UN DUPLICE ATTENTATO SCUOTE LA TRANQUILLA NORVEGIA

L’AUTORE E’ UN FONDAMENTALISTA CRISTIANO, ANDERS BEHRING BREIVIK. IN UN PRIMO MOMENTO SI E’ SEGUITA LA PISTA ISLAMICA

No, non è il “solito” fondamentalismo islamico. La Norvegia deve guardare in casa propria per scoprire l’autore (o gli autori) del duplice attentato che tra Oslo e l’isola di Utoya  ha ucciso 91 persone. Se non di più. Un evento tragico che il Paese nord europeo non viveva dalla Seconda Guerra Mondiale.


BIOGRAFIA DEL TERRORISTA – «Single, cristiano, conservatore e anti-islamico» è questo il profilo che tracciava di se stesso Anders Behring Breivik, il 32enne arrestato dalla polizia norvegese e sospettato del doppio attacco che venerdì, sull’isola di Utoya e a Oslo, ha causato oltre 90 morti. Secondo i media norvegesi il sospetto milita in ambienti estremisti e aveva due armi registrate a suo nome, una delle quali un fucile automatico, probabilmente lo stesso con cui ha aperto il fuoco all’impazzata contro i circa 600 partecipanti del campus laburista, uccidendone oltre ottanta.
Forse non a caso il giovane un mesi fa si è trasferito in una fattoria agricola vicino Oslo, ad Asta; una piccola località sulla riva occidentale del fiume Glomma tra Rena e Elverum, nella regione dell’Hedmark, cuore agricolo della Norvegia. Probabilmente per preparare al meglio il suo folle piano.
Ma la polizia, e anche la logica, lascia intendere che Breivik abbia avuto più complici. I quali, si spera, saranno individuati probabilmente durante il suo interrogatorio.

IL DUPLICE ATTENTATO – Per ora il bilancio è di 91 morti. Un numero destinato però a salire. Sette persone hanno perso la vita nell’esplosione di venerdì nel centro di Oslo mentre altre 84 sono state massacrate in una sparatoria avvenuta sull’isola di Utoya, a 50 km dalla capitale norvegese, durante il raduno dei giovani laburisti al quale partecipavano ragazzi di età compresa fra i 14 e i 19 anni. Per preparare l’attentato, il diavolo con la faccia d’angelo ha comprato grandi quantità di fertilizzanti -«tonnellate» riferiscono sul posto- nel più vicino Felleskjopet (magazzino della comunità) a Rena, ad una decina di chilometri, località con meno di duemila abitanti. Ad Oslo abitava in un appartamento nel quartiere ovest della città, zona ricca della capitale che la polizia ha già perquisito.
Ai ragazzi che partecipavano al raduno si era presentato travestito da poliziotto e giustificando la sua presenza con la scusa di seguire un’indagine. Ha invece aperto il fuoco sulla folla usando, scrivono i media, un fucile da caccia, un’arma automatica e una pistola mentre intorno i ragazzi cercavano una via d’uscita fuggendo a nuoto dall’isola di Utoya o fingendosi cadavere. Poche ore prima, Breivik era stato visto sul luogo dell’esplosione nel centro di Oslo. Gli inquirenti lo definiscono un «fondamentalista cristiano», legato alla destra xenofoba.

LE PAROLE DEL PREMIER STOLTENBERG – Il premier Jens Stoltenberg ha definito gli attacchi di venerdì una «tragedia nazionale». «Mai, dopo la Seconda guerra mondiale, il nostro paese era stato colpito da un crimine di simile entità», ha dichiarato Stoltenberg in conferenza stampa, all’indomani della strage a Oslo e nell’isola di Utoya, nelle quali hanno perso la vita 87 persone. «E’ un incubo», ha aggiunto il leader laburista evocando «la paura, il sangue e la morte» negli occhi dei ragazzi che partepivano al campus estivo della gioventù laburista.

La tranquilla e impeccabile Norvegia ha conosciuto dunque l’inferno. O meglio lo ha ritrovato dopo settant’anni, dopo gli eccidi cui fu vittima durante la Seconda Guerra Mondiale per opera dei Nazisti; contro i quali seppe comunque opporsi con orgoglio e fierezza. Ma venerdì è stato un proprio figlio a scuoterla e ferirla, portando sul piccolo paradiso di Utoya – dove giovani e giovanissimi si ritrovano ogni estate per divertirsi e scambiarsi sogni e speranze – un inferno diabolico senza senso.

(Fonti: La Stampa1, La Stampa2)

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