Una ricerca mostra come l’impiego di batteri alcalofili provochi una precipitazione del carbonato in grado di sigillare crepe nei depositi
Al momento il modo più sicuro per disporre dei rifiuti radioattivi derivanti da attività quali medicina e centrali nucleari è quello di seppellirli nei cosiddetti depositi geologici profondi. Si tratta di bunker situati a centinaia di metri sotto la superficie, dove i rifiuti vengono stoccati in appositi container di ferro o acciaio, a loro volta incapsulati in blocchi di cemento.
Certo, il cemento è un materiale robusto — viene anche impiegato come supporto strutturale e per riempire eventuali aperture — ma a lungo andare l’acqua di falda reagisce con esso, provocando crepe e pori microscopici da cui potrebbe fuoriuscire la radiazione; se a ciò si aggiunge che il comune cemento è estremamente alcalino e corrosivo, il rischio di compromettere l’intero deposito non è trascurabile.
Un gruppo di scienziatз ambientali di stanza nel Regno Unito ha però pensato a una possibile soluzione: farsi aiutare da microbi amanti delle sostanze alcaline.