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Luigi Uzzo, il caratterista napoletano tra De Filippo e De Crescenzo

Ripercorriamo la carriera di Luigi Uzzo, caratterista napoletano che ha lavorato molto con Eduardo De Filippo e in vari film.

Napoli ha sfornato tantissimi caratteristi, prima a Teatro poi nel mondo del Cinema. E c’è chi ha segnato entrambi, lavorando autori e registi dal calibro di Eduardo De Filippo e Luciano De Crescenzo.

Eppure Luigi Uzzo, nella sua sterminata filmografia, nonostante la morte prematura sopraggiunta a soli 47 anni, è stato diretto anche da registi afferenti al cinema d’autore come Federico Fellini, Elio Petri e Pasquale Squitieri. Così come quelli legati alla Commedia brillante come Massimo Troisi, Carlo Vanzina e Neri Parenti. Ha lavorato tantissimo anche in televisione, tra sceneggiati e il Tele teatro di Eduardo De Filippo.

In questo video vogliamo ripercorrere la sua carriera.

La storia di Luigi Uzzo

Luigi Uzzo nasce a Napoli il 7 marzo 1943. Nella realtà Uzzo era il nome, mentre di cognome faceva Costa.

Dotato di straordinario talento fin da bambino, esordisce a soli 7 anni in Malavita, regia di Rate Furlan (1951), nei panni di Pinuccio, figlio di Mario, uno dei protagonisti a sua volta interpretato da Franco Silva.

Occorrerà però attendere altri vent’anni per rivederlo, questa volta giovane maturo e consapevole delle proprie capacità, per intraprendere una incessante carriera a partire dal 1970. Il ritorno al cinema è bagnato con la pellicola “Ninì Tirabusciò, la donna che inventò la mossa“, regia di Marcello Fondato (1970), che vanta nel cast attori del calibro di Monica Vitti, Gastone Moschin, Carlo Giuffré e un giovane Lino Banfi.

Parallelamente, inizia anche una proficua attività sul piccolo schermo, in “Le terre del Sacramento“, regia di Silverio Blasi (1970).

I film con Luigi Uzzo

Arriveranno poi tantissime pellicole, oscillando tra il cinema d’autore, la commedia brillante, la commedia sexy, la sceneggiata napoletana. La sua malleabilità costituiva una fortuna per chi lo dirigeva, generalmente affidandogli il ruolo del tipico napoletano ironico e arguto.

Solo per citare alcune pellicole: “Per grazia ricevuta“, regia di Nino Manfredi (1971); “La classe operaia va in paradiso“, regia di Elio Petri (1971); “Signore e signori, buonanotte”; “L’infermiera nella corsia dei militari“, regia di Mariano Laurenti (1979); “La liceale, il diavolo e l’acquasanta“, regia di Nando Cicero (1979);Scusate il ritardo“, regia di Massimo Troisi (1983); “Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio“, regia di Sergio Martino (1983), qui peraltro nel ruolo in cui forse lo si ricorda di più, quello del commissario che raccoglie la bizzarra denuncia del protagonista Altomare Secca, interpretato da Lino Banfi.

E ancora, “Così parlò Bellavista“, regia di Luciano De Crescenzo (1984), dove pure interpreta un altro ruolo rimasto nella memoria e nel cuore del pubblico: quello di Armando il portiere; “Vacanze in America“, regia di Carlo Vanzina (1984); “Il mistero di Bellavista“, regia di Luciano De Crescenzo (1985), ancora nel ruolo del portiere Armando; “Il pentito“, regia di Pasquale Squitieri (1985); “Fantozzi va in pensione“, regia di Neri Parenti (1988).

Ebbe una parte di un certo rilievo in “Trastevere” di Fausto Tozzi (1971), in cui, doppiato in romanesco e insieme a Lino Coletta, interpretava Cesare, uno dei due amici imbianchini scansafatiche.

L’ultima pellicola in cui appare è “Scugnizzi“, regia di Nanni Loy (1989), nel ruolo di Tuppodoro.

Il Teleteatro di Eduardo

Molto fitta anche l’attività televisiva, dove partecipa a tante mini serie tra il 1970 e il 1989. Tra queste, anche la seconda stagione del celeberrimo “La Piovra”, con Michele Placido.

Viene anche coinvolto nel cosiddetto Tele teatro di Eduardo De Filippo, uno straordinario progetto mediante il quale il grande commediografo e drammaturgo partenopeo proponeva le sue celebri opere teatrali in televisione. Sfruttando quel potente midia per far conoscere alla massa, generalmente meno coinvolta per motivi culturali ed economici, l’arte del teatro.

Le opere teatrali in questione sono: “Natale in casa Cupiello”; “Le voci di dentro”; “Gli esami non finiscono mai”; “Gennareniello”; “Il contratto”; “L’eredità della priora”. Su tutti, spicca il ruolo interpretato proprio nella prima commedia, nei panni del genero di Lucariello, Nicolino.

Sempre sul piccolo schermo, lo vediamo in due spot per il Ciocco blocco della Nestlè (1985)
e ino dei mitici della Barilla andati in onda nel 1986. Qui Uzzo interpreta il custode dello stadio Olimpico che dapprima guarda di nascosto un bambino tifoso della Roma con uno sguardo severo e inquietante. Ma poi lo fa entrare consentendogli di vedere giocare i suoi beniamini. Per la cronaca, il bambino è interpretato da Ioska Versari. Attore bambino con all’attivo 4 film, noto soprattutto per la pellicola “Da grande”, con Renato Pozzetto, per la regia di Franco Amurri (1987).

Luigi Uzzo oggi

Luigi Uzzo è morto il 22 aprile 1990 a Roma, all’età di 47 anni. Riposa nel cimitero Flaminio.

Scrive di lui il sito Napolitan, sottolineando la sua umiltà:

Da tutti è conosciuto come l’artista di cui vantarsi anche fuori dal territorio napoletano, quell’attore che potevi tranquillamente incontrare per strada e aveva sempre una parola da spendere per ringraziare ogni fan.

Nella maggior parte delle giornate di sole, si poteva trovare nella sala biliardo di via Filippo Rega, mentre chiacchierava con suoi colleghi napoletani e non, quali Luciano Piccolo, Fulvio, Gino Cogliandro ecc.

Nonostante la popolarità raggiunta attraverso film come “Natale in casa Cupiello”, “Così parlò Bellavista”, “Scugnizzi”, “Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio”, non si è mai montato la testa, anzi sembrava aver sempre molto piacere nel salutare le persone che incrociava nel suo cammino.

Tanto che il suo nome riecheggia ancora, sulle bocche di chi ha avuto l’onore di conoscerlo personalmente e di chi ne ha soltanto sentito parlare indirettamente, oppure si è fatto una cultura cinematografica di alto livello.

L’articolo ci restituisce dunque l’immagine di una persona umile e semplice, nonostante il successo. Peccato che il sipario della vita si sia chiuso per lui troppo presto. Chissà quanti altri personaggi memorabili ci avrebbe regalato. E magari, chissà, pure qualche lavoro da regista nel solco della tradizione del teatro napoletano.

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