Una coppia di fisici in tema di Intelligenza artificiale ha spiegato i modelli di diffusione e la riproduzione di immagini originali.
Quando si parla di Intelligenza Artificiale (IA), alla fine, su tutti i livelli, si parla sempre della sua capacità di imitare le conversazioni umane, rispondere (più o meno correttamente) a qualsiasi domanda che poniamo o riconoscere schemi. Quest’ultima capacità torna molto utile in ambito scientifico.
Di certo quello della creatività non è un argomento particolarmente gettonato, proprio perché l’IA attuale è solitamente programmata per generare testi e immagini fortemente basati su quelli con cui è stata addestrata.
Intelligenza artificiale diventa creativa
Eppure i cosiddetti modelli di diffusione — che costituiscono l’asse portante di strumenti per la generazione di immagini, quali DALL-E e Stable Diffusion — sembrano essere a loro agio nell’arte di improvvisare e creare immagini originali e coerenti, tanto che numerosi artisti digitali sono da tempo sul piede di guerra per timore di essere soppiantati dalle macchine.
Ma come si spiega questa “impossibile” creatività? Una coppia di fisici presso l’università di Stanford crede di avere finalmente la risposta: essa nascerebbe da alcune limitazioni tecniche insite nei modelli di diffusione attuali.
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