GLI EX COLONNELLI DI AN, TRA IMMERSIONI PROIBITE E RITORNI DI FIAMMA

GLI EX COLONNELLI DI AN, TRA IMMERSIONI PROIBITE E RITORNI DI FIAMMA

FINI PIZZICATO COME NEL 2008 A FARE IMMERSIONI IN UN’AREA PROTETTA DI GROSSETO, MENTRE ALCUNI ESPONENTI DI ALLEANZA NAZIONALE SI LANCIANO PAROLE DISTENSIVE A VICENDA

Gianfranco Fini è uno che sa affondare bene. A quanto pare non solo politicamente. Tra i suoi hobby infatti c’è quello delle immersioni subacquee e, seguendo il ritornello della famosa canzone evergreen “per quest’anno non cambiare, stessa spiaggia stesso mare”, è andato di nuovo in vacanza nella stupenda Grosseto. Nella fattispecie, sull’isola di Giannutri. E come fece nel 2008, violando un’area protetta.


A CACCIA DI STELLE MARINE – Come riporta il settimanale Oggi (notizia ripresa da Libero, quotidiano sempre attento agli sgarri dell’ex Colonnello di An), il buon Gianfranco è riemerso con molluschi e stelle marine, mostrate fieramente ai presenti (la compagna Elisabetta Tulliani e le star del grande schermo Nicoletta Romanoff e Giorgio Pasotti). Peccato che raccogliere dai fondali quei ‘souvenir’, nell’area protetta dell’isola di Giannutri, in provincia di Grosseto, sia proibito. “L’infrazione di tali regole – spiega il comandante della Capitaneria di Porto dell’Argentario, Giorgia Capozzella, al settimanale Oggi – comporta una multa compresa tra i mille e i 3 mila euro. Nel caso in cui si asporti qualcosa nell’area protetta di Giannutri, e a maggior ragione un esemplare di una specie protetta, si può incorrere in una denuncia penale”. A sua parziale discolpa, ci sono altri testimoni che assicurano: “Le stelle marine sono state buttate subito in mare”.<br />
IL PRECEDENTE – Fini ama Giannutri. E come dargli torto. Peccato però che non ami allo stesso modo la sua natura incontaminata e…intoccabile per legge. A pescarlo con le mani sui preziosi fondali toscani a fine agosto 2008, Legambiente, che inviò una lettera al presidente del Parco Nazionale dell’arcipelago toscano, Mario Tozzi, per chiedere se ci fu un’autorizzazione formale dell’ente, che peraltro, fece notare da Legambiente, viene rilasciata molto di rado e solo per motivi scientifici. Allora il Presidente della Camera utilizzò un’imbarcazione dei Vigili del Fuoco, in navigazione e stazionamento, che prestava a quanto pare anche assistenza a subacquei dotati di autorespiratori.
Per la cronaca, l’area in questione è interdetta dal Decreto del Presidente della Repubblica istitutivo del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e dalla legge 394/91 a qualsiasi attività che non sia di carattere scientifico o per dirette esigenze dell’Ente Parco. Inoltre la stessa area, a terra e a mare è una Zona di protezione speciale in base alla Direttiva Ue uccelli.

GLI ALTRI COLONNELLI NOSTALGICI – Chiamatela Nostalgia canaglia se siete cultori di Sanremo. O C’eravamo tanto amati, se siete appassionati del bel Cinema di una volta. Fatto sta che a destra molti pensano già al post-Cavaliere, sebbene quest’ultimo non ha di certo intenzione di mollare (candidato Premier, a quanto pare, anche per il 2013).
Molto interessante, in tal senso, è un articolo di Antonio Rapisarda sul Secolo d’Italia, che inizia dalle difficoltà della ricomposizione. Gianni Alemanno sabato è andato a Mirabello (questa volta sponda Futuro e libertà) per lanciare il suo progetto di Area vasta? Lo hanno criticato, da una parte, il segretario de La Destra Francesco Storace («Alemanno chiarisca la sua presenza alla festa di Fli», ha minacciato) e, dall’altra, i finiani movimentisti che trovano sponda nel futurista di Filippo Rossi che di ricomposizione proprio non ne vogliono sentire parlare (anche se questa è una delle voci che si registrano in Fli, dove ci sono anche diversi aperturisti). È chiaro che, nella gestione di un presente enigmatico, la rottura traumatica tra chi proviene da Alleanza nazionale consumata all’interno del Pdl, brucia ancora.

