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Caso Segre, nasce ennesima commissione parlamentare inutile e costosa

Con 151 voti favorevoli, nessun voto contrario e 98 astensioni, il Senato ha dato il via per la nascita di una ennesima Commissione parlamentare. Questa volta è straordinaria contro odio, razzismo e antisemitismo, proposta dalla senatrice a vita Liliana Segre. La quale è sovente vittima di attacchi a mezzo Social per le sue origini ebraiche.

Si è astenuta dunque l’opposizione. Del resto, c’era da aspettarselo, visto che buona parte di chi scrive certe cose nelle Agorà virtuali, alla fine vota Lega e Fratelli d’Italia. Adducendo però tale scelta al fatto che non si condividessero alcuni punti della mozione.

Ma al di là delle scelte dei gruppi parlamentari, sempre speculari al proprio tornaconto elettorale, c’è un dato inconfutabile: l’inutilità di queste commissioni parlamentari. Che ormai non si contano più, tra quelle d’inchiesta, speciali, permanenti e miste.

Quante commissioni parlamentari sono ad oggi attive? Quanto ci costano? I numeri sono .

Commissioni parlamentari cosa sono

parlamento italiano

Come riporta Wikipedia, la commissione parlamentare è un organo collegiale del Parlamento della Repubblica Italiana, previsto dall’articolo 72 della Costituzione, al quale vengono assegnati i disegni di legge prima che essi vengano discussi in sede parlamentare.

Come stabilisce il terzo comma dell’art 72 della Costituzione, la composizione dei membri delle commissioni deve rispettare le proporzioni tra i vari gruppi parlamentari.

Il funzionamento delle commissioni parlamentari permanenti presso il Senato della Repubblica è disciplinato dal capo VI del Regolamento (dagli articoli 21 al 51), quello delle commissioni presso la Camera dei Deputati è determinato dal capo V del regolamento della Camera (dall’art 19 all’art 22).

La commissione esamina il progetto di legge in diverse sedi: referente, redigente, sede legislativa (o deliberante) e consultiva (quando è espresso il proprio parere ma il disegno di legge è affidato ad un’altra commissione).

Il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della commissione richiedono che sia discusso o votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto.

Quante commissioni parlamentari ci sono

liliana segre
Sen. A vita Liliana Segre fa ingresso in Senato

Come riporta Open polis, nella passata legislatura erano ben 60 commissioni parlamentari attive.

Da quelle permanenti, a quelle d’inchiesta passando per le bicamerali e quelle speciali. Variano in natura, funzione e composizione e rappresentano il cuore pulsante dell’attività legislativa. Ancora molte, purtroppo, le zone d’ombra.

In totale arriviamo a 60 commissioni parlamentari, di cui 23 alla camera (il 38,33%), 21 al senato (il 35%) e 16 bicamerali (26,67%). Una fitta rete di organi che lavorano su temi fondamentali e che svolgono un ruolo imprescindibile.

Due questioni vanno comunque sottolineato. Ogni commissione ha un ufficio di presidenza composto da presidenti, vicepresidenti e segretari, i quali ricevono generalmente un’indennità di ruolo per svolgere questa funzione. Indennità su cui si sa ben poco non essendoci informazioni strutturate sui siti istituzionali a riguardo.

Altra questione, strettamente collegata, riguarda il livello di trasparenza di cosa avviene in queste commissioni. Non ci sono dati uniformi su presenze, votazioni, lavoro svolto e documenti prodotti, rendendo impossibile tracciare in maniera completa quanto succede.

Questo rappresenta non solo un problema per l’accountability politica di certe decisioni, ma anche perché non permette ai cittadini di informarsi in maniera esaustiva sul complesso lavoro dei nostri eletti.

Commissione parlamentare perché inutile

Come riporta Il Foglio,

“La commissione d’inchiesta parlamentare ha i poteri e i limiti della magistratura inquirente e che la storia relativamente recente di queste commissioni (vedi Telekom Serbia o Mitrokhin) non è stata proprio una bella storia”,

ricordava Alfredo Macchiati.

Conflitti con la magistratura e scontri duri tra maggioranza e opposizione, con una interpretazione paragiurisdizionale dei propri compiti assai discutibile, come osservato da diversi costituzionalisti, dimostrano che

questo strumento, previsto dai nostri Costituenti quando la dialettica politica aveva forse altre regole informali e altri stili, non è esattamente funzionale a favorire uno spirito cross bench”.

C’è poi una lunga serie di richieste avanzate sui fronti più strani, spesso e per fortuna affossate: dalla commissione d’inchiesta sul morbo della lingua blu a quella proposta da cinque deputati grillini, fra cui Carlo Sibilia, Paolo Bernini e Tiziana Ciprini, per fare luce

“sull’attività svolta dalle associazioni denominate Bilderberg, Commissione Trilateral e Gruppo dei trenta in relazione alle scelte economiche e istituzionali dell’Italia e dell’Unione europea nel biennio 2010-2011”.

Lettera 43 si è occupata invece nel 2015 delle commissioni parlamentari d’inchiesta. C’è quella sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali a esse correlati; quella sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro (rilanciata nell’ultima legislatura), l’Antimafia, quella sulla pirateria, quella sull’uranio impoverito, quella sul sistema di accoglienza e identificazione dei migranti alle quali si può aggiungere il giurì sul caso Cera D’Ambrosio.

Le commissioni parlamentari d’inchiesta sono state criticate anche da esimi analisti, come lo storico ed ambasciatore Sergio Romano. O lo storico Nicola Tranfaglia. Il primo le ha bollate come inutili, il secondo addirittura “uno strumento di governo”.

Si ricorderà poi lo scontro di un ventennio fa tra il senatore Pellegrino e il saggista Galli dell Loggia, riguardo quella sulle stragi in Italia.

Altra commissione famosa quella presieduta negli Anni 80 da Tina Anselmi sulla loggia P2 dopo la pubblicazione delle liste degli iscritti. Tre anni di lavoro, 198 testi ascoltati, 14 operazioni di polizia giudiziaria, cinque relazioni di minoranza. Esullo sfondo una domanda, senza risposta, rilanciata su Lettera43.it anche dal figlio di Roberto Calvi: ma Licio Gelli era davvero il capo della P2?

La commissione d’inchiesta sull’Irpinia guidata da Oscar Luigi Scalfaro, nel 1990, arrivò alla conclusione che dei 70 mila miliardi di lire stanziati per la ricostruzione post terremoto 58.600 finirono nel nulla. A chi (politici, imprenditori, funzionari corrotti, camorristi) non si è mai saputo. Per la gioia degli stessi compagni di partito di quello che di lì a poco sarebbe diventato presidente della Repubblica.

Le prime due grandi commissioni, nel 1952, sulla disoccupazione e sulla miseria fecero scoprire la distanza tra il Nord e il Sud del Paese.

Poi il parlamento ha indagato quasi su tutto: nel 1958 sul banchiere di Dio Giovanni Battista Giuffrè, nel 1961 sugli errori nella costruzione dell’aeroporto di Fiumicino, nel 1963 sulla strage del Vajont o sullo scandalo delle tangenti – era il 1989 – sulle tangenti dell’affaire ‘Bnl-Atlanta”.

Il canovaccio è sempre lo stesso: si profilano grandi rivelazioni, c’è sempre una potenziale gola profonda poi mancano sempre i riscontri decisivi. Non sono mai state ritrovate le scorie radioattive che il pentito dei casalesi Carmine Schiavone (utile in altre inchieste) rivelò all’Antimafia.

La commissione su Telecom Serbia nel 2001 guidata da Enzo Trantino non arrivò neppure a presentare la relazione finale tutta tesa com’era a dimostrare la maxi tangente pagata a Romano Prodi, Lamberto Dini e Pietro Fassino, denunciata dal sedicente conte Igor Marini. Che non era neppure nobile.

Ma già prima della nascita della Repubblica italiana, si ricorreva alle commissioni parlamentari d’inchiesta. Nel 1862 un’imbarazzante relazione del generale La Marmora svelò alla nascente Italia unita la forza del brigantaggio al Sud. E lo stesso fece Giolitti 30 anni dopo lo scandalo della Banca di Roma.

Commissione parlamentare quanto costa

Ma quanto costa una commissione parlamentare? Il costo per il suo funzionamento è in media tra i 50 e i 70 mila euro all’anno. Tra le varie indennità da elargire ai parlamentari che la costituiscono, moltiplicate per il numero di commissioni esistenti.

Peccato però che il numero dei risultati che producono sia di ben altra entità: zero.

Nel caso specifico, comunque, la soluzione sarà quella di obbligare chi si iscrive ai Social di fornire il proprio documento d’identità. Ciò renderà gli Haters individuabili e dissuaderà molti di loro da certi comportamenti verbalmente violenti sugli stessi.

Luca Scialò

Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere

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