A GENERARE L’AIDS NON SAREBBE L’HIV, MA LA CURA STESSA

A GENERARE L’AIDS NON SAREBBE L’HIV, MA LA CURA STESSA

MOLTI SONO I CASI DI SOGGETTI CHE VIVONO NORMALMENTE PUR SE POSITIVI ALL’HIV,  PROPRIO PERCHE’ NON SI SOTTOPONGONO ALLE TERAPIE
Il primo caso documentato di AIDS risale al 1959, quando la presenza del virus dell’HIV fu riscontrata in un campione di sangue proveniente da Kinshasa, città della Repubblica democratica del Congo. Da allora, la UNAIDS e il WHO hanno stimato che ci siano stati 25 milioni di morti dalla scoperta della sindrome, il che ne ha fatto una delle più terribili epidemie della storia. Solo nel 2005 sono stati stimati circa 3,1 milioni di morti di cui 570.000 bambini. Globalmente, si stima che le persone affette dall’HIV siano 33 milioni circa (fonte UNAIDS, 2007). Solo nel 2005, tra i 4,3 e i 6,6 milioni di persone sono stati infettate e tra i 2,8 e i 3,6 milioni di persone sono decedute per l’AIDS. Il valore più alto dal 1981.

Intorno al virus dell’Hiv si è detto e scritto notoriamente tanto, anche sulla sindrome di immunodeficienza acquisita (AIDS) da esso provocata, ossia lo stato infiammatorio cronico che si risolve in un deficit funzionale e quantitativo del sistema immunitario. Meno pubblicizzato è invece  il movimento del dissenso che raccoglie oltre 1500 firme tra virologi, infettivologi, epidemiologi ed altri specialisti tra cui 3 premi Nobel, tutti indignati dalla colossale mistificazione e speculazione imbastita intorno all’AIDS. Queste autorevoli persone si battono per far sapere al Mondo, specie agli interessati, che a provocare l’AIDS non è l’Hiv, bensì proprio i farmaci retrovirus utilizzati per combatterlo.

GLI INTERESSI DIETRO L’AIDS – Alla fine degli anni Settanta tutto il complesso industrial-farmaceutico scientifico che era stato schierato sulle indagini dei retrovirus come causa del cancro implorava di poter mettere le mani su qualcosa! Sul cancro non si poteva fare più niente…
E così era quasi obbligatoria una conversione di tutte quelle strutture e dipartimenti e investimenti all’immensa balla della ricerca sull’ AIDS !
Fu chiaro in quel momento storico a tutti i partecipanti che formulare una qualsiasi ipotesi di un ruolo dei retrovirus in una patologia umana sarebbe stato appoggiato dal sistema con tutte le sue forze politiche ed economiche disponibili!
Poiché furono trovate categorie che schieravano nelle proprie fila persone molto malate,  drogati, omosessuali, prostitute, africani ex-turbecolotici, anche i vari sistemi religiosi e umanitari si unirono al carrozzone. Servivano persone che erano molto malate per attribuire su loro l’epidemia dell’ipotetico retrovirus assassino.
ESEMPI LAMPANTI – C’è un particolare gruppo di individui HIV positivi che è stato identificato in popolazioni indigene del sud America. Essi, pur dando reazioni di positivita’ al test HIV, non sviluppano AIDS, rimangono sani e longevi come tutti gli altri membri della tribù. La presenza di HIV, in altre parole, non è una condizione sufficiente per giustificare il collasso e il deperimento che si vedono nell’AIDS, altrimenti anche gli indigeni HIV positivi del sud America crollerebbero.
L’esito fatale in alcuni casi è prevenuto sospendendo la terapia: Peter Duesberg, virologo e biologo, riporta l’esempio di una bimba HIV positiva che soffrì di gravi dolori muscolari, insonnia, nausea, e arresto della crescita per la tossicità del farmaco. Resosi conto Duesberg, anche per l’esperienza di altri pazienti, che era il farmaco e non l’HIV a portare i sintomi di AIDS, la cura venne sospesa e la bimba immediatamente recuperò. A distanza di 10 anni, senza Retrovir, la ragazza era rimasta del tutto sana e normale, era diventata capitano della squadra di calcio della scuola.
Il Dottor Gallo stava cercando di formulare un test che identificasse un frammento retrovirus nei campioni di sangue di persone malate, ma non ci riusciva. Ma un giorno lo trovò in tutti i campioni. Ma erano test positivi perché ai campioni era stato aggiunto sangue di placenta, che notoriamente pullula di retrovirus! Nessuno ne ha mai parlato. Il resto però è storia.
Di seguito riporto un estratto di 8 minuti di un documentario di Isabel Otaduy Sömme e Patrizia Monzani (con Arantxa Martinez), “La scienza del panico”, realizzato nel 2011, della durata di 80 minuti. Qui troverete un sito apposito http://www.lacienciadelpanico.tk/e qui il video completo  http://vimeo.com/36086158
Grazie come sempre al Dottor Lorenzo Acerra per la segnalazione.
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