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VERGOGNA A GENOVA: NUOVA TRAGEDIA PROVOCATA DA BUROCRAZIA

Data ultima modifica: 11 Ottobre 2014

I LAVORI PER LA RIQUALIFICAZIONE DEL TORRENTE BISAGNO SONO FERMI DA TRE ANNI, CAUSA CORSI E RICORSI. OCCORRE RIFARE UN CHILOMETRO DI SPONDE
A quasi tre anni esatti – era il 4 novembre 2011 – da quell’alluvione che a Genova provocò la morte di sei persone travolte dalle acque del torrente Fereggiano, uscito dagli argini intorno all’una (poi esondò anche il torrente Bisagno), la città lagunare fa i conti con una nuova tragedia. Questa volta, per fortuna, una sola vittima e qualche ferito, ma tanto spavento e una città nuovamente che affoga sotto acqua e fango. E ritornano alla mente i fantasmi di tre anni fa, che portarono alle dure critiche del Sindaco in quota Pd Marta Vincenzi. Ora come Primo cittadino c’è Marco Doria, in quota Sel. Lo stesso che non più tardi di dieci giorni fa aveva stigmatizzato la lentezza della giustizia amministrativa che aveva bloccato per quasi tre anni i lavori che consentiranno di aumentare la portata del torrente Bisagno nella sua parte terminale: dalla stazione Brignole alla foce, a ridosso della Fiera del Mare. Lavori che probabilmente avrebbero evitato questa nuova tragedia. La solita storia dell’assurda burocrazia italiana e di un territorio fragile.

LA DIATRIBA – Nel 2006 – giunta Pericu – erano iniziati i lavori. Scoperchiamento del tratto dalla Questura al mare e rifacimento della copertura. Cinque anni di cantieri, traffico impazzito e lo stop dei lavori, a fine 2011, confermato a gennaio 2103 dal Tar della Liguria che aveva accolto il ricorso di due consorzi d’imprese, la Pamoter e la Fincosit, escluse dall’assegnazione del secondo lotto dei lavori (valore di 30 milioni di euro), dalla Questura fino a via Santa Zita, a ridosso della stazione ferroviaria di Brignole. Motivo della bocciatura, la commissione giudicatrice dell’appalto era stata formata dal commissario Giuseppe Romano (un ex prefetto che è anche vicepresidente dell’ospedale Galliera), con tre tecnici non qualificati. Tre professionisti i cui curricula non contemplavano studi di ingegneria idraulica.
Il controricorso al Consiglio di Stato ha stabilito che il Tar della Liguria non era competente a giudicare la controversia, assegnata quindi al Tar del Lazio che si espresso nel luglio di quest’anno. Ribaltato il verdetto del Tar ligure, ha riconosciuto le ragioni delle aziende Vipp, Sirce e Tre Colli (nel frattempo le ditte sono diventate quattro) e ha disposto la ripresa dei lavori. Eppure i cantieri non sono stati ancora riaperti. Da qui il disappunto del sindaco Doria nei confronti della giustizia amministrativa: “Deve darsi una scrollata, non può bloccare da un tempo lunghissimo la messa in sicurezza del torrente Bisagno, dalla Questura a Brignole”.
L’IMPORTANZA DELL’OPERA – Il governatore ligure, Claudio Burlando, che è anche commissario straordinario dell’opera, si sfoga: “La mia rabbia è questa: io posso accettare che non si riesca sempre a prevedere cosa accadrà ma è inaccettabile che da tre anni noi riusciamo a fare i lavori per la messa in sicurezza del torrente Bisagno nella zona della Foce perché ci sono state tre sentenze amministrative – del Tar Liguria, del Consiglio di Stato e del Tar Lazio – che hanno paralizzato l’intervento. Io chiedo che mi sia consentito di affidare i lavori e iniziare al più presto”.
Burlando affonda il coltello nella piaga: “Questi lavori costituiscono l’intervento più importante per la messa in sicurezza del Bisagno. E’ prevista la sostituzione della copertura del torrente con un aumento considerevole della sezione che consentirebbe il passaggio di un flusso di acqua maggiore, scongiurando le esondazioni a Borgo Incrociati. Ci sono tante zone della Liguria in cui si devono fare interventi grossi e molti li abbiamo fatti, a Varazze, Borghetto, Murialdo, a La Spezia, sul Fereggiano e sullo Sturla. Ma questo sul Bisagno è il più grosso e siamo ‘piantati’ da tre anni. Ci sono, pronti e disponibili, 35 milioni. Se li avessimo spesi e l’opera fosse stata realizzata, ieri sera avremmo salvato tante attività economiche e forse anche una vita umana”.

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