DOPO I PROFESSORI, AL GOVERNO TORNERANNO GLI ASINI

DOPO I PROFESSORI, AL GOVERNO TORNERANNO GLI ASINI

IL TUTTI CONTRO TUTTI DEI PARTITI NON LASCIA BEN SPERARE PER IL DOPO MONTI
Il fatto che abbiamo avuto cinque governi tecnici negli ultimi vent’anni la dice lunga sulla qualità della politica italiana. Questi continui commissariamenti sono l’eloquente dimostrazione di quanto siano stati incapaci di governare i partiti nella Seconda Repubblica. Si è parlato anche di arrivo di una Terza, ma basta leggere e ascoltare le dichiarazioni degli attuali leader in campo (attuali per modo di dire, perché sono sempre gli stessi) che si capisce bene quanto un ritorno alle urne ci riporterà al punto di partenza; con partiti poco responsabili, opportunisti, divisi internamente e scarsamente protesi a un programma comune. Poi la riforma elettorale in discussione sembra fatta apposta per preservare la Casta e difendere gli interessi dei tre partiti a sostegno di Monti.

Vediamo qual è la situazione a destra e a sinistra.  

DESTRA, TRA RITORNO DI BERLUSCONI E LEGA AMBIGUA – Nemmeno in un film di Nanni Moretti potremmo vedere una cosa simile: il Cavaliere sta pensando seriamente di ricandidarsi, nonostante il fatto che lo faccia da vent’anni, vada verso i 76 anni e, soprattutto, sia stato scacciato dai mercati a colpi di Spread e deriso da mezzo Mondo. La sua rivoluzione liberale non si è mai vista, anzi, abbiamo una pressione fiscale che sfiora il 50% sui redditi (la più alta del Mondo) e una povertà dilagante.
Ma a destra non sono mai riusciti a trovare un’alternativa, a fare a meno di lui. Lo stesso Alfano come suo successore è poco convincente, per non parlare degli ex An. Bravi ad urlare ed aggredire, ma mai sbocciati come leader.
E poi c’è la grana Lega, ormai tornata ai linguaggi e all’atteggiamento di vent’anni fa. Sebbene Maroni, come già detto in un’altra occasione, appaia imbarazzato e ambiguo; conteso tra l’opportunità di fare carriera e la necessità di non deludere ulteriormente un elettorato già demoralizzato e sconvolto per la vicenda di casa Bossi.
Altri partiti consistenti a destra per ora non se ne vedono, con La Destra di Storace che si aggira sempre intorno a quel misero 2% da 4 anni.
A SINISTRA REGNA, COME AL SOLITO, LA CONFUSIONE – La sinistra italiana, come da vent’anni a questa parte, è la solita Royal rumble di wrestlinghiana memoria. Il Pd continua a corteggiare Casini, che da buon democristiano, continua a gongolare; mentre, al contempo, continua ad avvicinarsi e allontanarsi dall’oratore-filosofo Vendola e, soprattutto, dal vulcanico Di Pietro. In un anno non si contano ormai più le volte in cui la famosa foto di Vasto sia stata strappata e rincollata.
Poi si è messo Beppe Grillo, il quale, pur essendo diventato un leader politico a tutti gli effetti, continua a parlare da comico da Piazza, Teatro o webcam. Preservando un linguaggio violento e spesso inopportuno, buono per scaldare le folle e attirare il gregge, ma poco consono a chi vorrebbe entrare, mediante il suo partito, in Parlamento.
GLI OPPORTUNISTI CASINI, RUTELLI E FINI – Infine, due righe su tre personaggi opportunisti e interessati esclusivamente alla carriera. Casini, che appoggia incondizionatamente Monti, avendo così l’unica opportunità di governare. Ha chiuso al Pdl, tentenna col Pd e spera di entrare comunque in Parlamento e prendersi qualche poltrona.
Poi c’è Francesco Rutelli, che continua a fondare partiti per esserne il leader, per poi uscirne sentendosi stretto. Il suo Api arriva a malapena all’un per cento, ma in tv parla come se ne avesse il trenta. Alle prossime politiche probabilmente cercherà qualche seggio nell’Udc, morendo definitivamente democristiano. Lui che era un fervente radicale anti-clericale.
Infine Gianfranco Fini, lo sfascia partiti. Delfino di Almirante, ha modernizzato la destra sociale rendendola partito di governo. Poi l’ha svenduta al Cavaliere, per poi uscire dal Pdl e fondare un partito che al massimo arriva al 3%. La sua bella carriera all’ombra di Berlusconi l’ha comunque fatta, ma rischia di giungere definitivamente al capolinea. Forse morirà anche lui democristiano.
Insomma, se tutto va bene, siamo rovinati.

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