URSO E MOFFA – Poi parla dei possibilisti. Da parte sua c’è chi, come Adolfo Urso, da tempo ha fatto della ricomposizione delle forze del centrodestra un’invocazione. E ieri ha lanciato dal suo magazine FareitaliaMag un editoriale – con annessa campagna – che dice tutto nel titolo: la “diaspora della destra”. Una disgrazia che ha portato «la destra italiana a smarrirsi» proprio «al momento di entrare nello stadio per l’ultimo giro, dopo una lunga maratona politica, ha sbagliato la porta d’ingresso e il pubblico che era già in festa non l’ha più ritrovata». Rispetto a questo allora «tutti avvertono la necessità di tornare al dialogo, ma per il momento non sanno dove cominciare». Secondo Urso – che sta girando lo stivale con la sua creatura Fareitalia proseguendo la sua scommessa sul Ppe italiano – le ultime che provengono dalle “diplomazie” sono un segnale: «L’importante è parlare di un comune approdo, certo per il momento noi possiamo mettere in campo luoghi d’incontro per parlare di alcuni aspetti sul campo delle riforme». E che ciò sia una necessità non solo degli insider lo dimostra un dato: «Da quando la destra si è smarrita manca la spinta propulsiva all’azione di governo»
Rispetto a Urso, Moffa ha fatto marcia indietro già la notte precedente quel fatidico 14 dicembre dello scorso anno, che avrebbe dovuto dare la spallata decisiva all’asse Pdl-Lega. Risultò, insieme ad altri che riposero il lungo coltello di tedesca memoria, perfino decisivo per la salvezza dell’attuale Governo. Lui Berlusconi non lo vuole mollare, ma al contempo, ha nostalgia anche dei bei tempi con Fini.
Nell’altra Mirabello – quella targata Pdl – Silvano Moffa, anche lui transfuga da Fli e adesso capogruppo di Popolo e territorio, c’era. E proprio seguendo il verbo della riconciliazione. Qualcosa si è mosso da quel giorno? «Sì, e credo che oggi debba essere una priorità il discorso sulla riarticolazione del centrodestra, del resto questo lavoro è stato avviato con la scelta di Angelino Alfano. Questo significa ovviamente ripensare a un progetto del centrodestra che sia inclusivo nei confronti di una destra moderna, europea, popolare». Rispetto a ciò che si muove in questi giorni nella kermesse finiana Moffa però non sembra mosso dallo stesso ottimismo di Urso: «Ho difficoltà a immaginare che ci possano essere in questa fase un sostanziale riavvicinamento, vista la posizione che Fli ha assunto su temi valoriali e su istanze politiche. Però non bisogna mai mettere da parte il dialogo e il confronto perché proprio in questo momento lo ritengo necessario». In ogni caso parlare di riaggregazione significa necessariamente pensarla su basi nuove «che superino le tante antinomie, le tante divisioni, le incrostazioni che hanno portato al fallimento e alla lacerazioni di questi ultimi mesi». E ciò è urgente non fosse altro «perché – parafrasando le parole di Urso – non siamo di fronte a una diaspora della destra ma a una vera e propria secessione».

Ci sarà riconciliazione? Chissà. In fondo, in questa italietta barcollante c’è bisogno di una destra vera. Tanto quanto di una vera sinistra. La Seconda Repubblica, diciamocela tutta, è stata perfino peggiore della prima. Ci avreste scommesso?
Quanto a Fini, chissà se sarà bravo anche in politica a riemergere dai fondali. Il suo Fli è dato dai sondaggi intorno al quattro per cento. Un po’ pochini.

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