ZOO DI NAPOLI A RISCHIO CHIUSURA, SI TEME PER IL DESTINO DEI DIPENDENTIE DEGLI ANIMALI

I PRIMI SONO 100, I SECONDI 300. MA ALLA LUCE DI COME SONO IVI TRATTATI GLI ANIMALI, E’ DAVVERO UN MALE CHE CHIUDA?

Sono ormai vent’anni che lo Zoo comunale di Napoli versa – a causa del fallimento della società che lo gestiva e della solita politica sprecona e miope – in pessime condizioni, tra animali malcurati che muoiono, aree chiuse al pubblico e struttura fatiscente. E pensare che è nato nel 1940, ed è stato per decenni onore e vanto partenopeo in giro per l’Europa. Oggi rischia la chiusura definitiva, con ottanta dipendenti che rischiano di perdere definitivamente il lavoro e trecento animali (tra cui alcuni malati) di cui non si conosce il destino.


NASCITA E FASTI – Lo zoo nasce come detto nel 1940, ma a causa della Seconda guerra mondiale viene aperto permanentemente al pubblico solo nel 1949, grazie a Franco Cuneo e Angelo Lombardi, nell’area della Mostra d’Oltremare.
Dunque uno dei primi parchi zoologici italiani ad aprire i battenti, e verrà considerato per tutta la seconda metà del ‘900 un luogo ideale per ricerche scientifiche, assumendo fama in tutta Europa dato che ospitava decine di specie animali a rischio di estinzione nel loro habitat naturale. Tra i suoi maggiori risultati, la prima nascita di una saltarupe Oreotragus oreotragus e di un avvoltoio papa al Mondo, ma anche di un antilope giraffa in tutt’Europa e di un rinoceronte nero in Italia. Lo smembramento del Parco del Fusaro vede in quegli anni il passaggio di varie specie di ungulati molto rari, diretti anche ad altri parchi zoologici di tutto il mondo.

LA DECADENZA A PARTIRE DAGLI ANNI ’90 – Negli anni novanta inizia per lo zoo una fase difficile della sua storia. L’area verrà colpita da abbandono e degrado a causa dei debiti della società che lo gestiva – la società Park and Leisure dell’imprenditore Cesare Falchero – pari a 2 milioni e mezzo di euro nei confronti di Mostra d’Oltremare, società proprietaria del terreno. La Park and Leisure gestiva anche l’Edenlandia, il vicino parco divertimenti nato nel 1965 come emulazione nostrana dell’americana Disneyland, nata 10 anni prima. Non a caso, anche questo parco divertimenti ha vissuto la stessa parabola del giardino zoologico.
Lo Zoo di Napoli chiude i battenti nel settembre 2003. Subito dopo la chiusura si registra nello zoo una moria di animali a causa della mancanza di cibo, spazi e acqua. L’area riapre solo in parte nel 2005 in una fase di degrado totale dello zoo.

LA SITUAZIONE OGGI – I parchi sono finiti in mano ad un curatore fallimentare, Salvatore Lauria, che ha tempo fino al 21 novembre per trovare fondi e un nuovo progetto. Il Comune si è impegnato ad emettere nel breve un bando internazionale per il recupero delle strutture.
Le specie animali oggi nel Parco sono: leoni, un elefante, coppie di orsi bruni e orsi dal collare, alcuni esemplari di tigre e leopardo, numerosi erbivori fra cui cammelli, zebre, cervi pomellati. Sono diverse le specie di uccelli presenti, fra cui emù e struzzi, oltre a gru coronate, fenicotteri rosa, pellicani e cicogne, oche, capretti ed altri animali domestici. Nell’attendere le decisioni di chi di dovere, per loro è stata avviata dai Verdi una raccolta fondi in negozi, bar e ristoranti della città per cercare almeno di assicurare loro il cibo e le cure.
A rischiare però anche i dipendenti, un centinaio circa. Chiedono che lo Zoo possa restare attivo almeno fino al 31 ottobre dell’anno venturo, in attesa di un definitivo rilevamento e dunque di una ripresa totale delle attività.

Ma a parte la delicata situazione di questi poverini, occorre comunque dire che in questa notizia c’è anche del positivo. Gli Zoo sono un retaggio ottocentesco dello spettacolo dell’insolito e dell’esotico. Uno sfizio, un passatempo per la borghesia che per il proprio divertimento ha costretto per due secoli povere bestiole in gabbie strette e opprimenti. La ricostruzione artificiale del loro habitat naturale poi, non è altro che un’ennesima offesa nei loro confronti. Una ridicolizzazione insopportabile e diseducativa per i più piccoli. I quali, dall’alto della loro sensibilità, finiscono per avere compassione verso quegli animali dagli occhi tristi, più che ammirazione e attrazione.
Alla luce di ciò, da un lato speriamo che gli animali dello Zoo di Napoli siano definitivamente restituiti alle loro origini; ovviamente dopo essere stati adeguatamente curati, visto che il giardino zoologico di Napoli in questi anni non ha fatto altro che torturarli. Ma dall’altro, che la stessa moda dei Parchi eco svanisca del tutto, per evitare un anacronistico supplizio ai poveri animali.

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