ALTA FORMAZIONE IN RETE, ENNESIMA PRESA IN GIRO PER I DISOCCUPATI

FINANZIATA CON FONDI PUBBLICI, E’ IN REALTA’ L’ENNESIMO DISPENDIO DI RISORSE UTILIZZABILI IN MODO PIU’ OTTIMALE

Il Mezzogiorno è in ginocchio, inutile dirlo. E pensare che la questione Meridionale è stata subito sollevata all’indomani della famigerata Unità d’Italia; dunque risale a 150 anni. Peccato però che in questo secolo e mezzo, non sia mai stata risolta. Eppure di soldi al sud ne sono arrivati per scolarizzazione e infrastrutture, specie agli albori della Prima Repubblica, nell’immediato dopoguerra. Inutile ricordare nelle tasche di chi quegli ingenti capitali (o quantomeno una loro cospicua parte) sono finiti per decenni.
Con la nascita dell’Unione europea, e dunque, la conseguente nascita di Fondi europei destinati ai Paesi membri per le opere più svariate (da quelle materiali come l’edilizia e le infrastrutture a quelle immateriali, come la cultura e la formazione), per gli amministratori locali è diventato più difficile “mangiare” denaro pubblico. Ma il problema di oggi è che tali fondi vengono spesi male, sprecati. Per una sorta di continui treni che passano e non sono presi al volo.
Quanto alla Regione Campania, i fondi europei stanziati mediante il POR 2000-2006 sono stati sperperati in vario modo, mediante discutibili progetti culturali o corsi di formazione che altro non hanno fatto che ingrassare Agenzie di lavoro interinali e Società costituite per espletare attività formativa rivolte a disoccupati e inoccupati, ma che nei fatti si sono rivelati sono parcheggi per questi ultimi. Ma di fatto le aziende quei corsi inseriti nei curriculum dei candidati manco li guardano.


IL PROGETTO ALTA FORMAZIONE IN RETE – Il POR Campania 2007-2013 pure sta seguendo lo stesso tragico destino. Altri fondi stanziati per corsi di formazione gratuiti inutili nella pratica. Ultimo esempio colossale è il Catalogo Interregionale dell’Alta Formazione, giunto quest’anno alla sua terza edizione. Il Bando si è svolto tra il mese di luglio e agosto, con le seguenti finalità esplicate nel Bando: “Le attività prevedono un cofinanziamento da parte della Regione sottoforma di voucher; tali voucher sono finalizzati a favorire la costruzione di un percorso di formazione personalizzato che faciliti l’inserimento nel mondo del lavoro o supporti il miglioramento della propria professionalità. Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Puglia, Sicilia, Sardegna, Veneto: i residenti di ognuna di queste regioni possono richiedere un voucher a copertura totale – o, in pochi casi, parziale – del costo di master e corsi di alta formazione, ammessi al catalogo, di una qualsiasi delle dodici regioni”.
Ciascuna regione ha stabilito con provvedimenti autonomi l’ammontare dei singoli voucher concessi (da 5 a 6 mila euro), la dotazione finanziaria complessiva stanziata e i requisiti che devono possedere i richiedenti per beneficiare dei voucher (nella maggior parte dei casi laureati, sia occupati che disoccupati, e diplomati, solo se occupati).

I SOLDI STANZIATI DALLE REGIONI – Bene, sembra interessante. Non a caso, le aziende e le facoltà che hanno presentato i loro progetti tra il 30 maggio e il 6 giugno sono state migliaia e 2423 sono i corsi ammessi e consultabili online, organizzati per settore, area tematica e provincia su un sito ben fatto: www.altaformazioneinrete.it
Ecco come si sono organizzate le varie Regioni partecipanti: Basilicata, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Veneto, hanno stanziato un milione di euro. La Campania due milioni di euro. Le Marche 300mila euro. La Puglia 3milioni di euro. La Sardegna 11milioni di euro. La Sicilia 8. Il Friuli Venezia Giulia non ha reso pubblico il bando, ma comunque si tratta di una cifra molto inferiore rispetto alle altre regioni essendo i beneficiari anche meno di un centinaio.
Ogni Regione ha stabilito destinatari diversi: solo disoccupati laureati, o anche diplomati; alcune anche occupati in Cig.

CORSI SOPRAVVALUTATI – Tutto sembra bello e funzionale. Ma forse solo perché non siamo ancora passati all’assurdo. Il famoso voucher (che altro non è che un prestito a fondo perduto, chiamato così forse per ingentilirne la denominazione) concesso al richiedente in base a una graduatoria, è stato quantificato sui 5-6mila euro. Generosi direte voi. Peccato però che questa cospicua cifra sia concessa per seguire corsi che non valgono certo quella somma. O almeno, non tutti (ad onor del vero, tra i corsi finanziati ci sono anche quelli universitari, o di enti qualificati come lo Stoa).
Questa “mano larga” utilizzata per i voucher ha ridotto di molto il numero dei beneficiari. Ovvero qualche centinaio rispetto alle migliaia di domande pervenute. Volendo fare una previsione approssimativa, il sentore è che a beneficiarne siano stati circa il 10% dei richiedenti per Regione.
Se la consistenza del Voucher sarebbe dimezzata, o almeno ridotta di un terzo, di contro si allargherebbe il numero dei beneficiari.
Perché prima dicevo che non valgono 5-6mila euro? Semplice. Perché molti di essi, forse la gran parte, durano meno di duecento ore, o massimo 300 ore totali. Per di più organizzati da Enti scarsamente o per nulla conosciuti. Mentre si sa che a quelle cifre, sul mercato, si possono seguire discreti Master della durata doppia, anche presso Enti rinomati.

RIMBORSI SPESE IRRISORI – Ma oltre al valore del Voucher, altra questione discutibile è quella relativa al rimborso spese dato a chi avesse deciso di seguire un corso al di fuori della propria Regione di residenza. Esso, in base al calcolo dei Km, può arrivare a poco più di 700 euro. Ora, considerando che tale cifra contiene tanto le spese di trasporto quanto quelle di alloggio, basta farsi due conti per capire che quella cifra è molto insufficiente, specie se si sceglie un corso organizzato in una delle Regioni del Nord.
Se Tizio, napoletano, opta per un corso che si svolge in Emilia Romagna, facciamo Bologna, può contare su un rimborso di circa 730 euro. Ora, considerando che quasi tutti i corsi hanno formula weekend alterni e dunque si spalmano per una durata complessiva di circa 12-14 mesi, Tizio sarà costretto a prendere il treno due volte al mese, a+r. Considerando che per la tratta Napoli-Bologna il prezzo di un
Intercity è arrivato a 50 euro, moltiplicando per due per il ritorno, il costo del trasporto arriva a 100 euro a weekend. Visto che i weekend sono due al mese, arriviamo a 200 euro al mese di treno. Ora, moltiplicando 200 per il numero di mesi in cui il corso è attivo, facciamo 10 togliendo i weekend che capitano nei festivi o in estate, o saltati per le assenze, arriviamo a…2000 euro!
A questa già incredibile cifra dobbiamo aggiungerci le spese di alloggio. Volendo anche optare per la soluzione più economica, un ostello, ormai arrivato sui 20 euro a notte, fanno 80 euro al mese (due notti a settimana per due volte al mese). Quindi per 10 mesi, arriviamo a 800 euro. E siamo già a 2800 euro. Più le spese per mangiare e qualche altro imprevisto, superiamo di gran lunga i 3mila euro.
Ci sono poi corsi semestrali, quelli che durano 4 giorni a settimana ad esempio. Ma in quel caso, se diminuiscono le spese di trasporto, aumentano i costi per l’alloggio (seppur molto inferiori). Salvo non si disponga di appoggi di amici o parenti. Ma i corsi con tale formula sono pochissimi.

Ecco perché nel titolo parlo di presa in giro. Ecco perché parlo di fondi pubblici sperperati. L’idea di una formazione gratuita è valida, come validi sono i contenuti e gli obiettivi dei corsi (almeno stando a quelli espressi sulla carta). Il problema però resta l’errata gestione dei fondi.
I 6mila euro che vengono dati solo per iscriversi a corsi che ne valgono tutt’al più la metà, dovrebbero includere anche le spese di trasporto e l’alloggio. Sì che sarebbe un Voucher con tutti i crismi. Invece si tratta della solita Farce. Visto che gli organizzatori amano tanto il francese…
 

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0 Risposte a “ALTA FORMAZIONE IN RETE, ENNESIMA PRESA IN GIRO PER I DISOCCUPATI”

  1. Ciao Luca, è interessante questo articolo dato che alimenta i miei sospetti a riguardo. Sono di Napoli è sto per partecipare ad un corso di specializzazione con l'alta formazione in ambito giornalistico ( sembrerebbe interessante) e ho diritto al vaucher. Fin qui tutto bene, a parte cambiare il mio corso iniziale perchè non finanziato, e passare a quest'ultimo, ad un costo davvero caro, per chi si finanzierà senza vaucher! E poi ridurre drasticamente i corsi attivabili … Chissà se ne vale il costo e se sia davvero una buona preparazione, ma ora ci stò dentro, e vedremo prossimamente. Anche per me è uno sperpero di fondi destinabili a questioni più importanti.

  2. Sui voucher ci sono situazioni a dir poco scandalose: in alcune regioni (ad esempio il Piemonte) sono addirittura finiti i soldi per finanziare la formazione dei lavoratori. Inoltre, come giustamente hai scritto tu, la mobilità è praticamente ridotta a zero: l'esempio dei tirocini CRUI che abbiamo pubblicato domenica è lampante: tecnicamente sono rivolti a tutta l'Italia ma con zero euro di rimborsi, praticamente, se li possono permettere solo gli studenti di Roma

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