I TANTI GIUDA DEL PENSIERO RADICALE

I TANTI GIUDA DEL PENSIERO RADICALE

E’ risaputo che i radicali liberi fanno male alla salute; e ciò vale anche per la politica. Molti sono infatti ex membri del Partito radicale che nel corso della propria vita politica hanno lasciato il partito, il più delle volte per una mera smania di protagonismo, di potere, con tanta voglia di essere una “prima donna”, dando vita a veri atti imbarazzanti di trasformismo.

Questa fuga dal Partito Radicale italiano va forse ricercata in due motivi diversi, ossia nel fatto che esso è da sempre guidato dai due storici leader quali Marco Pannella ed Emma Bonino, ai quali va riconosciuta una grinta e una verve combattiva unica, mai minimamente scemata nel corso dei decenni, ma ai quali va forse imputata una gestione eccessivamente monarchica del partito che lascia scarso spazio a giovani emergenti o altre voci discordanti; inoltre, esso è un partito che ha fatto registrare importanti successi nel campo dei diritti civili soprattutto nella prima metà degli anni ’70 (considerando anche la pressante influenza cattolica nella politica italiana), come divorzio, aborto, obiezione di coscienza, ma che per la propria coerenza e fermezza non è mai sceso a compromessi per ottenere poltrone, preferendo la perdita di consensi e di peso istituzionale ai giochi di potere. E proprio per questo richiede ai suoi membri un impegno disinteressato, e ben sappiamo come ciò per i politici italiani sia uno sforzo e un sacrificio quasi impossibile da sostenere. Ma se il primo motivo (quello dello scarso spazio concesso dai leader) è giustificabile, il secondo (quello dello svendersi) non lo è assolutamente.<br />
Di seguito riporto alcuni esempi a me noti, confidando nel fatto che, qualora voi ne abbiate altri, sarete così gentili da annoverarli. Parto dai meno clamorosi ai più ridicoli, sebbene vi anticipo che, come vedrete, dominano nettamente i secondi, e che, a parte, uno, tutti i fuggiaschi siano finiti nel Popolo della libertà. Avevate dubbi a riguardo?

1)Benedetto Della Vedova. Comincio da lui, perché tra coloro che hanno lasciato il Partito Radicale, ritengo che egli rimanga il più coerente con le idee liberali e laiche proprie dei radicali. Il suo impegno politico è iniziato nel 1994, quando è diventato segretario nazionale e tesoriere del movimento dei Club Pannella-Riformatori; dal 1997 al 1999 è dirigente della Lista Pannella, diventandone Presidente tra il 2001 e il 2003 (più specificamente dei Radicali italiani). Nel 2005 però è contrario al progetto della “Rosa nel pugno”, con cui i radicali si presentarono alle elezioni politiche del 2006 sotto un unico simbolo insieme ai socialisti dello Sdi nella coalizione di centro-sinistra.

Della Vedova è infatti convinto che le istanze laico-liberali dei radicali trovino la loro naturale collocazione nel centro-destra; pertanto fonda assieme agli ex-deputati Marco Taradash e Giuseppe Calderisi, e a Carmelo Palma, il movimento dei “Riformatori Liberali”, facendolo immediatamente aderire alla Casa delle Libertà. Si presenta così alle elezioni politiche del 2006 nelle file di Forza Italia e da lì è oggi parte del Popolo delle libertà, come anima laica e riformista, sebbene negli ultimi tempi si stia trovando più vicino alle posizioni di Gianfranco Fini (benché quest’ultimo un tempo faceva parte della destra sociale, notoriamente conservatrice), mostratosi più riformista degli pseudo-liberali di Forza Italia.

Ecco perché ritengo Della Vedova un radicale “in fuga” perlomeno coerente con le proprie idee, giacché sta tentando di portare idee riformiste, liberali e laiche in un partito che almeno sulla carta doveva essere tale, ma nei fatti si mantiene conservatore ed ultracattolico.

