La bellezza, si sa, da sola non basta per avere una brillante carriera. Servono anche talento e studio. Se però ci si mette la sfortuna a intralciare il proprio percorso, allora c’è poco da fare.
E’ il caso di Orchidea De Santis, attrice molto in voga dalla metà anni 60 e per tutti gli anni 70. Bellezza scandinava, nonostante le origini salentine, è stata molto attiva anche in radio, a teatro, nella discografia e in televisione. Ma viene ricordata soprattutto per i film afferenti al genere Commedia sexy all’italiana.
Tuttavia, è stato il Cinema il suo mondo principale. Ma ha dovuto rinunciarvi per un infortunio.
La storia di Orchidea De Santis
Orchidea De Santis, all’anagrafe De Sanctis,nasce a Bari il 20 dicembre 1948. La famiglia è di origini salentine ma si era trasferita nel capoluogo pugliese giacché il padre lì era di stanza come ufficiale della Marina Militare. Inoltre, la famiglia a Bari gestiva un albergo. Fece poi ritorno a Gallipoli, per poi trasferirsi a Roma insieme alla sorella di 16 anni più grande.
Nella capitale inizia però come cantante, in Rai, presso la sede radiofonica di Via Asiago. Prese infatti la sua prima bustina paga, quando intorno al 1960 entrò a far parte del coro delle voci bianche, divenendone presto la voce solista, diretto dalla Professoressa Renata Cortiglioni.
E così, nella prima metà anni 60 è stata in trasmissioni radiofoniche e televisive, concerti dal vivo e incisioni discografiche. Tuttavia, la sua principale ambizione è il Cinema e così esordisce nel film “Queste pazze, pazze donne“, regia di Marino Girolami (1964). Composto da 4 episodi, lei figura in “Pochi ma buoni“, nel ruolo di Dora.
Come racconta lei stessa sul sito ufficiale del Davinotti
sono entrata nel mondo del cinema perché frequentavo George Hilton. Un giorno andai a trovarlo sul set, dove lui stava girando il film “L’uomo mascherato contro i pirati”. Lui aveva un’agente, che mi vide su una spiaggia di Fregene e rimase folgorata; a quel punto mi chiese se ero interessata a fare cinema perché stavano cercando delle ragazzine.
I film con Orchidea De Santis
E così intraprende una instancabile carriera tra la seconda metà degli anni 60 e per tutti gli anni 70, anche con più film girati in un anno. Richiestissima dai registi, per le sue doti attoriali condite da una ammaliante bellezza.
I lungometraggi dove figura principalmente sono legati alla commedia sexy all’italiana, il poliziesco, il satirico brillante, il boccaccesco. Soprattutto la prima la trasformerà in una autentica icona, pellicole che, nella loro apparente goliardia sconfinante spesso nell’erotismo, rappresentavano affreschi della provincia italiana. Fatta di ipocrito perbenismo. Ma anche dei profondi cambiamenti della società italiana.
L’incontro casuale con Luciano Salce a Piazza del popolo a Roma le dà l’opportunità di lavorare nel 1966 nel ruolo di Agnese in “Come imparai ad amare le donne”.
Tra i film in cui vanta ruoli maggiori si segnalano “Il vizio di famiglia” di Mariano Laurenti, “Concerto per pistola solista” di Michele Lupo; “Per amare Ofelia” di Flavio Mogherini.
Curioso il caso del film Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno, del 1974, diretto da diretto da Luciano Salce con Paolo Villaggio, peraltro alla loro prima collaborazione. Dove, per esigenze di copione, fu truccata in modo da apparire brutta.
Non mancherà il genere thriller, con “Il tuo dolce corpo da uccidere” del 1970, per la regia di Alfonso Brescia. Mai protagonista interpreta però anche film d’autore, come “Colpo di stato“, sempre di Luciano Salce (1969); Paolo il caldo di Marcello Vicario (1973) con Giancarlo Giannini e Ornella Muti e il già citato “Per amare Ofelia” di Flavio Mogherini (1974) con Renato Pozzetto.
