Brexit e conseguenze, ci sono due aspetti di cui si parla poco

brexit conseguenze italia

Dopo 3 anni e mezzo di estenuanti trattative, la Brexit è entrata ufficialmente in vigore da sabato primo febbraio. La Gran Bretagna, dunque, non fa più parte dell’Unione europea. Mentre non ha mai fatto parte dell’Euro, malgrado la speranza degli altri Stati europei di tirarcela dentro. Ma con la valuta che si ritrovano – la Sterlina – sarebbe stato da fessi farlo.

La Brexit ha vinto comunque di un soffio, 51 Leave e 49 Remain. Sebbene il voto favorevole per l’uscita è arrivato soprattutto dalle zone periferiche, mentre il centro di Londra o la già ribelle Scozia, hanno votato per il Remain.

Tanto che si è parlato di una ulteriore rottura tra gli scozzesi e gli inglesi, con possibilità di indire un nuovo referendum secessionista dopo quello fallito nel 2014.

Inutile però dire che i britannici si sono già pentiti di quella scelta. Perché a dicembre, alle elezioni governative, hanno votato con decisione Boris Johnson. Già ex Sindaco di Londra, peraltro abbastanza apprezzato.

Personaggio dalla biografia pittoresca e dalla personalità non proprio politically correct, e per questo trattato alla stregua di Donald Trump (col quale condivide pure la chioma bionda). Ma strenuo difensore di una Hard Brexit, quindi poco accomodante nelle trattative con l’Ue.

Tanto da essere già uscito nel governo guidato da Theresa May, dove rivestiva il ruolo di Ministro degli esteri.

Sulle conseguenze della Brexit sull’Unione europea e sull’Italia si è già detto praticamente tutto. Ci andremo, e ci andranno, a perdere da un punto di vista commerciale, culturale, sanitario, turistico.

Ma ci sono due aspetti di cui si parla poco e li espongo di [sta_anchor id=”brexit”]seguito[/sta_anchor].

Brexit, i britannici sono stati sempre un corpo estraneo.

churchill

Diciamoci la verità, i britannici non sono mai stati europei. Troppo diversi su tante cose. E’ un po’ come nel caso di Russia o Turchia, che qualcuno inserisce nell’Europa, seppur la prima sia un continente a parte e la seconda sia legata al mondo Mediorientale.

Certo, i britannici sono stati tra i fondatori dell’Europa, per volere di Wiston Churchill. Il quale però si accorse del pericolo Hitler quando era già troppo tardi, malgrado il fatto che Mussolini prima e Stalin poi lo abbiano messo spesso in allerta sulla potenza militare tedesca.

Poi entrambi, resisi conto della sordità di Churchill alle loro richieste, preferirono il primo allearsi col Fuhrer, il secondo stringere il patto Ribentropp-Molotov. Entrambe alleanze che però di fatto diedero il via alla seconda guerra mondiale.

La Gran Bretagna è sempre stata diversa dall’Europa. Si pensi alla guida a sinistra, la multietnia (che noi conosciamo solo oggi) complici le colonizzazioni in giro per il Mondo, la lunghezza misurata in piedi, il peso misurato in once, le distanze misurate in miglia, gli autobus a due piani, i taxi neri, le casette piccole ed omologate con immancabile british garden, la religione anglicana anziché cattolica (per quei pochi inglesi che ci credono ancora).

Anzi, la prima Brexit è stata proprio religiosa: si pensi allo scisma voluto Enrico VIII per rendersi indipendenti dall’autorità del Papa di Roma.

Il motto dei britannici è sempre stato “innovare per conservare”. Sono diventati moderni pur preservando la Monarchia. Unico punto di riferimento che non si tocca (anche se la vicenda di Diana prima e di Harry-Meghan poi, stanno facendo vacillare pure questa).

Insomma, la Gran Bretagna in Europa è stata sempre con un piede dentro ed uno fuori. Un rapporto basato sul mero calcolo costi-benefici. Senza nessuna implicazione geografica o sentimentale. Del resto, sono state proprio le parole del succitato Churchill a sintetizzare questa amicizia così fredda. In pieno british style: «We are with Europe, but non of it».

Brexit, noi italiani abbiamo perso un importante alleato

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Noi italiani, con la Brexit, ci perderemo non poco. E non parlo solo dei tanti che lì lavorano o cercano un lavoro. I quali troveranno molte più difficoltà per stabilizzarsi, perdendo molti diritti fino ad oggi acquisiti.

Ma anche in termini di turismo, ci sarà la scocciatura di dover portare con sé il passaporto, oltre che doversi accreditare con un visto digitale.

Ma c’è un aspetto di cui si parla poco: il fatto che perderemo un’importante alleato contro Germania e Francia. Sia chiaro, non è che i britannici appoggiassero più di tanto le nostre istanze, ma, quanto meno, frenavano quelle carnivore dell’asse franco-tedesco.

Qualche esempio ce lo fornisce Il Giornale: il nostro parmigiano rischia di pagare dazio in America per gli aiuti concessi al consorzio Airbus, di cui l’Italia non fa parte. La nostra Fincantieri rischia di essere stritolata dall’Antitrust europea perché si è permessa di acquisire dei cantieri in Francia.

Gli altri paesi del Mediterraneo sono troppo deboli e impauriti per formare un fronte comune. I socialisti in Spagna e Portogallo stanno smantellando il welfare state pur di accontentare Bruxelles, oltre che ingoiare disperati provenienti dall’Africa. La Grecia aveva promesso fuoco e fiamme, ma si ritrova svenduta e peggio di prima.

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