Trump proclama Gerusalemme capitale Israele: quali pericoli per Medio Oriente e Italia

Donald Trump ha fatto capire subito di non essere uno “politically correct”. Anzi, rompe facilmente schemi ed equilibri, rispettando quanto aveva lasciato intendere durante la propria campagna elettorale. Rispettando anche il motto “american first”, per indicare il fatto che avrebbe dato priorità ai problemi interni degli Usa. Non è mancato comunque un intervento militare in Siria, soprattutto dopo l’ennesimo attacco Isis contro i civili. Mentre sta ancora trattenendo l’uso della forza contro la Corea del Nord. Perché dietro c’è la Cina. Bush, probabilmente, non ci avrebbe pensato due volte. Più risolutivo è invece stato nella annosa diatriba in corso tra Israele e Palestina, nella quale gli Usa si sono sempre schierati apertamente coi primi (sono stati i primi a riconoscere lo Stato di Israele nel 1948) ma mai fino a spingersi a proclamare Gerusalemme propria capitale; mentre in favore della seconda si è maggiormente spinta la Comunità internazionale. Senza però mai riconoscere lo stato di Palestina.

Uno stallo interrotto appunto da Trump, che la settimana scorsa ha proclamato Gerusalemme capitale di Israele. Con lo spostamento dell’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme. Trump ha dunque fatto la prima mossa, smuovendo le acque. Giusto o sbagliato che sia. I Paesi europei, il mondo arabo e il Papa la hanno condannata. Ma Trump riga diritto, come sempre. Restituendo agli Usa quel ruolo di arbitro del Mondo un po’ perso con l’ambiguo Obama. Cosa accadrà ora nel già complicato Medio Oriente?

Gerusalemme capitale di Israele: l’annuncio di Trump

trump gerusalemme

Come riporta Formiche, mercoledì 6 dicembre nella Diplomatic Reception Room della Casa Bianca, Donald Trump ha ufficializzato la decisione di cui tutto il mondo aveva parlato nelle precedenti 48 ore. Un atto controverso, salutato ovviamente con entusiasmo dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che parla di una “giornata storica”, e accolto invece con amarezza e rabbia dal presidente palestinese Mahmoud Abbas, che proclama lo sciopero generale ed esorta il suo popolo a scendere in piazza.

“Ho stabilito”, ha detto il presidente Usa davanti ai reporter, “che è ora di riconoscere ufficialmente Gerusalemme come capitale di Israele”. “Do anche indicazioni al Dipartimento di Stato”, ha aggiunto , “di iniziare i preparativi per spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme”.

Trump ha reciso il nodo gordiano, dichiarando che “finalmente riconosciamo l’ovvio. Che Gerusalemme è la capitale di Israele”. Si tratta “né più né meno di un riconoscimento della realtà”. Gerusalemme è infatti “la sede del governo israeliano. Del parlamento israeliano, della Knesset, e della Corte Suprema israeliana. È la sede della residenza ufficiale del primo ministro e del presidente. È il quartier generale di molti ministeri”. Solo l’ipocrisia dei precedenti inquilini della White House, da cui Trump vuole allontanarsi definitivamente, ha spinto gli Stati Uniti a negare per così tanto tempo l’evidenza. “Per decenni, i presidenti americani in visita, i segretari di Stato e i leader militari hanno incontrato le loro controparti israeliane a Gerusalemme, come ho fatto io stesso nel mio viaggio in Israele”.

Donald Trump, uomo pragmatico e risoluto, estraneo alle sottigliezze della diplomazia, crede di essere chiamato dalla storia a dare giustizia ad un popolo che gli americani sentono vicino più di qualsiasi altro. Un afflato che deriva dalla condivisione di radici culturali e religiose millenarie, che nella città santa hanno il loro fulcro e nel moderno Stato di Israele il miglior custode. “Gerusalemme non è solo il cuore di tre grandi religioni”, spiega Trump, è anche un posto “dove ebrei, musulmani e cristiani e popoli di tutte le fedi sono stati liberi di vivere e pregare in accordo alla propria coscienza e al proprio credo. Israele è e deve rimanere un posto dove gli ebrei pregano al muro occidentale, i cristiani camminano lungo le stazioni della via crucis, i musulmani pregano alla moschea di al-Aqsa”.

