Terremoti previsti con cavi in fibra ottica? L’esperimento in Sicilia

Terremoti previsti con cavi in fibra ottica? L’esperimento in Sicilia

Introduzione

L’Italia, si sa, è un paese altamente sismico. Solo nell’ultimo secolo si contano tanti terremoti devastanti, da Nord a Sud, da Est a Ovest nel paese. Certo, spesso i danni sono stati accentuati da problemi strutturali delle aree colpite.

I terremoti poi spesso accadono di notte. Il che, oltre ad amplificare la paura dovuta al buio e alla maggiore quiete notturna, aumentano le morti proprio perché molti sono presi nel sonno (qui ho scritto le possibili implicazioni della Luna).

Per ora, la scienza ci ha detto che gli eventi sismici non sono prevedibili. Malgrado la tecnologia imperante. Eppure, un esperimento a Milazzo, in provincia di Messina, getta le basi per una curiosa possibilità: i terremoti previsti tramite i cavi in fibra ottica. Vediamo i risultati.

Terremoti previsti con cavi in fibra ottica: come funziona

Come riporta Dday, l’esperimento dei terremoti previsti con cavi in fibra ottica si è svolto con un cavo di circa 50 km che collega la centrale TIM di Vulcano a Milazzo. E’ stato portato avanti dai gruppi di ricerca dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia italiano (INGV) del GeoForschungsZentrum di Potsdam (GFZ).

I due team avevano già collaborato nel 2018 ma con un cavo di 1,3 km interrato a circa 30 cm nei pressi dei crateri sommitali dell’Etna. Sebbene in quel precedente si trovava a circa 2.800 m di quota sul vulcano siciliano, e recentemente il lavoro è sfociato anche in uno studio pubblicato su Nature.

L’esperimento si basa sul principio del DAS (acronimo di Distributed Acoustic Sensing) che consente di inviare impulsi di luce nella fibra e di registrare il segnale retrodiffuso (backscattering). Analizzandolo si ricaverebbe il movimento della terra.

Questo segnale retrodiffuso è provocato dalle imperfezioni del cavo in fibra quando viene sollecitato da piccoli movimenti del terreno.

Rispetto ai sismometri ha il vantaggio che l’intero cavo ottico funge da rilevatore, con il sistema “distributed sensing”. Dunque è anche più preciso.

L’esperimento nelle acque siciliane è durato circa un mese riuscendo a collezionare segnali con una risoluzione spaziale di 4 metri e temporale di 1 kHz. Complessivamente sono stati acquisiti con continuità circa 20 TB di dati e si comprenderà meglio l’accuratezza o meno dei dati sismici. Sebbene lo studio preliminare già svolto abbia dato già ottimi riscontri.

Terremoti previsti con cavi in fibra ottica: i precedenti

Questo metodo non è del tutto nuovo. Esistono cavi appositi in fibra ottica realizzati per questo preciso scopo. La novità per il nostro paese è quella di avere usato un cavo in fibra ottica di TIM già posato e utilizzato per gli scopi a cui è preposto: la connessione internet. E’ bastato aggiungere l’installazione del dispositivo DAS per trasformare il cavo in un rilevatore sismico.

Quindi, se davvero venisse confermata l’efficacia del metodo, il vantaggio sarebbe quello di non dover investire chissà quali cifre visto che tutto è già predisposto. Occorrerà però capire, essendo la TIM semi-privata, quanto sarà disposta a collaborare per una predisposizione a livello nazionale.

Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere. La mail per contattarmi: [email protected] Ricevi le News su Telegram senza censure Le voci di dentro su Telegram

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