USA, altro che più grande democrazia del Mondo: come funziona sistema elettorale americano

Come funziona il sistema elettorale americano? Gli americani sono chiamati al voto, per decidere quale sarà il prossimo Presidente degli Stati Uniti.
Una scelta che in realtà interessa tutto il Mondo, dato che si tratta della più grande potenza economica, insidiata però da qualche tempo dalla Cina nel suo primato.
Le scelte americane influenzano non poco il resto del Mondo, soprattutto in tema di politica estera. E noi italiani ne sappiamo qualcosa.
Se è vero che gli Usa vengono indicati come la più grande democrazia del Mondo, in realtà siamo di fronte ad un sistema elettorale farraginoso e ricco di lacune ed insidie.

Vediamo di seguito come funziona il sistema elettorale [sta_anchor id=”voto”]americano[/sta_anchor].

Come funziona sistema elettorale americano

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I più credono che il presidente degli Stati Uniti venga eletto direttamente dagli elettori americani. Errore! Gli elettori scelgono, stato per stato, i 538 “Grandi elettori” che andranno a comporre lo “United States electoral college” che successivamente nominerà formalmente il nuovo presidente. In teoria (ed è avvenuto in passato, ma in casi non determinanti) un “grande elettore” potrebbe anche passare dal campo democratico a quello repubblicano e viceversa.
Chi sono gli elettori? Quasi tutti pensano che, così come avviene in Europa, siano elettori tutti i cittadini americani maggiorenni. Falso! Negli Usa si può esercitare il diritto di voto solo se ci si è preventivamente registrati. E nella maggioranza degli Stati è necessario dichiarare la propria affiliazione partitica. In pratica bisogna registrarsi o come democratici, o come repubblicani, o come indipendenti. Alla faccia della segretezza del voto!
Le norme sulle registrazioni cambiano da Stato a Stato. In alcuni stati occorre registrarsi con largo anticipo, in altri meno. In ogni caso le registrazioni vengono vagliate da apposite commissioni, che cancellano le persone con precedenti penali, quelle interdette dai pubblici uffici o comunque ritenute non idonee ad esercitare il diritto di voto.
A volte le decisioni di queste commissioni possono alla fine risultare decisive. Ben noto è il caso della Florida nelle elezioni presidenziali del 2000. Quell’anno la commissione preposta cancellò ben 57.000 registrati, in grande maggioranza neri ed ispanici. Bush vinse in Florida (dopo ripetuti riconteggi) con 538 voti di scarto su Al Gore, ed i delegati della Florida furono decisivi per eleggere il presidente.

Chi viene escluso dal sistema elettorale americano

chi vince le elezioni americane

E’ nota la bassissima percentuale della partecipazione al voto negli Stati Uniti. Che le politiche governative siano condivise oppure no, gli americani sembrano accomunati però da una certezza: l’impossibilità di cambiarle in maniera apprezzabile con il voto.
Per alcuni sarà condivisione, per altri rassegnazione, ma la natura oligarchica della “Grande Democrazia Americana” appare ben compresa. C’è, però, un altro dato degno di nota. Secondo lo United States Census Bureau, nel 2004, anno in cui si ebbe complessivamente una partecipazione record del 59,6%, votarono in realtà il 67% dei bianchi non ispanici, il 60% dei neri, il 47% degli ispanici ed il 44% degli asiatici.
Insomma, ci sarà anche la famosa capacità di integrazione degli Usa, ma al momento del voto proprio non sembrerebbe….

Come si vota in America

come funzionano elezioni americane
Molti avranno letto sulla stampa di questi giorni che milioni di americani hanno già votato. Il 28 ottobre si calcolava che lo avessero già fatto oltre 12 milioni di elettori, ma si prevede che alla fine lo farà circa un terzo dei votanti (nel 2004 fu il 22%).
Com’è possibile tutto ciò? Semplice, in ben 31 stati è possibile votare anticipatamente senza bisogno di alcuna motivazione. Nell’Oregon è possibile farlo, ma solo per posta.
Insomma, più che un sistema federale sembra un gran caos. Capito ora come funziona sistema elettorale americano?

Chi ha vinto elezioni americane

Abbiamo detto che 538 voti della Florida decisero il nome del presidente. Un presidente, George W. Bush, che pure aveva ottenuto un totale complessivo di 50 milioni e 456mila voti contro i 50 milioni e 999mila di Al Gore.
Come già successo altre volte, il candidato con meno voti vinse la competizione elettorale in virtù di un sistema ultramaggioritario (a qualcuno fischiano le orecchie?).
I “grandi elettori” infatti non vengono eletti proporzionalmente ai voti ottenuti, bensì secondo il principio “winner takes all”. Chi vince in ogni singolo Stato (con l’eccezione del Maine e del Nebraska) si prende tutti i delegati.
Questo spiega il perché non vi sia praticamente campagna elettorale in California, i cui 55 delegati andranno certamente ad Obama, o nel Texas dove i 34 delegati saranno certamente conquistati da McCain; mentre ci si concentra piuttosto su stati giudicati incerti come il North Carolina, l’Ohio (decisivo nel 2004) e la ricorrente Florida.

Peso lobby nel sistema elettorale americano

come funziona sistema elettorale americano

 

 

 

 

 

 

La campagna elettorale dei candidati a Presidente o a Governatore è finanziata da versamenti da parte di privati. Il che vuol dire che il loro operato è influenzato da lobby piccole e grandi, in proporzione al loro “investimento” nel politico di turno.

Anche la stessa dicotomia destra/sinistra è fuori luogo. I Presidenti democratici del dopoguerra hanno praticato politiche “di destra”. Fu l’osannato Kennedy a iniziare la guerra del Vietnam e il repubblicano Nixon a chiuderla. Fu sempre Kennedy a combinare il pasticcio della Baia dei porci e il democratico Carter quello del blitz in Iran. E’ stato il democratico Clinton a scatenare la più assurda delle guerre occidentali, quella contro la Serbia, europea e cristiana.

Lo stesso Obama, premiato con un Nobel più come augurio che per merito, ha mandato altri 30 mila soldati in Afghanistan e, rispetto a Bush, ha aumentato del 13% le spese militari.

Se a tutto ciò ci aggiungiamo che in alcuni stati americani vige ancora la pena di morte, allora abbiamo completato il quadro. E si sono permessi pure di ergersi a esportatori di democrazia.
(Fonte: Sollevazione)
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