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VIETIAMO GLI ZOO E L’USO DI ANIMALI NEI CIRCHI

Data ultima modifica: 28 Aprile 2017

RETAGGI OTTOCENTESCHI DOVE SI MALTRATTANO GLI ANIMALI
Qualche giorno fa il Tg1 ha trasmesso l’ennesimo servizio inquietante sul maltrattamento degli animali nei circhi, che eseguono i comandi proprio perché terrorizzati dai maltrattamenti. Molti di loro danno chiari segnali di squilibrio, muovendosi in modo innaturale. In realtà, gli animali subiscono già un primo fortissimo trauma quando vengono catturati e allontanati dal loro habitat naturale. Il discorso va ovviamente ampliato anche agli Zoo, dove essi vengono costipati in gabbie strette, sedati, malnutriti e poco curati. Alcune compagnie circensi straniere hanno già provveduto a vietare il loro sfruttamento.

LA LEGGE IN MATERIA – Alcuni comuni italiani hanno in realtà già provveduto a vietare l’utilizzo di alcuni animali nei circhi. Di recente il Sindaco di Cagliari Massimo Zedda con un’ordinanza che andrà in vigore nel 2013 (per quest’anno è già stata firmata un’autorizzazione a luglio), vieterà l’utilizzo nei circhi di alcune specie animali.
La giurisprudenza in questo campo è materia di legge nazionale, che oggi non consente di vietare l’utilizzo di animali ma solo di regolamentarlo. Sarebbe necessaria e auspicabile pertanto una revisione da parte del Parlamento nella direzione che diversi Paesi europei hanno già intrapreso.
COME SI DIFENDONO I CIRCENSI– I circensi trovano invece che tutto ciò sia naturale e normale per gli animali. Almeno, così affermano quando li si accusa di maltrattare gli animali. La loro esplicita ipocrisia nel negare gli evidenti maltrattamenti e prevaricazioni nei confronti degli animali che tengono prigionieri, non impedisce a chi è un minimo sensibile di vedere la cruda realtà, dietro una facciata di lustrini e divertimento. Per stravolgere completamente l’istinto di un animale, si deve necessariamente ricorrere alla violenza: per far alzare alternativamente le zampe ad un orso si ricorre a piastre e pungoli elettrici (nel passato a braci ardenti), per fa “sorridere” un pony lo si punge ripetutamente sul muso con uno spillone, in modo che durante lo spettacolo si ricordi il dolore ed esegua l’esercizio.
La stessa circense Liana Orfei sostiene che “la tigre è pericolosa perché, oltre a essere astuta, è vigliacca. La tigre ti attacca a tradimento. Mentre il leone in genere è leale (…). La iena non la domi mai perché non capisce. Puoi punirla cento volte e lei cento volte ti assale e continua ad assalirti perché non realizza che così facendo prende botte mentre, se sta buona, nessuno le fa niente.” E ancora, la signora Orfei afferma che le foche “possono essere ammaestrate solo per fame e non si possono picchiare perché lo loro pelle, essendo bagnata, è delicatissima. Ma con un po’ di pesce ottieni quello che vuoi”. Anche per insegnare alle tigri a salire sugli sgabelli, si usano la fame e le botte, continua la signora Orfei: “… poi ricomincia la storia con la carne finché la belva si rende conto che se va su riceve dieci-dodici pezzettini di carne, sa va giù la picchiano, e allora va su.”
LE CONSEGUENZE DEI MALTRATTAMENTI– Gli animali in cattività, sofferenti a causa di spazi inadeguati alle specie, convivenze difficili  con altri animali, stress e frustrazione, dimostrano il loro disagio con un comportamento anormale. Gli esperti hanno identificato un grande numero di comportamenti anormali, tra i quali i movimenti ripetitivi privi di senso, il camminare avanti e indietro, movimenti veloci della testa dall’alto verso il basso oppure in modo ondulatorio, che si sviluppano in comportamenti più radicati.
Uno studio ha individuato un comportamento disturbato in  una grande quantità di specie tra cui elefanti, cavalli, lama, leoni  e tigri. Gli animali dei circhi sono costretti all’isolamento combinato alla reclusione  quindi non è sorprendente osservare questi comportamenti anormali causati dalla frustrazione, se non si ha la possibilità di fare altro che camminare su e giù, è molto probabile che ogni creatura faccia lo stesso.
I comportamenti spaziavano da animali chiaramente disturbati ad altri “solo” fortemente frustrati, i quali forse ripetono lo stesso percorso semplicemente perché non hanno altro posto dove andare.
Già lo studio eseguito in  precedenza sullo stress e i danni  psicologici degli animali dei circhi risalente al 1989 ha dimostrato che tutte le specie osservate mostravano costanti di comportamento anormale e che questo comportamento anormale poteva occupare  anche una parte considerevole del tempo degli animali; gli elefanti del circo impiegavano 60% del loro tempo a muovere avanti e indietro gli arti incatenati, e i comportamenti anormali occupavano il 25% del loro tempo; gli orsi camminavano a lungo o senza una chiara direzione per il 30% del loro tempo.
Elefanti che dondolavano implacabilmente la loro testa, cavalli e altri animali nelle stalle che roteavano la testa, tigri e leoni ed altri felini che camminavano su e giù per la loro piccola gabbia. Tutti gli animali osservati nelle stalle, legati o incatenati, erano frustrati e annoiati e mostravano un desiderio represso di libertà. Tutto ciò è stato osservato sia durante le tournées che durante il periodo di pausa.
La situazione appare peggiore rispetto a quella riportata precedentemente; per esempio è stato osservato che un elefante è stato incatenato per il 96% del suo tempo, mentre  nel 70-90% del suo tempo l’animale ripeteva movimenti a scatti e ondulatori.
Trattasi dunque solo di violenza e di un retaggio ottocentesco che serviva a far divertire il Re e la sua corte, e distrarre la plebe dai loro imbrogli. Un po’ come accade ora insomma.
(Fonte: Tg1, Agireora.org)

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