DIECI ANNI FA IL GOVERNO BERLUSCONI VOLEVA TRASFORMARE LA BASILICATA IN UN CIMITERO NUCLEARE

DIECI ANNI FA IL GOVERNO BERLUSCONI VOLEVA TRASFORMARE LA BASILICATA IN UN CIMITERO NUCLEARE

ACCADEVA IL 13/11/2013. LA LOCALITA’ SCELTA MEDIANTE UN DECRETO VELOCE FU SCANZANO JONICO. NE CONSEGUIRONO VEEMENTI PROTESTE, TRA CUI IL BLOCCO DELL’AUTOSTRADA
Di tanto in tanto la Basilicata viene ricordata dai governi nazionali. Peccato però che quando avvenga, già raramente, accada perché lo Stato tenta di estrarre gas e petrolio da quelle terre o perché ha tentato di portare in quella regione pericolosissime e nocive scorie nucleari. Come dieci anni fa, in data 13 novembre 2013, con un decreto secondo il quale le scorie nucleari dovevano essere trasportate immediatamente a Scanzano Jonico. Una data non casuale. L’Italia era sconvolta e distratta da quanto successo il giorno prima: in un tragico attentato terroristico a Nassyria avevano perso la vita 18 militari italiani. E così l’allora Governo Berlusconi tentò una mossa infame e impopolare. Ma per loro sfortuna e per la fortuna dei lucani, qualcuno se ne accorse e si scatenò il putiferio. Peccato che la notizia fu censurata dai Tg, i quali mandarono in onda brevi servizi e pure montati in modo parziale e artificioso. Ma nonostante ciò tutto il Sud si alleò bloccando autostrade e strade statali: l’Italia per due settimane rimase spaccata a metà con grandi disagi per i trasporti.

LA DECISIONE DEL GOVERNO – All’origine il governo meditava di costruire venti depositi sparsi per l’Italia ma l’idea era stata bocciata per gli alti costi. Il sito di Scanzano avrebbe avuto, invece, le caratteristiche geologiche ideali per un deposito di profondità. Di questa tipologia ne esiste soltanto un altro al mondo, in New Mexico. Quest’ultimo, però, necessitò di 25 anni di studi e ancora oggi sussistono dubbi.
Per una strana coincidenza, il decreto d’ugenza non fu firmato da Carlo Azeglio Ciampi, in quei giorni in visita a New York, bensì dal suo sostituto istituzionale, il Presidente del Senato. Tutto regolare, ovviamente, ma data la portata della decisione forse sarebbe stato preferibile attendere il Presidente della Repubblica. Durante le prime ore non si sapeva ancora il luogo preciso ma l’Ansa usciva già con una notizia: “Potrebbero essere delle miniere di salgemma alla foce del fiume Cavone le aree individuate per il deposito nazionale delle scorie nucleari. L’ipotesi e’ stata fatta da alcuni amministratori comunali del paese.” (Ansa 13/11/2003 15:44).
Nel frattempo i TG iniziarono a pubblicare la notizia del decreto mostrando un servizio con tanto di computer grafica del deposito. A confermare la scientificità della scelta anche il commissionario straordinario, il generale Carlo Jean: “La scelta di Scanzano Jonico come localita’ adatta a ospitare un sito di scorie nucleari risponde a precise condizioni tecniche”. Dal punto di vista geologico, il generale Jean rileva che in quell’area “si e’ riscontrata l’esistenza, fra le altre cose, di uno strato di 600 metri di argilla, dopo il quale ci sono 250-300 metri di sale, poi ancora 250 metri di argilla e poi ancora un ulteriore spessore di sale, non ancora completamente esplorato”. Infine, dichiarò di aver ricevuto “vincoli etici” da parte del governo.
Il problema delle scorie radioattive, prodotte dalle attività nucleari, non doveva essere scaricato sulle generazioni future. Detto in breve, qualche comunità locale doveva sacrificarsi ed ospitare per almeno 30mila anni le scorie radioattive. Il ministro dell’ambiente, Altero Matteoli, invece si affrettò a dichiarare l’assenza di qualsiasi accelerazione dettata da “problemi di sicurezza o legati al pericolo terrorismo
LE PROTESTE DURARONO 2 SETTIMANE– Il sindaco, Mario Altieri (An) replica ”non ci faremo mettere i piedi in faccia”. Ma l’opposizione lo contestò: ”Il sindaco non poteva non sapere del progetto”. Il ‘governatore’ della Basilicata, Filippo Bubbico, scrive a Berlusconi e chiede la ”revoca il decreto o la sospensione di ogni esito operativo”. Cominciano le manifestazione; nella notte un blocco sulla statale jonica.
14 novembre
Dirigenti ed eletti di Forza Italia si autosospendono e accusano il sindaco di Scanzano Jonico ”sapeva”. Altieri replica ”non e’ vero”, ”lunedi’ comincio uno sciopero della fame” e ”martedi’ 18 vado da Berlusconi”. Comincia il presidio dei pozzi della miniera di salgemma dove dovrebbe essere realizzato il sito. I cittadini attendono il rientro del sindaco da Roma, mentre Altieri (An) afferma di essere stato ”preso in giro” dal generale Carlo Jean: ”Sapevo di incontrare il responsabile del centro Enea della Trisaia di Rotondella per sostenere la posizione di lavoratori del mio paese”.
15 novembre
I bambini di Scanzano scendono in piazza. E’ il primo corteo contro il sito. I commercianti chiudono i loro negozi. Manifestano anche gli studenti di Policoro. Scende in piazza la chiesa: don Filippo Lombardi, parroco di Scanzano, invita il governo a tornare indietro ”e’ una decisione che contraddice le speranze di sviluppo di questo popolo”. Si mobilitano i sindaci calabresi. Nuovi blocchi sulla Jonica. 16 novembre – E’ il giorno della prima grande manifestazione: diecimila persone in due cortei sulla Jonica, da Policoro e Scanzano confluiscono a ”terzo Cavone”: la statale jonica viene bloccata per 25 chilometri. In testa al corteo torna Nicoletta, l’asina simbolo delle lotte degli agricoltori. Don Filippo ai fedeli ”unendo le forze di tutta la regione potremo contare non certo per il numero quanto per la dignita’ inalienabile che abbiamo e che non puo’ essere calpestata”.
17 novembre
Il sindaco Altieri requisisce i pozzi e vieta il transito ai rifiuti nucleari. I manifestanti bloccano la stazione di Metaponto, tutto il tratto lucano della Jonica e presidiano il centro Enea di Rotondella (Matera) nel quale vi è l’ impianto Itrec che custodisce 64 barre di uranio, provenienti da una centrale nucleare americana. Cresce la tensione.

