più uniti come prima) ma anche i dipendenti stessi del Lingotto. Dato che quadri ed impiegati finirono per contro-scioperare nei confronti dei loro colleghi operai.

Cesare Romiti viene dipinto come il rappresentante massimo del Capitalismo italiano. Sebbene quello della FIAT sia stato soprattutto il Capitalismo foraggiato dal denaro pubblico. Ben altra cosa rispetto a quello Oltreoceano.

Di fatti, appena negli anni ’90 si verificarono 3 eventi (fine potere della Dc, apertura dei Paesi dell’Est Europa e il drastico taglio ai finanziamenti statali), la FIAT si è gradualmente disimpegnata dall’Italia. Aprendo dapprima sedi all’estero, ove produrre costa meno. E poi trasferendo la propria sede legale e fiscale altrove.

Fu poi Marchionne a rifilare un bel pacco a Chrysler, riuscendo nell’impresa di creare un unico gruppo con gli americani. Proponendogli di fatto una azienda fallita, incapace da tempo di produrre ancora auto interessanti.

Ecco chi era davvero Cesare Romiti.

Cesare Romiti origini

Cesare Romiti origini

Cesare Romiti ebbe umili origini. Come riporta Il Giornale, nacque a Roma nel ’23 da padre impiegato alle Poste e madre casalinga. Il padre Camillo morì nel 1941 e la madre vedova dovette badare da sola a 3 figli. Con una pensione da vedova non certo uguale a quella di oggi. Situazione reddituale alla quale si aggiunsero le ristrettezze imposte dalla Seconda guerra mondiale in corso.

Cesare Romiti aveva tante ambizioni e alla fine riesce a laurearsi in Scienze Economiche e Commerciali. nel 1946. Lavorando prima come impiegato di banca e, poi, alla Bombrini Parodi Delfino. Una società di Colleferro, in provincia di Roma, dedita alle produzioni militari sotto il controllo della Difesa e dei servizi segreti italiani e statunitensi.

Qui fa la gavetta, avendo anche tra i colleghi Mario Schimberni, futuro presidente della Montedison.

Nel 1968, dopo la fusione con la Snia Viscosa, Cesare Romiti diventa direttore generale. Stringendo anche un rapporto di fiducia personale con Enrico Cuccia, chiamato “il principe nero di Mediobanca” (chi guardava Striscia la notizia negli anni ’90, ricorderà quel vecchietto con sguardo basso che camminava senza mai dire una parola).

Cesare Romiti cosa ha fatto alla FIAT

cesare romiti agnelli

Ed è qui che inizia la seconda vita di Cesare Romiti. Quella dei poteri e tra i poteri.

Come riporta Contropiano, dopo alcuni anni come amministratore delegato in Alitalia, nel 1974 su richiesta di Gianni Agnelli, Cuccia lo segnala come direttore centrale di finanza, amministrazione e controllo del gruppo Fiat. Diventandone così Amministratore delegato (oggi si direbbe CEO) nel 1976.

Sotto la sua guida, e per rispondere ai poteri forti dell’alta finanza, Cesare Romiti imposta uno scontro frontale con gli operai “del Lingotto“. Prima con i 61 licenziamenti politici nel 1979 e poi con i licenziamenti di massa nel 1980.

Il 5 settembre 1980 la Fiat mette in cassintegrazione per 18 mesi 24mila dipendenti (quasi tutti operai). L’11 settembre – dopo una settimana di trattative con i sindacati– la Fiat annuncia 14.469 licenziamenti. Romiti, definisce i licenziamenti essenziali per non fare fallire l’azienda. Sono giorni e giorni di picchetti ai cancelli della fabbrica che viene addirittura occupata (anche Berlinguer parteciperà alle manifestazioni, come ultimo sussulto prima dell’imborghesimento degli ultimi anni di vita).

La politica italiana tutta o quasi (tranne una parte minoritaria del Pci) lo sostiene e sembra innamorata di lui. Anche buona parte della stampa lo appoggia.

I tre sindacati Cgil, Cisl e Uil, invece di rispondere chiamando alla mobilitazione il movimento operaio, calano le braghe e accettano il piano Fiat sulla cassa integrazione a zero ore che diventeranno poi licenziamenti veri e propri.

Nelle assemblee operaie negli stabilimenti Fiat i sindacalisti verranno presi a ombrellate, contestati e rincorsi dagli operai che si sentono traditi.

Con la sconfitta del 1980 alla Fiat inizierà il ciclo regressivo delle conquiste sociali e sindacali nel nostro paese.

In quel decennio, tra l’altro, qualcosa di simile farà anche la Thatcher in Gran Bretagna.

Cesare Romiti di fatto diventa il manager più potente d’Italia fino a metà degli anni ’90.

Gli ultimi anni di Cesare Romiti

cesare romiti

Nel biennio (’96-’98), proprio quando assume la presidenza della Fiat, viene indagato dai Magistrati di Torino. Colpo di coda di Tangentopoli, uscendone però assolto. Così commentò quella vicenda:

i Magistrati di Torino erano un po’ invidiosi dei risultati raggiunti perché i giudici di Milano erano arrivati prima

Nel ’98 lascia la Fiat ricevendo una liquidazione da 196 miliardi di lire e rifiuta l’offerta di Berlusconi di lavorare per le sue aziende. In quanto, confesserà successivamente in un libro-intervista, Berlusconi era un padrone opprimente che non gli avrebbe lasciato “grandi margini di manovra“.

Come liquidazione, però, ottenne da Agnelli anche una quota della società finanziaria Gemina che controllava Rizzoli-Corriere della Sera. Inoltre, nel biennio 2005-2007 assume la presidenza della società di costruzioni Impregilo.

Negli ultimi anni di vita diceva che ormai la FIAT non era più italiana. E contestava pure il fatto che assumesse solo manager stranieri. Lui invece, italiano al 100%, era partito da zero e face una bella gavetta. Fino a diventare il braccio esecutivo delle menti capitaliste italiane (con in testa il misterioso Enrico Cuccia).

Esperto di Finanza, oltre a mandare all’Inferno la classe operaia italiana, ha mandato in malora pure la Fiat stessa. Concentrandosi sull’aspetto finanziario e commerciale, anziché sull’industria automobilistica. La vera essenza della società automobilistica torinese. La quale, di fatto, da allora non ha più prodotto auto di spessore. Mandando in rovina pure società brillanti regalate agli Agnelli dalla politica, quali Alfa Romeo e Lancia.

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