Il caso dell’affondamento del Titanic porta con sé ancora ipotesi e misteri da raccontare. Ecco una delle più clamorose.
La storia del Titanic, ormai, non ha più bisogno di presentazioni. Lensuolate di articoli e libri sono stati scritti sull’argomento. Oltre al famoso film di David Cameron del 1997, che ha reso definitivamente di pubblico dominio l’argomento. Scatenando un’autentica mania.
Certo, la storia è stata romanzata in pieno stile Hollywood: tutti, più o meno, conosciamo la storiella d’amore tra Jack e Rose, lui un poverello in cerca di una nuova vita oltreoceano. Lei appartenente all’alta borghesia, ma inevitabilmente infelice. Interpretati rispettivamente da Leonardo Di Caprio e Kate Winslet.
Ci sarebbe però una tesi alternativa all’ipotesi prevalente: la tragedia del Titanic sarebbe scaturita da un attentato e non dal famigerato impatto con un iceberg.
Titanic, la tesi dell’attentato
Ad avanzare questa clamorosa tesi è stato qualche anno fa Claudio Bossi, storico e scrittore lombardo, considerato uno dei massimi esperti internazionali della storia del Titanic. Ospite frequente anche in Tv, pure dagli Angela, e autore del libro “Gli enigmi del Titanic“, uscito
recentemente per Enigma Edizioni.
Come ha raccontato in una intervista a DiPiù, sarebbe già da smentire la tesi che sul transatlantico 1518 persone persero la vita, la notte del 14 aprile 1912, soltanto per “colpa” di un iceberg e della
distrazione di chi era al timone. Secondo i suoi studi, basati sulla consultazione di documenti custoditi negli archivi britannici, gli errori umani probabilmente ci sono stati, ma molti indizi inducono a pensare che la nave “doveva assolutamente” affondare.
Uno di questi indizi, spiega Bossi:
è per esempio il fatto che molti, sia tra i passeggeri sia tra il personale che lavorava a bordo, all’ultimo momento si siano tirati indietro e non abbiano voluto imbarcarsi
Poi aggiunge:
in quell’epoca l’Inghilterra stava vivendo una grave crisi economica, paragonabile a quella dei nostri tempi. Non c’erano soldi, non c’era lavoro. Per questo, quando si sparse la voce del
varo del colossale transatlantico, in centinaia si fecero sotto per lavorarci. Eppure, chissà come mai, poco prima del viaggio inaugurale arrivò una valanga di disdette: tra gli addetti alle caldaie a carbone che avevano firmato per lavorare a bordo del Titanic, per esempio, si ritirarono in 173
Poi si arriva al nocciolo della questione: l’alta finanza
(…) nel 1910, due anni prima del naufragio, i rappresentanti dei principali istituti di credito e della finanza statunitense si erano riuniti segretamente per gettare le fondamenta della Federal Reserve, la banca centrale statunitense. Non tutti però erano favorevoli alla nascita di questo colosso finanziario, e tra i principali oppositori c’erano John Jacob Astor, Benjamin Guggenheim e Isidor Straus. Guarda caso, questi facoltosi uomini d’affari furono invitati come ospiti d’onore
sul Titanic e non tornarono mai più a casa
Guarda caso, prosegue Bossi, John Pierpont Morgan, finanziatore della società che armava il Titanic, e favorevole alla privatizzazione della Federal Reserve, si tirò indietro a
causa di “impegni i improvvisi e inderogabili“.
La tesi della nave gemella Olympic
L’intervista poi passa sulla questione dell’iceberg:
La nave sarebbe dovuta affondare in una zona “sicura”, oltre il territorio dei ghiacci, facilmente raggiungibile dai soccorsi, che avrebbero privilegiato quelli che non dovevano morire. E la maggioranza dei passeggeri sarebbe stata tratta in salvo. Invece il destino ha voluto che il Titanic si schiantasse in una zona remota, molto difficile da raggiungere
Infine, l’ipotesi clamorosa di una gemella, quella che sarebbe affondata realmente. Si tratta della Olympic, più vecchia e malandata perché risistemata dopo un incidente. Gli armatori avrebbero applicato le insegne del Titanic alla Olympic, per poi farla affondare. Così l’assicurazione avrebbe risarcito il valore di una nave nuova di zecca, il Titanic appunto, mentre in realtà sul fondo dell’Atlantico era finita la sorella più anziana e malandata.
Viceversa, il Titanic avrebbe continuato a viaggiare sotto il nome di Olympic. A suffragio della sua clamorosa tesi, lo storico chiama in causa le foto del relitto trovato in fondo al mare nel 1985, che mostrano come alcuni dettagli dello scafo siano diversi rispetto a quelli del Titanic fotografato quando era in costruzione. Si riferisce, in particolare, ad alcune paratie e soprattutto agli oblò di prua, che nella nave ritrovata erano 16 anziché 14 come quelli del Titanic.
Ultima presunta prova, il fatto che prima del viaggio inaugurale fu ordinata della moquette per
rivestire i saloni della nave. Ma se era nuova e immacolata, che bisogno c’era già di cambiare la moquette?
Intanto Gigi D’Alessio al botteghino…
Misteri e ipotesi che resteranno probabilmente tali, per sempre. Di seguito proponiamo il caso del film di Gigi D’Alessio che a Napoli e in Campania batté Titanic al botteghino:
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