Femen, chi sono davvero: una setta totalitarista e islamofobica

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Data ultimo aggiornamento: 4 Marzo 2018

Le Femen hanno anche contestato Silvio Berlusconi, mentre si recava al seggio per votare. Una donna a seno nudo con la scritta “Berlusconi sei scaduto” è emersa da dietro i tanti fotoreporter intenti a fotografare Berlusconi mentre votava, è salita sul banco e ha iniziato ad urlare contro l’Ex Premier. Prontamente difeso dalle sue guardie del corpo.
Dopodiché è tornato dinanzi alla commissione elettorale del seggio, e alla domanda della Presidente: “Presidente cosa voleva da lei?”, Berlusconi con la sua solita ironia da Showman ha riposto: “Non lo so, è andata via così presto”. E tutti sono scoppiati a ridere.
Ma chi sono davvero le Femen? Le vediamo ogni tanto con le tette al vento, ricoperte da scritte di protesta, nelle più disparate occasioni per ribadire i diritti delle donne. Sono le Femen, un movimento di protesta ucraino fondato a Kiev nel 2008. Nell’aprile del 2011 l’organizzazione ha annunciato la realizzazione di punti di riferimento oltre confine a Parigi, Varsavia, Zurigo, Roma, Tel Aviv, Rio de Janeiro.

Due attiviste uscite dalla loro organizzazione ne hanno però messo a nudo (è proprio il caso di dirlo) la vera natura. Realtà o solo ripicca?
L’ACCUSA DI ISLAMOFOBIA
Amina Sboui, l’attivista tunisina che aveva fatto scandalo pubblicando una foto a seno nudo su Facebook, nell’agosto dello scorso anno ha annunciato di aver lasciato il gruppo Femen accusandolo di ‘islamofobia’. “Non voglio – ha detto in un’intervista sull’edizione maghrebina dell’Huffington Post – che il mio nome sia associato con un’organizzazione islamofobica”.  “Non mi è piaciuta l’azione intrapresa dalle ragazze davanti all’Ambasciata di Parigi gridando ‘Amina Akbar, Femen Akbar”, ha aggiunto allundendo alla parodia delle ragazze dell’invocazione ‘Allah akbar’, ‘Dio è il più grande’. “Questo offende molti musulmani e molti miei amici. Bisogna rispettare ogni religione” ha aggiunto la ragazza.
Il 19 maggio dell’anno scorso Amina era stata arrestata e condotta nel carcere di Messaadine con l’accusa di aver imbrattato il muro del cimitero di Kairouan, città dove era previsto il congresso del gruppo Ansar-al-Charia. Alla fine di agosto la ragazza era stata rimessa in libertà in attesa di processo. Appena rilasciata aveva messo nuove foto a seno nudo sul suo profilo Facebook. “Non so da chi è finanziato il movimento delle Femen – ha detto Amina – l’ho chiesto varie volte ma non ho avuto risposta. E se fosse finanziato da Israele?”.
UNA SETTA DI FANATICHE
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Qualche giorno fa un’altra attivista, Alice, è stata invece la prima a denunciare dall’interno i metodi usati dalle Femen per «indottrinare» e «asservire» i propri membri. Derive settarie, discriminazioni, lavaggio del cervello: sarebbe questo il volto nascosto del movimento femminista, secondo la testimonianza di Alice, trentenne parigina, uscita dal «clan» dopo un anno e mezzo di attivismo, decisa a scrivere un libro sulla sua esperienza. La donna partecipò anche alla clamorosa irruzione a seno nudo nella cattedrale di Notre-Dame.
LA STORIA DEL GRUPPO
La fondatrice del movimento FEMEN è Anna Hutsol. Nata il 16 ottobre 1984 a Murmansk, in Russia, da una famiglia ucraina, è un’economista con un background nell’ambito del teatro e usa questa esperienza per far guadagnare attenzione mediatica alla sua causa.
Durante un’intervista del quotidiano britannico The Guardian, Inna Shevchenko ha affermato che il togliersi gli indumenti durante le proteste serve affinché “le persone possano vedere che non abbiamo armi, eccetto i nostri corpi” e che questo comportamento, “in un mondo che appartiene agli uomini”, è l’unico per “provocarli e catturare l’attenzione di tutti”.
Il 18 settembre 2012 è stato aperto un centro FEMEN nel diciottesimo arrondissement di Parigi e il giorno seguente l’associazione è stata ufficialmente riconosciuta in Francia, diversamente da quanto accadeva in Ucraina. Lo scopo del centro è di formare «nuovi soldati femministi» per una lotta «globale» contro le discriminazioni per poi potersi espandere a New York, Montréal e San Paolo.

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