2)Francesco Rutelli. A Rutelli ho dedicato un post apposito (link: http://lucascialo.splinder.com/post/21470738/cera-una-volta-un-radicale-promettente), e lo riporto come secondo poiché nei suoi tanti cambi di casacca politica, durante cui ha fondato partiti per esserne il leader e colui che comanda, è rimasto sempre nel centro-sinistra.

Negli anni ’70 si iscrive al Partito radicale, avvicinandosi di fatto alla politica attiva. Nel 1979, a 25 anni, è segretario regionale per il Lazio del partito, e un anno dopo viene eletto alla segreteria nazionale. Nel 1983 viene eletto alla Camera dei Deputati, diventando anche Presidente del Gruppo Parlamentare radicale. Manterrà la carica di deputato fino al 1990, quando poi la cedette ad Emma Bonino per il principio di rotazione dell’incarico. In quegli anni è stato capofila nelle battaglie per i diritti civili proposte dai radicali. Nel maggio ’89, Rutelli, insieme ad altri radicali ecologisti e progressisti, fondò i Verdi Arcobaleno, movimento che si batteva per tematiche soprattutto ambientaliste. La scelta è stata anche dettata dal fatto che quell’anno i Radicali scelsero di non partecipare alle elezioni, rimanendo solo un movimento transnazionale; insomma “non c’era trippa per gatti” Nelle file della Federazione dei Verdi, Rutelli venne eletto dapprima coordinatore nazionale, e nel 1992, dopo le elezioni politiche, capogruppo alla Camera. Poi come detto, arrivò l’elezione a Sindaco di Roma nel 1993 (contro Gianfranco Fini, all’epoca ancora orgogliosamente missino) e la sconfitta alle elezioni politiche del 2001nelle vesti di candidato Premier.

Nel 2002 contribuisce a condurre i Democratici, il PPI e Rinnovamento Italiano a fondersi nel nuovo partito di centro-sinistra “Democrazia è libertà – La Margherita”, di cui viene eletto presidente federale. Verrà rieletto Presidente della Margherita con voto unanime nei Congressi del 2004 e 2007. Un partito come detto, che si propose quale erede della corrente di sinistra della DC. Nelle file della Margherita, fu promosso come Vicepresidente del Consiglio (insieme a Massimo D’Alema) e Ministro per i Beni e le attività Culturali nel Governo Prodi II, che però durò solo meno di due anni. Nel 2004 è tra i cofondatori del Partito democratico europeo, partito che si colloca tutt’ora a metà strada tra i popolari europei e i socialisti europei; ne è oggi il co-presidente insieme a François Bayrou.

Dal 2007 è tra i fondatori e leader del Pd, ma sentendo la concorrenza di troppi leader, decide di fondare l’Api (Alleanza per l’Italia), un partito a metà tra il Pd e l’Udc; l’ultima sua piccola creatura che gli permette così di essere Presidente e avere l’ultima parola. Insomma, soddisfare il proprio incontentabile ego, anche al costo di pesare un misero 2%.

3)Eugenia Roccella. Da adesso in poi, comincia la lista dei “trasformisti”; inizio da lei perché prima del fatidico passaggio alla corte del Cavaliere, si è presa una lunga pausa di riflessione dalla politica di oltre vent’anni.

Figlia di uno dei fondatori del Partito Radicale, Franco Roccella, Eugenia entra a 18 anni nel Movimento di liberazione della donna, diventandone leader; si fa portavoce negli anni ‘70 di molte battaglie femministe, per l’aborto, contro la violenza sulle donne, per la modifica del diritto di famiglia, per le pari opportunità. Negli anni ’80 non è più d’accordo con le idee dei radicali, e si ritira dalla politica, dedicandosi a tempo pieno alla sua famiglia. Nel corso di questi anni cambia così molte sue idee, diventate decisamente più moderate e conservatrici, diventa addirittura attivista in favore della famiglia, passando letteralmente dall’altra parte della barricata. Nel 2008, questo suo attivismo catto-conservatore è premiato con l’elezione alla Camera dei deputati nelle lista del Popolo della Libertà (quota Forza Italia) presentata nella circoscrizione Lazio 2; nel Maggio dello stesso anno diventa sottosegretario al Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, diventato poi nel febbraio di quest’anno Ministero della salute.

Complimenti per la carriera, meno per la coerenza.

4)Elio Vito. La sua permanenza nei radicali è stata breve, aderendo al Partito radicale Transnazionale nel 1989 e venendo eletto deputato nel 1992 e nel 1994 (più precisamente, nella Lista Pannella); ma con la nascita di Forza Italia, percepisce fin da subito che è lì che è possibile fare carriera. Viene così eletto deputato nelle file di Forza Italia nel 1996, e oggi è Ministro per i Rapporti con il Parlamento. Se non altro, nei Radicali ci è stato meno di 10 anni.

5)Daniele Capezzone. Forse il più antipatico tra i traditori. Si iscrive al Partito Radicale nel 1993, per poi diventare segretario del partito nel 2001; viene eletto deputato nel 2006 nelle file della Rosa nel pugno, diventando Presidente della X Commissione Permanente – Attività Produttive, Commercio e Turismo, attivandosi altresì in attività extraparlamentari mediante varie associazioni e “tavole rotonde”.

A partire dal 2007 si consumano vari strappi con i vertici del Partito radicale, al punto che ad inizio 2008 annuncia la sua adesione a Forza Italia; una scelta decisamente incoerente visto che in passato egli ha più volte manifestato considerazioni aspramente critiche nei confronti di Silvio Berlusconi, del Popolo della Libertà, soprattutto del Vaticano, arrivando a chiedere l’abolizione del Concordato e dell’otto per mille alla Chiesa cattolica. Oggi invece, da portavoce del Pdl rilascia dichiarazioni decisamente clericali e conservatrici. Essere trasformisti a meno di quarant’anni non è proprio una gran cosa; purtroppo però i giovani politici italiani non hanno proprio grandi esempi davanti, pertanto si adeguano al sistema…

6)Gaetano Quagliariello. E’ proprio il caso di dire “The winner is…”. Lui sì che è un radicale, soprattutto dal punto di vista del trasformismo. Iscritto in giovane età al Partito Radicale, negli anni ottanta ne fu segretario cittadino a Bari e poi vice-segretario nazionale. Ebbe un ruolo attivo nelle attività promosse dal partito, quali le campagne referendarie sull’aborto, il nucleare e la caccia, oltre che la biocard, un testamento biologico in cui il sottoscrittore poteva rifiutare anche l’idratazione forzata. Nel corso di una marcia antinuclearista contro la centrale nucleare di Avetrana, assieme a Francesco Rutelli viene arrestato per essere entrato in una zona off limits. Poi nel ’94, come tanti, anche lui ebbe l’illuminazione, e la chiamata dal Cavaliere; così presentava il suo passaggio a Forza Italia: “Gladstone nasce conservatore e diventa laburista, Churchill, il tory, ha un passato laburista. Il mio è un percorso tutto interno al liberalismo”.

Questo percorso lo porterà tra il 2001 e il 2006 ad essere consigliere per gli Affari Culturali del presidente del Senato, Marcello Pera; mentre nel 2006 è stato eletto senatore in Toscana, divenendo membro della commissione Affari Costituzionali. Confermato al Senato nel 2008, è membro della commissione Giustizia e presidente vicario dei senatori del Popolo della Libertà. Anche lui, come Capezzone, è passato dall’essere un anticlericale e liberale, ad un catto-conservatore. Palese ciò quando dichiarò, all’indomani della morte di Eluana Englaro: «Eluana non è morta, è stata ammazzata». Complimenti vivissimi.

Ho presentato tanti Giuda per un solo Cristo: il pensiero Radicale. Un pensiero così lungimirante e bisognoso di tempo, di coerenza e di passione per la sua realizzazione, che in pochi, specialmente in un Paese come l’Italia fatto di voltagabbana, sono disposti a coltivare.

(Fonte utilizzata per le biografie: Wikipedia)

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