23 novembre

In centocinquantamila sfilano da Policoro a Scanzano per la più grande manifestazione di tutti i tempi in Basilicata. Per Bubbico ”è la risposta della Basilicata, di gente laboriosa e tranquilla, che vuole indicare in modo inequivocabile al governo di ritirare il decreto”. Gelo per il sindaco scortato da una quarantina di agenti. I sindacati non lo fanno salire sul palco.
25-27 novembre
La commissione ambiente comincia l’esame del decreto. Rubbia ”forti perplessità”. Tensione tra i sindaci e gli eletti del centrodestra a Palazzo Chigi. Si lavora per una mediazione.
Il Consiglio dei ministri, in data 27 novembre, ha approvato l’emendamento al decreto sulle scorie nucleari, togliendo il nome di Scanzano Jonico dal provvedimento. Il nuovo testo prevede invece che entro 18 mesi venga identificato un nuovo sito unico nazionale. Che non fu più trovato.
Un’ennesima vergogna italiana fu evitata. Grazie a Paolo per il materiale fornitomi.

(Fonti: Ansa, Toscanaoggi)
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0 Risposte a “DIECI ANNI FA IL GOVERNO BERLUSCONI VOLEVA TRASFORMARE LA BASILICATA IN UN CIMITERO NUCLEARE”

  1. bravo Luca, un ottimo articolo per ricordare questa decisione infame che avrebbe messo in serio pericolo le vite di noi lucani… ma grazie all'unione pacifica e all'aiuto dell'intero Sud, il Governo fu costretto ad una storica retromarcia anche se purtroppo non abbiamo risolto il problema, in quanto le nostre terre e le nostre acque sono già inquinate da decenni a causa di materiale radioattivo "adagiato" sotto qualche metro di terra e nelle nostre zone si verificano morti per tumori vari… ma fu un traguardo che la Basilicata ricorderà per sempre.Dark Knight

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