Sulle orme dei loro precursori nei secoli scorsi, i fisici riscrivono il principio zero della termodinamica per i sistemi quantistici
Fin dalla preistoria l’essere umano ha imparato che esistono cose fredde e cose calde; eppure il concetto di temperatura è tutt’altro che scontato, tanto che il significato che gli attribuiamo è cambiato più volte nel corso dei secoli.
Parlare di temperatura, infatti, ha senso solo in riferimento a un sistema composto da numerose particelle, come una tazzina di caffè: il motivo è che, per come la definiamo al giorno d’oggi, la temperatura è un’abbreviazione, una sintesi che indica l’energia media delle componenti microscopiche del caffè di cui sopra, una volta che esse hanno smesso di “rimbalzare” qua e là e hanno distribuito la loro energia equamente all’interno della tazzina, raggiungendo uno stato chiamato equilibrio.
Ciò significa che non si può parlare della temperatura di una singola particella, se non fosse che anche in questo le cose non sono così semplici. Infatti, nel bizzarro mondo dell’infinitamente piccolo, governato dalla meccanica quantistica, una particella isolata non ha una temperatura… ma può averne due.
