Ventilazione contro Covid-19: OMS riscopre metodi casarecci contro virus

Ventilazione contro Covid-19: OMS riscopre metodi casarecci contro virus

Introduzione

La variante Omicron spaventa l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), a fronte degli oltre 277 milioni di casi e quasi 5 milioni e mezzo di vittime per Covid-19 nel mondo (almeno questo ci dicono i dati ufficiali). E così aggiunge la ventilazione contro il Covid-19 alle altre 4 armi “ufficiali” fino ad oggi proposte.

Ovvero: vaccino, mascherina nei luoghi chiusi o all’aperto in taluni casi, lavaggio delle mani e distanziamento sociale.

Gli ultimi 3 espedienti sono quelli che ci accompagnano da quasi 2 anni e sono quelli che da decenni si usano in caso di pandemie o situazioni virali critiche. Nella consapevolezza che occorra far trascorrere il tempo che ci vuole affinché la natura faccia il suo corso e riequilibri le cose. Con l’uomo che deve mitigare i danni con tali accorgimenti e i farmaci già esistenti.

Il vaccino viene invece presentato come la soluzione finale e definitiva da quasi un anno. Una soluzione artificiale per risolvere qualcosa che è ancora in corso, con tutte le varianti del caso (forse anche indotte da esso stesso).

Tuttavia, l’Organizzazione Mondiale della Sanità si è accorta che il vaccino neppure basta per fermare il Covid-19 e così è tornata ai metodi “casarecci“: la ventilazione delle aree chiuse. Una soluzione che in realtà diversi specialisti già suggeriscono fin dall’inizio di questa brutta storia.

Ecco “l’ultima” grande soluzione escogitata dai cervelloni dell’OMS.

Ventilazione contro il Covid-19 come funziona

Come riporta Money, Luca Fontana – tossicologo, technical officer dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – si occupa dei controlli ambientali ingegneristici per i centri Covid.

Secondo l’esperto, indipendentemente dalla modalità di trasmissione, i vaccini aiutano il sistema immunitario. Sono efficaci per proteggere dalla malattia grave e dalla morte, ma non sono altrettanto capaci a difendere dalle infezioni. Quindi, a suo dire, curano ma non prevengono il problema.

Se resta importante continuare il distanziamento, l’uso delle mascherine, la vaccinazione, lo è pure investire nella ventilazione per la gestione del rischio di contagio. Grazie a questa pratica è possibile “ridurre la concentrazione di aerosol infettivo nell’aria e quindi ridurre il rischio d’infezione” prosegue il dottor Fontana.

La ventilazione non è altro che il far arieggiare i luoghi al chiuso. In questo modo è possibile che venga portata aria pulita all’interno, mentre l’aria espirata, insieme all’aerosol infetto, all’esterno.

Per poter garantire la riuscita di questa pratica esiste una misura ingegneristica importante: la ventilazione meccanica controllata. Ma è possibile intervenire anche semplicemente aprendo le finestre. La prima opzione risulta essere più costosa.

Inoltre, negli ultimi anni, sono stati sviluppati anche i purificatori dell’aria, non una soluzione definitiva: la ventilazione resta la prima opzione.

Una soluzione utile per il contenimento dei costi è la ventilazione personale, ovvero il semplice ricambio dell’aria, limitandosi alla zona di respirazione dove un soggetto si trova in una postazione fissa.

OMS: investire sulla ventilazione contro Covid-19

Per raggiungere questo obiettivo, l’OMS dal 2020 lavora con vari esperti per promuovere ogni misura per contrastare il Covid, tra cui quella della ventilazione.

La “ventilation roadmap” per esempio fornisce raccomandazioni su come migliorare la ventilazione interna. Inoltre da qualche mese un gruppo di virologi, infettivologi, ingegneri, architetti, fisici è a lavoro su come quantificare il rischio di trasmissione aerea del Covid.

I progetti sono due:

  1. La creazione di un modello fisico da fornire ai governi per sviluppare gli standard di ventilazione negli ambienti pubblici
  2. La creazione di un tool a disposizione di tutti con il calcolare il rischio di infezione

Secondo Fontana serve dunque un cambiamento strutturale nell’approccio alla pandemia, bisogna cominciare a pensare a lungo termine.

Conclusioni

Che geni questi dell’OMS! A quasi due anni di distanza dall’inizio della Pandemia stanno scoprendo l’importanza della ventilazione delle aree chiuse. Ciò, che fa il paio con la riscoperta dell’importanza dei tamponi, conferma che il Green pass sia stato un obbligo vaccinale occulto e che nei luoghi chiusi sia anche controproducente per sconfiggere questa situazione una volta per tutte.

Così come conferma tutti i dubbi sull’imposizione del vaccino per tutti, a breve anche per i neonati.

L’obbligo della FFP2 nei luoghi chiusi, specie se affollati, andava imposta fin da subito. Visto che la mascherina chirurgica fa da schermo soprattutto per i liquidi.

A volte viene il dubbio che la lentezza con la quale sono prese certe decisioni è voluta affinché tutto si risolva in modo tardivo, per facilitare un disegno più grande.

Ventilate gente, ventilate…

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Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere. La mail per contattarmi: [email protected] Ricevi le News su Telegram senza censure Le voci di dentro su Telegram

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