VIDEOCRACY

E’ uscito lo scorso venerdì nelle sale italiane, “Videocracy”, film diretto da Erik Gandini, regista nato e cresciuto in Italia ma residente in Svezia. Il film è stato trasmesso anche al Festival di Venezia.
Un documentario che, a partire dalla trasmissione di uno strip casalingo di una delle prime televisioni private, affronta il tema del potere della televisione in Italia grazie a materiale di repertorio, a interviste esclusive a Lele Mora e a Fabrizio Corona, e alla storia di un giovanotto fortemente intenzionato a diventare il “Van Damme” cantante della televisione. Molto curiosa la parte dedicata a Lele Mora, che si lascia andare come non mai davanti ad una telecamera, forse perché credeva che il documentario fosse solo destinato ad un pubblico nord-europeo, magari per qualche programma di scarsa importanza. Mora viene ripreso nel candore bianco della sua villa in Sardegna, mentre tira fuori l’anima nera che ha dentro con grande semplicità: il suo cellulare di ultima generazione non solo suona “Faccetta nera” ma propone un video di montaggio in cui a immagini di Mussolini si alternano svastiche e altri aberranti simboli. Vanta altresì una grande amicizia con il Premier.
Corona invece si dichiara un “Robin Hood” di nuova generazione, ma un po’ egoista, poiché ruba ai ricchi per dare…a sè stesso; si esibisce nudo allo specchio e si fa riprendere mentre conta centinaia di euro. 

C’è poi l’illuso di turno che troverà meno del quarto d’ora di celebrità che spera, a “X-Factor”.
Insomma, un film che più che descrivere la discesa in campo di Berlusconi in politica, tratta il tema della degenerazione della TV italiana degli ultimi trent’anni, cui il Cavaliere è stato principale fautore con le sue reti commerciali. Le stesse che, oltre a permettergli di vincere più elezioni con un bombardamento mediatico degno delle migliori dittature, ha permesso altresì la nascita di finti miti quali Mora, Corona, i vari pupazzi di “Uomini e donne”, i tanti ragazzi che sperano di sfondare e abboccano a tante false promesse (anche scendendo a squallidi compromessi sessuali); e infine, peggio ancora, le stesse emittenti, insieme (cosa ancor più grave) a quelle pubbliche che stanno comportando una degenerazione culturale del nostro Paese, sempre meno interessato all’attualità e alla politica.
Per quanto riguarda Corona poi, spesso facendo zapping tra i canali TV locali, mi è capitato di vederlo in locali, negozi, strutture balneari con tanto di folla al seguito composta di gente munita di fotocamere e cellulari per strappare una sua immagine. L’immagine di uno che si è fatto i miliardi ricattando i vip a suon di foto che li ritraggono nel loro privato, e che è stato per di più in carcere. 
Infine, non bisogna dimenticare la censura che RAI e Mediaset hanno applicato al trailer di questo film, ovviamente perché scomodo. Per fortuna però, al Festival di Venezia ha ottenuto un ottimo seguito e ha mosso tanto interesse e curiosità.
Per quanto mi riguarda, non so se lo andrò a vedere, perché so già di ricevere un pugno nello stomaco nel guardare certe cose, e già ne ricevo tutti i giorni informandomi un po’. Ma spero che almeno all’estero il film abbia molto successo (sugli italiani ormai non spero più).
Posto di seguito il video del trailer del film, appannaggio di chi non ha potuto vederlo.

Animazione Flash

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