LE SPESE MILITARI NON CONOSCONO CRISI, PRONTI ALTRI 500 MILIONI DI EURO

LE SPESE MILITARI NON CONOSCONO CRISI, PRONTI ALTRI 500 MILIONI DI EURO

SONO CINQUE I PROGRAMMI PREVISTI PER LA DIFESA, ALLA FACCIA DEI TAGLI E DELL’AUSTERITY

Mentre poche ore continue di pioggia affogano nuove città provocando altri morti, mentre aziende e svariate attività commerciali chiudono provocando nuovi disoccupati, mentre sono allo studio nuove misure di repressione fiscale, il Ministero della Difesa propone la propria lista della spesa bellica, in ben cinque programmi. Perché come diceva Francesco Guccini “la guerra è bella anche se fa male”.

LO SHOPPING NEL DETTAGLIO – Blindati con cannone da 120 mm per dieci milioni di euro. “Veicoli tattici medi multiruolo” per altri 157 milioni di cui sette da stanziare entro l’anno. E ancora 198 milioni di euro per 477 veicoli tattici leggeri “lince” da comprare entro il 2013. E poi “sistemi acustici per la localizzazione delle sorgenti di fuoco”, barriere antisfondamento, veicoli automatici di perlustrazione per altri 56,3 milioni.
I cinque programmi in discussione sono il frutto di un più ampio progetto di digitalizzazione delle forze di terra avanzato dal Ministero della Difesa nel 2009 e inserito nel Programma pluriennale di spesa. Punta a digitalizzare mezzi, sistemi e componenti di una Forza NEC (Network enabled capability). Tra i principali beneficiari dello “svecchiamento” del parco blindati spiccano infatti i big dell’industria nazionale: Iveco, Fiat, Oto Melara, Finmeccanica, Fincantieri, AugustaWestland. La Società Consortile Iveco Fiat-Oto Melara, ad esempio, produce i veicoli leggeri su cui si vota oggi. Sempre Iveco, stavolta insieme alla tedesca Klauss Wegmann Mafei, realizza la piattaforma dei 40 veicoli tattici multiruolo da 157 milioni. Ma buona parte delle commesse sono proprio per quella Finmeccanica Spa finita nella bufera per tangenti.

LE SPESE ANCORA DA EFFETTUARE – La shopping-list italiana va ben oltre tra interforze e aeronautica. Sono ancora in corso i programmi di acquisto relativi al 2010. E ce n’è per tutti i gusti. Solo nell’area interforze prevedono una spesa da 900,5 milioni di euro. I capitoli più pesanti sono relativi allo sviluppo del velivolo Joint Strike Fighter JSF (158,9 milioni di euro), altri 60 milioni per il velivolo da pattugliamento marittimo MMPA, la realizzazione dei C4I di Finmeccanica di cui si è detto, e del sistema WIMAX per l’accesso a reti di telecomunicazioni a banda larga e senza fili da 170,5 milioni. I principali programmi terrestri (813,6 milioni) sono relativi all’industrializzazione ed alla produzione degli elicotteri NH-90 (154,3 milioni), l’approvvigionamento di Veicoli tattici leggeri multiruolo (127,1 milioni), la realizzazione del sistema missilistico superficie/aria terrestre FSAF (48,7 milioni), l’acquisizione dell’elicottero da trasporto medio (68,7 milioni) e degli obici semoventi (63 milioni) e altri ancora. Nell’ambito dei programmi navali sono previste spese per 770,3 milioni. Quelle più rilevanti riguardano l’acquisizione della nuova nave portaerei Cavour a Fincantieri (52,7 milioni), di due fregate antiaeree di scorta classe Orizzonte (84,4 + 11,2 milioni) e dei sommergibili di nuova generazione U212 (110,4 milioni), oltre che l’ammodernamento di mezza vita di unità navali (22,7 milioni). Ci sono poi programmi relativi agli elicotteri NH90 (165,7 milioni) e EH-101 (45,4 milioni), nonché l’acquisizione del sistema missilistico superficie/aria FSAF (23,7 milioni). Nell’aeronautica si prevedo investimenti per 931,9 milioni, le quote più consistenti sono riservate allo sviluppo e acquisizione dei velivoli Eurofighter 2000 (57,1 milioni), all’ammodernamento strutturale dei velivoli Tornado (184,1 milioni), alla realizzazione di una serie di sistemi C4I (55,9 milioni), ai sistemi missilistici ATBM MEADS (42,8milioni) e IRIS/T (29,5 milioni) nonché all’acquisizione di velivoli rifornitori B767 Tanker (27,6 milioni) e di velivoli da trasporto (51,4 milioni).

Il settore delle spese militari è cresciuto nel 2010 dell’8,4%, con una spesa addizionale di 3,4 miliardi di euro. Il conto generale sale a quota 20.556,9 milioni di euro, corrispondente all’1,283% del Pil e che colloca l’Italia all’ottavo posto al mondo per spese militari. Ringrazia l’industria bellica nazionale, che anche negli ultimi anni di crisi generale ha presentato saldi in decisa crescita. Ad esempio, nel 2009, quando l’economia ha iniziato a segnare il passo, il settore della produzione bellica ha registrato un fatturato record da 3,7 miliardi, superando perfino la Russia nella corsa agli armamenti. E non è tutto. Perché oggi si discute di cinque programmi d’acquisto relativi alle forze di terra, ma da qui al 2026 sul bilancio dello Stato ne incobono ben 71, tra i quali spiccano i 121 caccia F35 che costeranno 16 miliardi (80 sono già stati acquistati, ne manca l’ultima tranche) e sono da tempo oggetto di polemiche e proteste.

Per ora questo shopping militare è solo approdato alla Commissione Difesa della Camera, e dovrà essere approvato entro il prossimo 3 dicembre. Cosa succederà? Il Governo tecnico avrà più senso di responsabilità di quello precedente? E’ quello che ci aspettiamo un po’ tutti.


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