Brasile come Avatar: le accuse al Presidente Bolsonaro

Quando è diventato Presidente della Repubblica brasiliana, Jair Messias Bolsonaro ha fatto storcere il naso a molti. Per le sue idee considerate alquanto estremiste e pericolose. Sebbene noi italiani abbiamo esultato in quanto, finalmente, Cesare Battisti sarebbe stato estradato e avrebbe fatto ritorno in Italia.

Soprannominato il «Trump brasiliano» e paragonato al filippino Rodrigo Duterte – chiamato a sua volta The Punisher per le sue rigide politiche riguardanti l’ordine pubblico – Jair Bolsonaro è noto per le diverse dichiarazioni controverse rilasciate negli anni. Sostenitore della dittatura militare, disprezzante dei parenti dei desaparecidos, è contro l’omosessualità, la parità di diritti tra uomo e donna, il razzismo verso i neri, gli indios, il Massacro di Carandiru, i non cristiani, la violenza sessuale, il porto d’armi, l’aborto, l’immigrazione e la difesa dell’ambiente.

Non a caso, quanto a quest’ultimo punto, già sono partiti svariati allarmi e denunce in difesa dell’Amazzonia. Come noto, considerata il polmone verde del Mondo. Sta per riprendere un’accesa guerra con le tribù locali, che rievoca il capolavoro animato Avatar, uscito dieci anni fa e che a breve sarà oggetto di un sequel e di un terzo [sta_anchor id=”avatar”]episodio[/sta_anchor].

Brasile, Amazzonia minacciata da Bolsonaro

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Come riporta Il Corriere della sera, dozzine di cercatori d’oro hanno invaso una parte remota della riserva indigena Waiapi nello stato di Amapà in Amazzonia e preso il controllo di un villaggio dove il leader locale è stato pugnalato a morte. A lanciare l’allarme è stato un senatore dello Stato, Randolfe Rodrigues, che aveva ricevuto messaggi disperati durante il weekend.

«Sono pesantemente armati, hanno fucili automatici. Chiediamo alla polizia federale di difenderci. Siamo dovuti fuggire dalle nostre case»

ha detto Kereni Waiãpi, 26 anni, un membro della tribù. Ieri la polizia federale e le forze d’élite sono arrivate nella zona per ricostruire l’accaduto.

A preoccupare è anche il fatto che il presidente abbia promesso di permettere l’estrazione dei minerali nelle riserve indigene.

«Il governo Bolsonaro – ha detto Rodrigues – sta incoraggiando il conflitto perché i cercatori d’oro si sentono incoraggiati a violare la legge. Questa è la prima invasione che si registra in 30 anni. Qualche giorno fa aveva fatto scalpore il fatto che il capo dello Stato avesse paragonato il modo di vivere degli indigeni a quello «dell’uomo preistorico».

La ricerca illegale dell’oro è molto diffusa in Amazzonia dove i garimpeiros, come vengono chiamati i cercatori d’oro, devastano le foreste e inquinano i fiumi con il mercurio che usano per estrarre il metallo prezioso.

I 1,200 membri della comunità Wajapi vivono in dozzine di villaggi sparsi nei 600mila ettari della riserva. Sabato scorso Bolsonaro aveva detto che alcuni territori indifeni sono«molto ricchi di minerali» e che lui stava pensando di concedere «al primo mondo di esplorare quelle aree».

E poi c’è l’allarme sulla deforestazione dell’Amazzonia che è considerata il polmone verde del mondo e che contiene il 30% di tutte le specie.

Qualche giorno fa il direttore dell’Istituto nazionale di ricerca spaziale del Brasile (Inpe), Ricardo Osorio Galvao, aveva divulgato dati che dimostrano una preoccupante accelerazione nel processo di deforestazione della foresta e, per questo, era stato duramente criticato dal presidente Bolsonaro che lo aveva definito un «bugiardo al servizio di qualche ong».

Secondo il rapporto dell’Istituto, che attraverso immagini satellitari monitora l’Amazzonia da oltre 30 anni, nella prima metà di luglio è stato distrutto il 68% in più di foresta amazzonica rispetto allo stesso mese dell’anno scorso.

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