Un’impiegata all’ufficio anagrafe fa notare come nella domanda posta ai cittadini manchi l’aggettivo “cerebrale”.
Con l’introduzione della carta d’identità digitale – che dal prossimo agosto diverrà obbligatoria, rendendo quella cartacea definitivamente non valida – è stata anche introdotta la domanda relativa alla donazione degli organi. Ci viene cioè chiesto se, in caso di morte, siamo disposti a donare i nostri organi a quanti sono inseriti in una lista d’attesa o lottano in quel momento tra la vita e la morte e necessitano urgentemente di un organo vitale.
Le opzioni di risposta sono tre:
- Sì
- No
- Non mi esprimo
La terza opzione è quella che di fatto delega la scelta finale ai propri familiari, non avendo noi la possibilità di decidere.
Tuttavia, al momento della scelta finale, c’è qualcosa che non ci dicono fino in fondo.
Carta d’identità e donazione organi: al Comune omettono che si tratti di morte celebrale
Massimo Mazzucco, sul proprio blog, ha raccolto le considerazioni di una impiegata comunale, rimasta ovviamente anonima.
L’utente ricorda la domanda da formulare ai cittadini intenti a rinnovare la carta d’identità digitale o a farla la prima volta:
Adesso quando si fa la carta di identità viene richiesto di esprimersi sulla donazione degli organi, cioè se in caso di morte lei dà il consenso alla donazione, nega il consenso alla donazione, oppure non si esprime
Al che l’impiegata fa notare:
Comunque tutte diciamo sempre e solo “in caso di morte”, punto. Nessuna specifica mai “in caso di morte cerebrale”. Neanche io non l’ho mai detto ai cittadini. Ho sempre solo detto “morte”, perchè quella è la regola
Il dibattito presso l’ufficio anagrafe presso il quale lavora la lettrice di Mazzucco è nato dal fatto che è in corso una campagna per la donazione organi da parte dell’AIDO – Associazione Italiana Donatori Organi – con tanto di manifesti giganti che campeggiano sulle pareti che precedono l’ingresso all’ufficio.
Cos’è la morte cerebrale?
In effetti tra morte e morte cerebrale c’è un abisso. Con la morte celebrale a spegnersi è il cervello ma il cuore continua a battere. Si tratta certamente della cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo, compreso il tronco cerebrale.
Dal punto di vista clinico e legale, la persona è deceduta, sebbene il battito cardiaco e la respirazione possano essere mantenuti artificialmente attraverso macchinari in terapia intensiva.
La morte cerebrale viene dichiarata dopo un processo lungo e rigoroso. Per esempio, vengono effettuati test specifici, come l’elettroencefalogramma (EEG) piatto, per confermare l’assenza totale di attività elettrica cerebrale. Viene verificata l’assenza di riflessi del tronco encefalico e viene eseguito il test di apnea per confermare l’incapacità di respirare autonomamente.
Pertanto non si è morti, ma diciamo sospesi tra la vita e la morte. Per quanto, l’irreversibilità indica proprio il fatto che la Scienza ritenga impossibile tornare alla vita. Si è, per usare un termine moderno caro alla letteratura survival horror, un “non morto”. Il corpo viene tenuto in vita tramite macchinari, affinché si preservi il buono stato degli organi per un eventuale espianto.
Dunque, occorrerebbe informare bene i cittadini, parlando di morte cerebrale.