L’unico ruolo da protagonista arriva nel 1974, con il film “La nipote” di Nello Rossati, una pellicola cult in cui la bella Orchidea ricopre la parte della domestica Doris.
In totale, saranno 54 i film in cui sarà accreditata. Avrebbero potuto essere molti di più se non fosse stato per uno sfortunato infortunio.
Lo sfortunato infortunio che stroncherà la carriera
Nel 1979 la sua carriera cinematografica ha subìto una brusca interruzione in seguito a un grave infortunio occorsole sul set del film “Arrivano i gatti“, di Carlo Vanzina. Orchidea De Santis, infatti, a causa della caduta accidentale in una botola, si ruppe un gomito, che le fu poi completamente ricostruito chirurgicamente. Rischiando peraltro danni permanenti a tutto il braccio.
Tuttavia, come raccontato sempre al Davinotti, avrebbe potuto andargli molto peggio, rompendosi perfino la spina dorsale e rimanere paralitica. La colpa fu un errato comando di Vanzina, visto che nella botola doveva finirci la sua controfigura. Orchidea cadde sfortunatamente sul pavimento e non sui materassi posti per attutire la caduta.
Ironia della sorte, il film fu largamente stroncato dalla critica. Portava sul grande schermo le gag del quartetto de I Gatti di Vicolo Miracoli, nella sua formazione più continua: Umberto Smaila, Nini Salerno, Franco Oppini e Jerry Calà. Ma la formula non convinse molto la critica, che la stroncò malamente. C’è però da dire che riscosse successo al botteghino, dove incassò circa 4 miliardi di lire, seppur quasi tutti nelle sale del nord Italia.
Inoltre, la pellicola segnerà anche la crisi del quartetto, con l’uscita di Jerry Calà e Ninì Salerno, che poi vi farà ritorno, fino allo scioglimento definitivo avvenuto nel 1985.
Dopo quel brutto episodio, nella splendida attrice maturò anche la convinzione che un grande ruolo non sarebbe mai arrivato.
Orchidea De Santis oggi
E così, dopo l’infortunio i lungometraggi a cui prenderà parte saranno solo 2: “Tenerezza“, regia di Enzo Milioni (1987) e “Le amiche del cuore“, regia di Michele Placido (1992). Qualche lavoro in più arriverà per il piccolo schermo: “Roosevelt“ (Rai 3, 1986), “La Maga Circe“, “Lucrezia Borgia” (Rai 1, 1987), “Il caso Redoli” e “I grandi processi” (Rai 1, 1996).
A metà anni 80 ha ideato, organizzato e condotto programmi televisivi considerati sperimentali per l’epoca, volti all’informazione ed educazione in difesa dei diritti degli animali, presso alcune emittenti private romane.
Ha lavorato molto per la radio: ha prestato la voce per gli sceneggiati ad episodi “Barocco Roma” e “Racconto Italiano“, trasmessi da Radio Due. Ha condotto, nel 1997 e nel 1998, “L’arca di Noè” per Radio Due e nel 1998 per Rai International ha ideato diretto e condotto un programma in tredici puntate sul cinema e la colonna sonora “Ciak si esegue“.
Inoltre è stata ideatrice e conduttrice del programma “L’anello di re Salomone“, e dal 2000 al 2006 ha condotto sempre per Radio Due il programma “Due di notte” (quattro ore di diretta per ogni puntata)
Prolifica anche a Teatro, lavorando in diversi spettacoli. Mentre in “La Bambola Orchidea“, figura anche come autrice.
Dopo il ritiro dal grande schermo si dedica a tematiche animaliste ed ambientaliste, organizzando anche la simpatica kermesse cinofila annuale Tali e Quali, gara di somiglianza tra cane e padrone.
Apprezzata blogger, diverse sono state le collaborazioni con il Comune di Roma.
Fonti: