IL V-DAY E’ STATO UN SUCCESSO…NONOSTANTE TUTTO

Il V-Day è stato un successo. La raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare (ne bastavano 50 mila), organizzata da Beppe Grillo, tenutasi sabato 8 settembre, ma in alcune piazze anche oltre, ha raggiunto la cifra di 300 mila firme in tutta Italia, un numero alto se si pensa che i canali televisivi principali, quali quelli Rai e Mediaset, hanno parlato poco o per niente dell’iniziativa, facendolo a stento il sabato sera o la domenica per forza di cose. Quindi, ciò ha comportato il fatto che tanti italiani (ancora la netta maggioranza) che non utilizzano internet, non conoscevano neanche l’iniziativa o comunque avevano qualche informazione superficiale e magari sbagliata.

La legge proposta da Grillo è composta da 3 semplici parti:
1. L’incandidabilità di coloro che hanno alle spalle una condanna giudiziaria definitiva.
2. La carica di parlamentare non può superare le 2 legislature.
3. L’elezione diretta dei candidati e non del partito.
La legge ha valore retroattivo.
Ora, sono d’accordo sia sul 1^ che sul 3^ punto, in quanto un parlamentare deve avere alle spalle un passato limpido, senza problemi con la giustizia, mentre nel parlamento italiano ci sono ben 24 parlamentari (non c’è più Previti), con varie condanne alle spalle (per tangenti, abusi edilizi, abusi di potere, ecc.)  e la lista contiene esponenti sia del centro-sinistra, che del centro-destra, anche se prevalgono nettamente quelli di quest’ultimo schieramento (per la lista vedere il Blog di Grillo: www.beppegrillo.it/condannati_parlamento.php), con ben 11 solo di Forza Italia. Ma il centro-sinistra da parte sua ha anche un Ministro, Visco. E poi è anche giusto eleggere direttamente il candidato e non il partito (del resto tale ratio è legata al primo punto, perchè le burocrazie di alcuni partiti si sono così garantite l’elezione di alcuni politici “a rischio” con la legalità, mettendoli tra i primi nomi della lista).
Meno d’accordo sono sul secondo punto, perchè credo che la politica, intesa come arte nobile o comunque mestiere fatto con senso di coscienza, possa essere svolta come professione, stabilendo un limite di età e di anni di carriera, ad esempio 70 anni d’età e 30 di carriera, così da evitare fossili in Parlamento, ma allo stesso tempo da poter avere al suo interno gente navigata. Poi sui limiti ci si può discutere, ad esempio 20 anni, 4 legislature, ecc…Però solo 2 legislature mi sembrano poche, perchè come nel caso di politici che mettono le radici con l’attuale sistema, di contro possiamo avere politici che vista la rapidità dei loro mandati, poco potrebbero avere a cuore il loro ruolo. Inoltre, con una così breve carriera, chi svolgerà le principali cariche istituzionali?
Il Mondo politico ha trattato con indifferenza nel centro-sinistra e disprezzo nel centro-destra, l’iniziativa di Grillo. Da apprezzare che due Ministri, Di Pietro e Pecoraro Scanio, abbiano invece firmato. Altri partiti di centro-sinistra si sono esposti poco o niente (me lo aspettavo comunque dal futuro PD o dall’UDEUR); il centro-destra invece ha parlato (nella persona di Casini) solo dello scandaloso attacco a Biagi tenuto dalla folla a Bologna, durante il discorso di Grillo di sabato, quando poi chi si dovrebbe vergognare è proprio il centro-destra, che ha utilizzato il nome del povero Biagi (tra i principali ideatori della legge 30 sul lavoro del 2003), per rendere accattivante e meno attaccabile, la riforma del mercato del lavoro.
Vedremo comunque come si comporterà il Parlamento. Anche se “la casta” probabilmente non applicherà tutti i punti, qualcosa dovrà fare. Ad esempio evitare candidature di politici con un tot di mesi di condanna, un tot massimo di legislature, la riforma elettorale…Perchè non ascoltare 300 mila elettori è cosa grave, che poi potevano essere molti di più se le TV nazionali avessero svolto il loro doveroso ruolo di informare le persone, invitando Grillo in qualche trasmissione o se non altro presentando i punti della sua proposta. Ma questo è un Paese dove l’informazione obiettiva non è mai esistita, visto che la Rai è sempre stata gestita dai Governi in carica e la Mediaset è di proprietà di colui che è leader di un partito che supera abbondantemente il 20%, oltre a capeggiare un’intera coalizione.

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