Alighiero Noschese, la sfortunata storia del grande imitatore

Alighiero Noschese, la sfortunata storia del grande imitatore

Alighiero Noschese è stato un grande imitatore, primo a imitare politici. Ripercorriamo la sua storia, purtroppo finita tragicamente.

Alighiero Noschese è stato uno straordinario imitatore, molto attivo in televisione soprattutto tra gli anni ’60 e ’70. Il primo a imitare i politici, cosa fino agli anni ’50 non permessa. Fu anche un ottimo comico, attore e showman. Oltre a personaggi di potere, imitò egregiamente anche cantanti, personaggi della televisione, sia uomini che donne.

Purtroppo la sua vita ebbe un epilogo tragico. Di seguito ripercorriamo la sua biografia.

Le origini di Alighiero Noschese

Come riporta Wikipedia, Alighiero Noschese nacque a Napoli il 25 novembre 1932, figlio di un funzionario delle Dogane del Tirreno e di una professoressa, originari entrambi di un comune in provincia: San Giorgio a Cremano. Ma aveva antenati polacchi e una nonna tedesca.

Cresciuto nel quartiere Vomero, fin da bambino si distinse per l’abilità nell’imitare i versi degli animali e la voce del padrone di casa. Dopo il diploma si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza, ove fu allievo, tra gli altri, di Giovanni Leone, futuro Presidente della Repubblica. Che pure sapeva imitare alla perfezione.

Si narra inoltre che sostenne due esami universitari – filosofia del diritto e diritto ecclesiastico – imitando la voce rispettivamente dell’attore Amedeo Nazzari e del grande Totò. Il docente di turno però non se ne accorse.

La sua carriera inizia però in Rai, prima alla radio e poi alla Tv, già a metà anni ’50, poco più che ventenne. Sia come attore che imitatore, non disdegnando però anche brillanti esperienze in teatro.

Fu proprio a teatro, nella commedia La voce dei padroni di Castaldo e Faele con la regia di Garinei e Giovannini, che imitò per la prima volta in uno spettacolo i politici dell’epoca. Cosa praticamente bandita in radio e tv. E la cosa non suscitò polemiche, anzi, piacque.

Il successo

La consacrazione a personaggio di primo piano dello spettacolo avvenne però solo nel 1969, grazie alla partecipazione al varietà televisivo del sabato sera Doppia coppia: in quella occasione, Alighiero Noschese riuscì a ottenere l’autorizzazione a imitare in televisione i personaggi politici, cosa come detto fino ad allora proibita. Pare che determinante fu proprio Giovanni Leone.

La cosa non solo non indignò i politici, ma erano proprio questi ultimi a chiedergli espressamente di essere imitati, sia per acquisire maggior visibilità sia per non essere considerati come personaggi di secondo piano. La brillante carriera di Noschese proseguì con una edizione di Canzonissima (1971, presentata da Corrado e con Raffaella Carrà) come ospite fisso, e successivamente lavorando con Loretta Goggi in Formula due (1973).

Determinanti per il successo di Noschese furono altre due persone: l’autore dei testi, il grande sceneggiatore napoletano Dino Verde; nonché la famosa truccatrice Ida Montanari, capace di realizzare trucchi e vestiti identici agli originali.

Sterminato il numero di personaggi da lui imitati. Tra questi, Mario Pastore, Jader Jacobelli, Mariolina Cannuli, Paolo Cavallina, Patty Pravo, Mina, Milva, Nila Pizzi, Domenico Modugno, Ruggero Orlando, Tito Stagno, Ugo Zatterin, Mike Bongiorno, Gianni Morandi, Alberto Sordi, Ugo La Malfa, Giovanni Leone, Marco Pannella, Luigi Preti, Giulio Andreotti. Spesso imitava anche più personaggi alla volta, in comunicazione tra loro.

Memorabile resta anche lo sketch dove imitava Nixon e Mao che giocano a Ping Pong, tramite la quale raccontava con ironia l’arrivo del presidente americano in Cina, il primo della storia. Altro aneddoto curioso vuole che la madre di Andreotti lo scambiasse per il figlio in tv, tale fu la perfezione della sua imitazione.

Il divorzio e l’allontanamento dalla Rai

L’apice della sua carriera ebbe però una brusca frenata a partire da metà anni ’70. Due furono i motivi del suo declino, avvenuti entrambi nel 1974: la richiesta di divorzio da parte della moglie Edda De Bellis, con la quale era sposato dal 1963 e con cui ebbe due figli. Nonché l’allontanamento senza apparenti motivi da parte della Rai.

Frequentatore di varie organizzazioni massoniche, tra le quali la Loggia P2 di Licio Gelli, negli anni seguenti trovò spazio in alcune trasmissioni sulle neonate televisioni private. Come Tele Piombino, TeleLazio e Quinta Rete.

Alla fine degli anni ’70 la sua carriera sembrava vicina al rilancio, grazie alla partecipazione del programma Ma che sera, condotto da Raffaella Carrà nel 1978. Sfortuna volle però che in quel periodo si consumò il caso Moro e dunque le imitazioni dei politici furono sospese. Noschese aveva già registrato del materiale, che però non andò mai in onda, anche perché vi era presente proprio una imitazione di Aldo Moro.

Già depresso per la separazione dalla moglie, nonché per il ben servito dalla Rai, fu per lui la definitiva delusione.

La morte

La mattina del 3 dicembre 1979, a soli 47 anni, Alighiero Noschese si sparò alla tempia nella cappella del giardino della clinica romana Villa Stuart, dove era ricoverato per curare la depressione, proprio davanti alla statua Madonna di Lourdes. A quanto pare, seppe fortuitamente da un medico internista al telefono, imitando il proprio neurologo, che patisse anche un cancro inguaribile. Così si narra che fosse tornato a casa per prendere una pistola e poi tornare in clinica per farla finita.

Una versione che ha sempre suscitato dei dubbi. Nella clinica erano ricoverati per altri motivi altri personaggi famosi. Come Andreotti, Pomicino e l’annunciatrice Mariolina Cannuli.

Furono celebrati due funerali e le sue spoglie mortuali riposano a San Giorgio a Cremano, paese di origine dei genitori e dove spesso amava tornare proprio nei momenti di maggiore depressione.

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