Per Trump Gerusalemme capitale Israele primo passo verso la pace

trump israele

Trump ha rassicurato gli scettici che gli Stati Uniti “appoggeranno una soluzione a due stati se ci sarà l’accordo tra le due parti”. Questa è, d’altronde, la missione che il presidente ha affidato al suo genero e consigliere Jared Kushner (una accoppiata che ricorda quella Mussolini-Ciano, poi sappiamo tutti come andò a finire), impegnato da mesi nel tessere la tela diplomatica che dovrà favorire quello che Trump ha più volte definito come “l’accordo definitivo”. L’iniziativa di pace su cui Kushner è al lavoro insieme all’inviato speciale della Casa Bianca Jason Greenblat e all’ambasciatore americano in Israele David Melech Friedman sarà svelata probabilmente a gennaio.

Gerusalemme capitale Israele: le critiche della comunità internazionale

gerusalemme foto

La scelta di Trump di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele da anche fiato alle voci che vorebbero il Tycoon appoggiato dalle lobby sioniste. Ma, a parte cisò, si consuma anche una rottura con la comunità internazionale. Sebbene tra quest’ultima e Trump un feeling non ci sia mai stato. Da Papa Francesco all’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea Federica Mogherini, dal re di Giordania Abdullah II al presidente francese Emmanuel Macron, passando per i reali sauditi e per il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, è stato un coro di critiche per un atto ritenuto lesivo dei diritti del popolo palestinese.

Certo, la scelta di Trump è azzardata e spezza con una routine ormai consolidata dal 1995 che vedeva i Presidenti Usa rinviare di 6 mesi ogni volta lo spostamento dell’ambasciata americana a Gerusalemme. Rinviavano questa decisione sempre in attesa che si trovasse un accordo definitivo tra Israele e Palestina. Quell’anno ci si andò molto vicini, grazie all’impegno di Bill Clinton, di Isaac Rabin e Harafat. Poi l’assasinio del secondo, per opera di estremisti israeliani, bloccò tutto. Cancellando tutto il buon lavoro fatto fino ad allora di una Road map che portasse finalmente alla pace tra i due stati. La comunità internazionale è brava a condannare ma da parte sua ha sempre rimandato la decisione di proclamare lo stato palestinese.

Gerusalemme città santa per 3 religioni

gerusalemme immagini

Come riporta AdnKronos, lo status di Gerusalemme, sito sacro per israeliani e palestinesi, è estremamente controverso. Israele ha sempre considerato Gerusalemme come la sua capitale, mentre i palestinesi rivendicano Gerusalemme Est come capitale di un futuro stato palestinese. Nel riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, gli Stati Uniti diventano il primo Paese a farlo fin dalla fondazione dello Stato nel 1948.

Gerusalemme è riconosciuta città sacra dalle tre principali religioni monoteiste: Ebraismo, Cristianesimo e Islam. La città è sacra per gli ebrei, in quanto storico simbolo della patria ebraica e luogo dove fu eretto il Monte del Tempio, l’edificio sacro più importante per l’ebraismo, del quale oggi resta il Muro del pianto. Allo stesso modo, Gerusalemme è ritenuta sacra per i cristiani poiché si tratta del luogo in cui Gesù ha vissuto gli ultimi momenti della propria vita e dove, secondo la tradizione cristiana, è stato sepolto e, secondo il culto, è risorto. Altrettanto sacra Gerusalemme lo è per i musulmani, in quanto sostengono che Maometto sarebbe asceso in paradiso da Gerusalemme, che dopo la Mecca e Medina è il terzo luogo più sacro per l’Islam.

Israele e Palestina, guerra senza fine

israele palestina guerra

La questione tra Israele e Palestina è assai intricata. Dopo il controllo ottomano, e il mandato britannico che permise al Regno Unito di governare la Palestina tra il 1920 e il 1948, nel 1947 l’Onu decide di spartire il territorio in due Stati, Israele e Palestina. Gli Arabi però si ribellano, dando inizio ai primi conflitti a fuoco. Tra i due Stati inizia una prima guerra, nella quale lo Israele batte il suo avversario. Gerusalemme viene divisa in due parti nel 1949, quando termina la prima guerra tra israeliani e arabi. Israele controlla la parte Ovest della città, mentre alla Giordania spetta il contro della parte Est, dove si trova la ‘città vecchia’, che include la Cupola della Roccia, la Spianata delle moschee, (tra cui la moschea di Al Aqsa) e la Basilica del Santo Sepolcro.

