OSSEZIA DEL SUD, IL NUOVO PALCOSCENICO

Ossezia del sud, ultimo (in ordine di tempo) insignificante lembo di terra teatro di una sanguinosa guerra, solo perché ha la sfortuna di essere interessato dal passaggio dell’oleodotto Baku-Tiblisi-Ceyhan direzione occidente, per di più non proveniente né dall’Iran né dalla Russia, ma dall’Azerbajan, per fornire Stati Uniti ed Europa. Insomma, troppo invitante per essere perso.


Dopo il crollo dell’URSS, la Russia cerca di non perdere sotto la propria egemonia, gli staterelli circostanti, soprattutto se economicamente convenienti. E così, dopo aver sostanzialmente allentato la morsa nei confronti di Ucraina, Cecenia, Kosovo e Georgia (divenute ormai filo-occidentali) Putin non ci sta a perdere anche questo territorio interno a quest’ultima, tanto da mostrare i denti (diciamo pure oltremisura, visto il dislivello di potere militare tra i russi e i georgiani), attaccando la stessa Ossezia e frammenti di Georgia, mietendo già qualche migliaio di vittime, ovviamente civili poveri e innocenti.
L’Europa e l’America s’indignano, ma con educazione, inviando lì solo qualche diplomatico, ma evitando un impegno militare. Del resto l’ONU ha mostrato in più occasione la sua impotenza dinanzi alle ragioni politico-economiche delle potenze che si mettono a giocare al Risiko.
Purtroppo a partire dalla fine anni ’90, noi esseri umani abbiamo avuto la sfortuna che le potenze mondiali e i loro Stati satellite, siano governati da personaggi indegni, manovrati dalle lobbies come se fossero marionette. Ed ecco che ogni anno scoppiano mediamente 2-3 focolari di guerra sparsi per il Mondo.
Con la fine della “Guerra Fredda”, molti si sono illusi che avremmo vissuto un lungo periodo di pace. Ed invece, si sono “scongelate” molte situazioni critiche, soprattutto in Medioriente e nell’Est europeo, che le potenze cercano di ripristinare usando le armi. Come se si fosse aperto il sipario su un palcoscenico, con morti, feriti, distruzioni, come spettacolo.

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