Vitalizi, taglio fermato da Forza Italia: ma c’è un’altra beffa

taglio vitalizi

Il taglio dei vitalizi è uno dei cavalli di battaglia del Movimento cinque stelle. E, proprio come tanti altri, rimasto nella stalla. Ma non per colpa loro, occorre precisarlo. Bensì, di un sistema dove troppo spesso controllori e controllati finiscono per essere la stessa cosa. E quindi, finiscono per annullare ogni tentativo di cambiamento.

Settimana scorsa, infatti, la Commissione Contenziosa – l’organo del Senato deputato ad esaminare i ricorsi dei senatori, composto da 5 onorevoli – ha bocciato per 3 a 2 il taglio avviato dall’ottobre 2018.

Ma chi ha votato No (o meglio sì, poiché si votava di fatto per il ripristino dei vitalizi) e perché? Inoltre, di seguito vediamo anche la ulteriore beffa di questo diniego.

Perché taglio vitalizi è stato respinto

taglio vitalizi

Come spiega Qui Finanza, queste le ragioni che hanno spinto la commissione contenziosa a respingere il taglio dei vitalizi:

  • il provvedimento non deve essere retroattivo, mentre questo taglio lo era
  • non deve avere effetti perenni, come invece li aveva la delibera
  • non deve riguardare una sola categoria ma deve essere ‘erga omnes”,
  • mentre qui si colpivano solo gli ex parlamentari
  • deve essere ragionevole, mentre questo taglio raggiungeva l’8% degli importi
  • deve indicare dove vanno a finire i risparmi che non possono finire nel grande calderone del risparmio, e anche su questo punto la delibera era carente

Quindi, in sintesi, il taglio ai vitalizi dei parlamentari è deficitario tanto contro la giurisprudenza consolidata della Corte Costituzionale quanto quella del diritto dell’Unione europea.

Contrariato ovviamente il Movimento cinque stelle, che aveva sbandierato il provvedimento come un proprio successo. Con tanto di manifestazione pittoresca davanti al Parlamento.

Anche il Pd si è espresso largamente contro questo diniego e pure il leader della Lega Matteo Salvini.

Soddisfatto invece Maurizio Paniz, ex deputato di Forza Italia e Pdl, e avvocato. Il quale ha difeso nel ricorso la maggior parte degli ex senatori che hanno presentato ricorso.

Chi ha votato contro Taglio vitalizi

giacomo caliendo

Naturalmente, è partita la caccia all’uomo per capire chi ha votato contro il taglio dei vitalizi.

Sebbene la Commissione contenziosa del Senato voti in maniera segreta, le ricostruzioni sembrano aver dato nomi e cognomi.

Come riporta sempre Qui Finanza, hanno detto no al ripristino dei vitalizi il senatore leghista Simone Pillon e l’ex M5S, ora della Lega, Alessandra Riccardi. Ovviamente, chi vota No si palesa, in quanto sa bene che un voto contrario sarebbe anti-popolare.

Quindi, dato che ha vinto il ripristino per 3 a 2, si deduce che abbiano votato Sì le altre tre persone presenti nella Commissione insieme ai due senatori leghisti. Quindi, Giacomo Caliendo – presidente dell’organismo e senatore di Forza Italia – e i due tecnici nominati dalla presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati. Vale a dire Gianni Ballarani e Giuseppe Dalla Torre.

I due profili tecnici, in questo caso due professori, vengono scelti tra magistrati a riposo delle supreme magistrature ordinaria e amministrative; professori ordinari di università in materie giuridiche, anche a riposo. Ed, infine, avvocati dopo venti anni d’esercizio.

Personaggi scelti scientificamente, probabilmente. Del resto, la Casellati è di Forza Italia, proprio come Caliendo.

Tra l’altro, già mesi fa quest’ultimo era finito al centro delle critiche proprio per un presunto “conflitto di interessi” in Commissione. Visto che la decisione di accogliere il ricorso contro il taglio dei vitalizi di 700 ex senatori avrebbe avuto una chiara ricaduta sulla sua stessa posizione.

Per questo, lo scorso febbraio il senatore, già sottosegretario alla Giustizia nel governo Berlusconi IV, si è presentato in Aula, dicendo di essere pronto a farsi da parte. Le motivazioni addotte, però, sono state ritenute poco chiare, al punto che il Collegio di appello di Palazzo Madama aveva respinto la sua “offerta”, affermando che un suo passo indietro avrebbe creato un “pericoloso precedente”.

Quindi, se il Presidente è di Forza Italia, i due tecnici sono stati designati dalla Presidentessa del Senato sempre di Forza Italia, e l’avvocato che difende i beneficiari era di Forza Italia, non è difficile individuare da quale partito provenga sostanzialmente il diniego.

Ma c’è un’altra beffa…

Tuttavia, per i sostenitori del taglio ai vitalizi dei parlamentari c’è un’ulteriore beffa: Palazzo Madama dovrà anche restituire quanto tagliato dall’ottobre 2018 – quando il provvedimento fu approvato su pressing del Movimento 5 Stelle – a oggi.

Vitalizi cosa sono

vitalizi chi li prende

Cosa sono i vitalizi? Come spiega SkyTg24, il vitalizio dei parlamentari in Italia è una erogazione mensile che spettava a ciascun deputato e senatore al termine del mandato parlamentare. Sulla base di alcuni requisiti di anzianità e di permanenza nelle funzioni elettive.

I vitalizi allo stato attuale sono erogati agli ex parlamentari che abbiano alle spalle almeno cinque anni di mandato effettivo svolto prima del 2012 e abbiano compiuto 65 anni (per ogni anno di mandato in più, l’età si abbassa di un anno, fino al minimo di 60 anni).

La spesa per i vitalizi non grava sul bilancio dell’Inps, ma su quello degli organi istituzionali di cui il beneficiario faceva parte.

Istituiti nel 1954, negli anni sono stati oggetto di modifiche. L’ultimo più importante nel 2012, dove è stato introdotto anche per essi il sistema contributivo. Quindi si è iniziato a trattare di una pensione a tutti gli effetti.

Tuttavia, calcoli alla mano, quanto versato finisce per coprire solo un quinto di quanto percepito. Fetta che diventa ancora più sottile per quei parlamentari che sono stati in carica per pochi mesi.

Infine, come ricorda Money, il vitalizio parlamentare vale “vita natural durante”. E ciò significa che non si esaurisce con la morte del parlamentare ma viene erogato anche ai suoi eredi.

Vale a dire, prima di tutto i coniugi, ma oltre ad essi anche i figli e le figlie dei parlamentari continuano a percepire il vitalizio dei genitori. E, se non bastasse, il pagamento viene erogato anche a fratelli e sorelle.

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