NON SOLO DE GREGORI, LA LUNGA LISTA DEI CANTAUTORI DELUSI DALLA SINISTRA

Data ultimo aggiornamento: 6 Agosto 2013

DA GABER A JOVANOTTI, SONO IN TANTI AD ESSERSI DISAFFEZIONATI. MA ANCHE I LORO TESTI DA ANNI SONO VUOTI
 «Non voto più, la mia sinistra si è persa tra slow food e No Tav». Con queste parole il cantautore romano Francesco De Gregori – da cinquant’anni voce musicata della sinistra italiana – ha espresso la sua profonda delusione per il Partito democratico. Lui, che nel suo repertorio vanta tante canzoni di lotta e denuncia sociale, si è accorto, forse con un po’ di ritardo, che gli eredi del Pci sono lontani dal loro partito d’origine; lo stesso che ha avuto proprio in De Gregori e altri cantautori la propria colonna sonora negli anni ’60 e ‘70. Oggi quasi tutti se ne sono dissociati. La lista comincia a diventare lunga, ma forse con De Gregori trova la sua definitiva chiusura, essendone egli il più rappresentativo ancora in vita.

LE DURE PAROLE DI DE GREGORI– Parlando con Cazzullo per il Corriere della sera, ha snocciolato tutti i mal di pancia di chi votava a sinistra e ora anche no. La sinistra? «È un arco cangiante che va dall’idolatria per le piste ciclabili a un sindacalismo vecchio stampo a tratti incompatibile con la modernità». Berlusconi? Oltre alle solite precisazioni anti Cav, ha sottolineato che «pensare di eliminarlo per via giudiziaria credo sia stato il più grande errore di questa sinistra». La quale, per intenderci, avrebbe fatto meglio a porsi «qualche domanda in meno su Noemi e qualcuna di più sull’Ilva di Taranto». Probabile che a far rabbrividire i piddini duri e puri siano state frasi come «sono stato berlusconiano solo per trenta secondi in vita mia: quando ho visto i sorrisi di scherno di Merkel e Sarkozy», oppure «trovo ridicolo che si sia appiccicata una lettera scarlatta a Renzi per un suo incontro con Berlusconi» o, infine quel gelido «ho trovato inquietante la campagna di Grillo» proprio poco dopo che il Pd di Bersani ha fatto di tutto per portarselo al governo.
Insomma, dopo aver fatto suonare La storia siamo noi a tutti i congressi sin dai tempi della «gioiosa macchina da guerra», ora è la sinistra a farsele suonare dalla propria icona. Oltretutto la base Pd deve pure trangugiare quello che quasi tutti pensano: «Se il Pd avesse candidato Renzi, probabilmente avrebbe vinto».
GLI ALTRI CRITICI – Come scrivevo in precedenza, quella di De Gregori è solo l’ultima di una sfilza di j’accuse di maestri della musica. Francesco Guccini (La locomotiva è un must da lacrimoni di nostalgia per vetero comunisti) che non ha fatto giri di parole quando Prodi è stato trombato nell’ultima corsa al Quirinale. Dopotutto, sul sottile filo che dal disilluso Gino Paoli arriva al De Gregori di oggi, stanno in equilibrio della contestazione a sinistra anche Antonello Venditti («Il Pd è chiuso nel proprio apparato»), Pino Daniele quello che cantava «Questa Lega è una vergogna» e ora dice di «esser deluso dalla sinistra», Giovanni Lindo Ferretti (un genietto nato con un gruppo che si chiamava nientemeno che CCCP) e anche Lorenzo Jovanotti che ha semplicemente detto: «L’opposizione a un vuoto finisce per essere un altro vuoto».
Al club dei delusi si aggiunge anche Luciano Ligabue, che fu anche consigliere comunale del Pds nella sua Correggio: “Credo di far parte di un club molto nutrito, il Pd sa quanto ha deluso i suoi elettori”, tuona Liga durante la presentazione del suo nuovo album “Mondovisione”. Poi l’annuncio in salsa prodiana: “Non voterò alle primarie”. Il cantante strizza l’occhio al Movimento 5 Stelle al quale attribuisce un ruolo da “memento”. Il partito di Beppe Grillo “ha costretto la politica a pensare di dover cambiare, fino al loro arrivo era chiaro agli elettori, ma non alla politica, questo non vuol dire che il M5S abbia le risposte che servono al Paese. Io non so neanche chi le abbia, chi possa essere la persona più indicata. Questo genere di idee me le faccio quando uno opera, quel che è certo è che è sotto gli occhi di tutti la disaffezione per la politica, è facile aver voglia di un cambiamento anche drastico dopo tanti anni”. 
Accuse dure ma fuori tempo massimo. Basti pensare che il primo a dissociarsi dalla sinistra italiana fu Giorgio Gaber nel lontano 1978, con il disco Polli d’allevamento, che segnò la sua frattura con il movimento giovanile. Gaber forse aveva già capito da allora che la sinistra stava invecchiando insieme a Berlinguer, fino a morire con lui qualche anno dopo. Ma a parte ciò, tutti i cantautori dovrebbero forse ammettere che a cambiare è stato il Mondo, che dagli anni ’80 ha raso al suolo gli archetipi sui quali poggiavano destra e sinistra, e da cui loro attingevano per scrivere canzoni. Basta leggere i loro testi degli ultimi vent’anni per accorgersi che sono vuoti tanto quanto i partiti stessi

(Fonte: Il Giornale)

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