Tra Gerusalemme Ovest e Gerusalemme Est viene tracciato un confine, la cosiddetta ‘Green Line’. Ma nel 1967, dopo la Guerra dei sei giorni la situazione muta ancora: Israele conquista e annette Gerusalemme Est, dove si trova la maggior parte degli arabi. Nel 1980 il parlamento israeliano, la Knesset, dichiara Gerusalemme “capitale eterna e indivisibile”. Ma né l’Onu né la comunità internazionale riconoscono la sovranità di Israele su Gerusalemme Est. Dopo diverse risoluzioni fallite, da anni si cercano negoziati per risolvere la questione.

Nessun paese occidentale ha la propria ambasciata a Gerusalemme. Tutti i Paesi, un’ottantina in tutto, hanno la propria ambasciata a Tel Aviv. Nel 1980 soltanto la Costa Rica e El Salvador decisero di spostare la propria ambasciata a Gerusalemme, prima di fare dietrofront nel 2006, riportando le loro sedi diplomatiche a Tel Aviv.

Ora bisogna vedere se alla decisione americana farà seguito quella di altri Stati.

Gerusalemme capitale Israele, cosa succede ora in Medio Oriente

gerusalemme proteste

Probabilmente la scelta di Trump getta benzina sul fuoco mediorientale. Già la Giordania e l’Arabia Saudita, custodi dei luoghi sacri dell’Islam, hanno lanciato avvertimenti sul fatto che la mossa di Trump potrebbe essere la miccia che infiammerà il mondo musulmano. Ciò di fatto può creare una storica frattura tra due storici alleati: Usa e Arabia Saudita. Paese che da anni ha un rapporto ambiguo, dato che finanzia i terroristi islamici. La decisione statunitense “farà divampare il conflitto e porterà ad un’escalation di violenza in tutta la regione” ha detto il premier del governo dell’Anp Rami al-Hamdallah, sottolineando che l’eventuale trasferimento dell’ambasciata Usa, “porrà fine al processo di pace e alla soluzione dei due stati”.

La mossa di Trump però va anche oltre ed è protesa a ridare un ruolo determinante agli Usa in quell’area così complicata. Infatti, c’è una Siria da ricostruire e lì un ruolo importante lo hanno acquisito Turchia e Russia. Peraltro, Putin ha anche annunciato di ricandidarsi. Dissolvendo così le speranze di qualcuno di trovarsi davanti ad una Russia più debole. Peraltro la Russia non starà di certo a guardare in Israele, vista la discreta presenza di ebrei in terra russa e i buoni rapporti tra Putin e Netanyahu. Erdogan, da parte sua, non accetterà di buon grado un rafforzamento di Israele dietro spinta americana.

Poi c’è l’Iran, sicuramente anti-Israele, che è tornata su posizioni belligeranti e contro cui Trump non ha certo avuto parole morbide. L’Iraq pure è da ridisegnare dopo l’arretramento dell’Isis. La Libia è ancora nel caos post-Gheddafi. E sicuramente storcerà il naso pure l’Egitto, storico alleato degli Usa. Rinforzare il ruolo di Israele e il proprio peso su questo Paese, è la prima mossa degli Usa. Che con Trump sono decisi a chiudere definitivamente la partita con la Palestina. La comunità internazionale potrebbe rispondere riconoscendo lo Stato Palestinese. Il tutto, senza dimenticare i missili del paffuto Kim…

Gerusalemme capitale Israele, cosa cambia per Italia

italia arabi

Cosa cambia per Italia decisione di Trump su Gerusalemme capitale Israele? Tutto sommato anche per noi potrebbe cambiare qualcosa. Soprattutto considerando il ruolo dei fondi sovrani delle petromonarchie del golfo nell’economia mondiale ed europea. Non sappiamo cosa attenderci da questi venti di tempesta che sembrano addensarsi, ma dopo il gesto compiuto da Trump, il rischio di una deriva dai connotati tragici è dietro l’angolo. E ciò potrebbe comportare un disimpegno degli investimenti arabi nel nostro Paese e nel resto d’Europa. Oltre alla solita impennata del prezzo della benzina che non manca mai ad ogni minima tensione in Medio Oriente.

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Pubblicato da Luca Scialò

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