Quanto sta accadendo tra Donald Trump e il Papa riporta alla mente quanto accadde a Juan Domingo Perón in Argentina.
In preda a un delirio di onnipotenza, alimentato da un lato dalla sua base elettorale e dall’altro dalle lobby finanziarie-sioniste-economiche che lo manovrano, Donald Trump vede nemici ovunque. Ormai anche nell’Italia.
Il Tycoon è arrivato ad attaccare pure il Papa, espostosi finalmente dopo un anno di discorsi annacquati e quindi subito meritevole delle bordate dell’inquilino della Casa Bianca.
Si tratta di un punto di non ritorno mai toccato dai suoi predecessori. Il che conferma che ormai The Donald abbia superato di gran lunga Joe Biden, ma anche George W. Bush, che pure fu spinto a invadere Afghanistan prima e Iraq poi. Sconvolgendo il Medioriente. Non facendo in tempo a invadere l’Iran né a intromettersi in Venezuela benché ci fosse già il socialista Hugo Chavez.
E ora sorge un parallelismo, un pericoloso precedente che dovrebbe far preoccupare perfino un egocentrico smisurato come Trump: quello di Juan Domingo Perón in Argentina.
Trump e il precedente di Perón
A lanciare l’azzardato confronto è Massimo Mazzucco sulla propria pagina ufficiale Facebook.
Nei primi anni 50, ricorda Mazzucco, Perón era all’apice del suo potere, godendo del pieno supporto della classe politica e militare ma anche del pieno appoggio di larga parte della popolazione argentina, complici le significative riforme sociali appannaggio dei più poveri.
Tra queste, ricordiamo:
- Edilizia popolare, che diede un’abitazione a milioni di argentini che non potevano permetterselo;
- allargamento del suffragio universale alle donne;
- diverse forme di sicurezza sociale.
Inoltre, l’amatissimo presidente argentino godé anche del supporto degli industriali, grazie ad un sistema corporativo in cui sindacati, imprenditori e stato collaboravano sotto la guida del governo. Perón aveva anche la benedizione della Chiesa cattolica, avendo peraltro introdotto l’educazione cattolica nelle scuole.
Qualcosa però andò storto. Proprio questa idolatria generale intorno alla sua figura, alimentò il suo ego. A partire dal 1954 cominciò a invadere progressivamente le sfere tradizionali della Chiesa (educazione, morale pubblica, carità) mentre promuoveva un culto della personalità che i vescovi percepivano sempre più come rivale della religione.
Cambiò rotta anche sull’educazione cattolica nelle scuole: la sostituì infatti con la “dottrina nazionale”, basata sulle “20 verità peroniste”. E ancora, introdusse la legge sul divorzio, nonostante il parere contrario della Chiesa.
Infine, fece ciò che Mussolini aveva fatto circa trent’anni prima con i Patti lateranensi: scindere il potere dello tra stato e quello temporale della Chiesa, attribuendo uguaglianza di diritti a tutte le altre confessioni. Anzi, contro il Vaticano lanciò una dura battaglia, accusando apertamente i vescovi argentini di sabotare il governo e di interferire nella politica nazionale.
La fine del potere di Perón
La Chiesa decise così di schierarsi contro di lui, alleandosi con una frangia dei militari e con i partiti più conservatori. Inoltre, il clero cominciò a diffondere tra la popolazione il malcontento nei confronti di Perón, attraverso i pulpiti domenicali durante le messe.
Nel frattempo, Perón non fermò l’edificazione del culto della propria personalità, autoattribuendosi il titolo di “Libertador de la República” e nominando la moglie Eva ”Leader spirituale della Nazione Argentina”.
Nel 1955 arrivò la fine del suo potere: un colpo di stato guidato dai militari, con l’appoggio della Chiesa. Il presidente argentino dovette fare le valigie in fretta e furia, trovando riparo nel vicino Paraguay.
Nel giro di pochi anni era passato dall’essere un idolo di tutti a un nemico del popolo. Gli bastò toccare la Chiesa cattolica e le sue sfere di potere, ergendosi a semidio.
Qualcosa di simile potrebbe accadere, con le dovute differenze, anche a Donald Trump.
Qui il post di Mazzucco: