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CESSIONE DI MEZZA ALITALIA E UN MUSEO ISLAMICO SUL CANAL GRANDE: IL RISULTATO DI LETTA NEI PAESI MEDIORIENTALI

Data ultima modifica: 5 Febbraio 2014

GLI EMIRATI ARABI RILEVERANNO IL 49% DELLA COMPAGNIA DI BANDIERA, MENTRE IL QATAR POTREBBE INVESTIRE A VENEZIA. MA LUFTHANSA E LA LEGA SONO SUL PIEDE DI GUERRA
Per Alitalia novità giungono sul fronte mediorientale (su un possibile ingresso di Poste italiane e sul fallimento del finto salvataggio del 2009 per opera dell’allora Governo Berlusconi, presentato in pompa magna per la conservata italianità della società, ho già detto qui). Saranno gli Sceicchi a rilevarne quasi la metà, il 49%, nella persona di Mohammed Bin Zayed Al Nahyan, principe ereditario degli Emirati Arabi. Un accordo che non è andato giù alla tedesca Lufthansa che invoca l’intervento dell’Ue. Intanto, fa anche discutere un progetto che riguarda il finanziamento di un museo sul Canal Grande da parte del Qatar.

CHI E’ IL MAGNATE EMIRO – Mohammed Bin Zayed Al Nahyan ha 52 anni, nove figli e un patrimonio da 150 miliardi di dollari. E’ proprietario della compagnia aerea Etihad.
Fratello del presidente degli Emirati Arabi Khalifa, Mohammed ha l’Italia nel cuore da quando, negli anni ’80, frequentò l’Accademia di Pozzuoli, per poi essere insignito nel 1990 da Francesco Cossiga dell’onorificenza di Grande ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica. Pilota di elicotteri e, dal 1993, comandante supremo delle forze armate emiratine, si è laureato nel 1979 all’Accademia militare di Sundhurst in Gran Bretagna per poi specializzarsi a Oxford in politica economica.
Ha un plotone di figli ma una sola moglie, Sheikha Salama, che negli ultimi anni è assurta agli onori delle cronache per il suo mecenatismo in campo artistico, in cui sta rastrellando a suon di milioni opere d’arte in tutto il mondo da esporre nelle succursali del Louvre e del Guggenheim.
LE RECRIMINAZIONI DI LUFTHANSA– Lufthansa, compagnia aerea tedesca interessata come altre a Alitalia, ha annunciato che chiederà alla Commissione europea di fermare l’accordo: “Respingiamo le ripetute sovvenzioni e la parziale nazionalizzazione delle compagnie aeree, indipendentemente che siano acquistate da Stati europei o da società a controllo statale al di fuori dell’Unione”.
Il timore dei tedeschi si spiega presto: prendendosi il 49% di Alitalia, Etihad metterebbe più di un piede in Europa, di fatto acquisendo un hub nel cuore del continente. A differenza di tutti i vettori Ue, che sono mediamente in difficoltà economiche, gli emiri sono zeppi di danaro e Roma potrebbe diventare il loro “cavallo di Troia” per abbattere i big del trasporto aereo europeo, con strategie ultra-aggressive tanto sul piano dell’espansione del network che delle politiche tariffarie.
Un allarme, quello della compagnia aerea tedesca, che il ministro alle Infrastrutture Maurizio Lupi ha interpretato come “il segnale che con l’accordo con Etihad stiamo andando nella direzione giusta. Aiuti di Stato? Aggiramento mascherato delle regole della concorrenza? Sembra piuttosto Lufthansa quella che teme la concorrenza. E’ in atto una trattativa tra privati.”
IL PROGETTO DI UN MUSEO A VENEZIA – Il presidente del Consiglio Enrico Letta ha assunto “l’impegno di esplorare l’opportunità di costruire un museo islamico a Venezia nel Canal Grande” nel corso della visita nel Qatar. Il capo del governo, durante una conferenza stampa a Doha trasmessa dalla televisione, premette che il Qatar potrebbe investire in questo progetto così come sta facendo con l’ospedale di Olbia.
Il compromesso trova un entusiasta sindaco Pd di Venezia, Giorgio Orsoni, dal quale arriva “un ringraziamento particolare al presidente del Consiglio Enrico Letta per il suo interesse verso la realizzazione di un museo islamico di grande respiro internazionale a Venezia, nel segno della storia di questa Città e della sua apertura verso il dialogo tra culture e religioni”. Insomma, se navi da crociera e transatlantici non potranno più passare dalla Laguna, occorrerà trovare qualche altra fonte di guadagno. Così Orsoni si attribuisce il merito dell’iniziativa: “Il museo islamico, del quale ho parlato con il Presidente Letta nel corso di alcuni colloqui”, ha aggiunto il sindaco, “si inserisce in quella politica che l’Amministrazione comunale persegue da sempre: portare le grandi istituzioni culturali di caratura internazionale a Venezia”.
LA LEGA NON CI STA – Non trova però d’accordo le altre istituzioni, a partire dalla Regione. “Sorprende che il presidente del Consiglio, Enrico Letta di fronte alle enormi emergenze del Paese abbia soldi da buttare per fare un Museo Islamico a Venezia”, lo critica il  presidente del Veneto, Luca Zaia. Il governatore, alle prese con l’evoluzione del maltempo, si era convinto “che le priorità fossero altre”, ma “la dichiarazione del premier sulla necessità di un museo islamico mi sembra il segno di un paese ormai allo sbando di fronte a   emergenze epocali”. Zaia rinvia al mittente le possibili accuse di   chiusura sul fronte immigrazione: “In Veneto non siamo chiusi al dialogo. Infatti, siamo la prima regione per livello di  integrazione, ma ci sono priorità che un governo dovrebbe avere invece che perdere tempo realizzando un museo islamico. Non vorrei che  con la scusa della bandiera del dialogo si cogliesse un’ulteriore occasione di spreco di risorse”.
Quel che lo attende è dunque una dura opposizione delle camicie verdi, anticipata dall’europarlamentare della Lega Nord, Mara Bizzotto, vice segretaria veneta della Lega Nord, che annuncia: “Non permetteremo mai di costruire un museo islamico a Venezia: siamo pronti alle barricate per fermare un simile progetto”. E Massimo Bitonci, capogruppo della Lega Nord al Senato, se ne fa portavoce: “Da veneto mando al premier un messaggio chiaro: non vogliamo alcun museo islamico a Venezia. Letta  farebbe meglio a concentrarsi sulla crisi economica invece di pensare a come favore e diffondere l’islam. Francamente in questo momento il Veneto ha bisogno di altro”. Glielo ricorda, nel caso in cui le trasferte sul Golfo gli abbiano fatto perdere la memoria dei drammi locali: “Se poi pensa di distrarre qualcuno dai fallimenti del suo governo, ultimo in ordine di tempo la vicenda Electrolux, si sbaglia di grosso”, conclude Bitonci, accusando l’esecutivo di essere “degno proseguimento di Monti”, perché “ha messo il  Nord sul lastrico. Per quanto ci riguarda, se davvero ci sono forze e risorse per promuovere musei, allora pensiamo a un progetto per diffondere la cultura e la tradizione veneta”.

0 Risposte a “CESSIONE DI MEZZA ALITALIA E UN MUSEO ISLAMICO SUL CANAL GRANDE: IL RISULTATO DI LETTA NEI PAESI MEDIORIENTALI”

  1. Se sarà ceduto solo il 49% di Alitalia il problema potrebbe rimanere. Il problema di questa aziende è che sono gestite dallo stato e, quindi, dai politici. E se ci sono i politici di mezzo non puoi avere di sicuro un'azienda produttiva. Comunque è un buon passo avanti.

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