Svezia rifiuta il Lockdown, come sta andando davvero

Svezia rifiuta il Lockdown, come sta andando davvero

Data ultimo aggiornamento: 1 Agosto 2020

Il Coronavirus ha posto un potente riflettore sulle diversità politiche, sociali ed economiche del vecchio continente. Ogni paese sta rispondendo in modo diverso al Covid-19 e sta subendo conseguenze diverse.

La situazione italiana ormai la conosciamo bene. La più grave di tutte, tra tagli alla sanità, risposte tardive o sbagliate delle istituzioni (soprattutto quelle locali), una qualità della vita scadente e una popolazione troppo anziana.

Segue a ruota la Spagna, che però ci ha superato in numero di contagiati. Paese che ha preso iniziative serie solo da metà marzo e che non sta messo benissimo in termini sanitari.

Meno morti invece nei paesi dell’Europa centrale, sebbene il sospetto sia che contano in modo diverso, e forse furbetto, il numero reale delle vittime.

Meglio stanno messi i Paesi balcanici, mentre la Grecia coi suoi numeri bassi fa pensare più ad una sottostima dovuta ai pochi tamponi eseguiti.

I paesi nordici si sono adeguati al Lockdown, chi praticamente subito come l’Irlanda o l’Islanda, chi dopo aver visto i numeri crescere pericolosamente (la Gran Bretagna, con Johnson che inizialmente parlava di immunità di gregge, poi è finito in rianimazione lui stesso).

Diversa anche la situazione dei paesi scandinavi, anche tra loro. La più vicina al nostro modo di agire è stata la Danimarca, pure perché è il paese più vicino all’Europa centrale. Mentre la Norvegia ha eseguito un lockdown a metà (gli italiani che vivono lì chiudendosi in casa vengono pure irrisi), e la Finlandia ha praticamente isolato solo la regione dove ricade la capitale Helsinki (Uusima) in quanto è la più popolata.

Caso a parte costituisce la Svezia, che ha deciso di perseguire la propria scelta di rinunciare al Lockdown. Come stanno andando le cose? Vediamolo numeri alla [sta_anchor id=”svezia”]mano[/sta_anchor].

Situazione Coronavirus in Svezia

svezia coronavirus lockdown

Come riporta LaRepubblica, la maggioranza degli uffici restano aperti, quindi a Stoccolma e nelle altre città, bus, tram e la fitta rete di metropolitana della capitale sono pieni alle ore di punta. Il Financial Times lo ha definito “esperimento sanitario unico al mondo“.

Il direttore della Sanità pubblica, Johan Carlson, ha difeso questo sorprendente approccio affermando che

“non si possono varare misure draconiane che hanno un impatto limitato sull’epidemia ma abbattono le funzioni sociali”.

Il Paese svedese tiene sempre comunque alta la guardia, tenendo presente che il numero medio annuale di morti è di circa 90mila. Infatti, le potenti forze armate hanno allestito in corsa ospedali da campo per i futuri eventuali contagiati.

Ad essere state chiuse sono solo le scuole superiori e le università. Mentre gli anziani over 70 sono invitati alla quarantena.

Ciò significa dunque che attività ad alto assembramento, come bar, ristoranti e palestre restano regolarmente aperte. Vietando solo assembramenti oltre le 500 persone.

Perché la Svezia non pratica Lockdown

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Come riporta Il Corriere della sera, la star nazionale oggi è un epidemiologo controcorrente, Anders Tegnell, il capo della task force per il coronavirus Covid-19.

Il quale insiste con la linea morbida, immaginando che il mondo dovrà sempre più abituarsi all’idea di convivere con un virus endemico e, per questo, prepararsi a un lungo stato d’emergenza che andrà affrontato come una maratona, dosando le forze e la resilienza dei cittadini.

Ok allo sport e a una minima dose di socialità, raccomanda Tegnell, perché «la salute mentale va preservata come quella fisica» e perché «non sappiamo quali danni può provocare questo stress sui bambini»: vedremo come andrà con il ritorno alla vita normale di chi ha imposto il lockdown, dicono a Stoccolma, visto che «poi riaprire sarà più difficile di quanto lo sia stato chiudere».

E soprattutto vedremo alla fine dell’anno chi sarà in grado d’affrontare meglio l’ondata di depressioni, povertà, alcolismo, limitazioni dei diritti portata dal Covid.

Parole facili, ribattono i detrattori di Tegnell, che si può permettere un Paese enorme e con solo dieci milioni d’abitanti (le infezioni si registrano specialmente nei sovraffollati quartieri degli immigrati). Dov’è più radicata l’abitudine degli anziani a vivere da soli e in autosufficienza.

Dov’è normale che i medici del Karolinske Institute avvertano in un documento ufficiale come sarà necessario escludere dalle cure gli ultraottantenni già gravemente malati, nel caso dovessero scarseggiare i ventilatori. Dove il senso civico è tale che l’invito di Pasqua a non viaggiare è stato osservato da tutti, senza ricorrere a poliziotti e rincorse con l’elicottero.

«Non esiste la strada giusta o sbagliata in quest’emergenza — ha riconosciuto sul New York Times l’infettivologo Lars Ostergaard, dell’Aarhus University di Copenaghen —: solo il futuro ci dirà chi ha preso la strada migliore».

Gli svedesi hanno anche messo in campo un esercito mediatico per difendersi dalle accuse internazionali di chi li ritiene dei pazzi nella loro scelta. Rivolgendosi a noi, ci prendono in giro dicendo che rosichiamo ancora per l’eliminazione ai mondiali.

Sul quotidiano Expressen, molto letto, un commento dal titolo chiaro, «le notizie sulla Svezia dall’Italia sono oscure e false», e righe dure:

«Sono anni che ci sforziamo di raccontare l’Italia al di là dei luoghi comuni e dei facili sensazionalismi — sostiene l’editorialista —. Vorremmo una certa reciprocità. Troppe cose raccontate non rispecchiano la verità. Forse qualcuno ce l’ha ancora con noi per l’ultimo Mondiale di calcio, sfumato proprio contro la Svezia. Ma questa è una sfida mondiale che non ammette trucchi e rivalità. La si vince solo con la verità e rimanendo uniti».

Morti e contagiati in Svezia per il Coronavirus

malmo turning torso

Ma al di là di tutto, a parlare sono sempre i numeri. Ed allora, come sta andando in Svezia? Il rifiuto del Lockdown cosa sta comportando?

Guardando ai dati, i contagiati sono circa 13.200, mentre i deceduti sono 1.400.

Dati che da soli non dicono niente, se non li si confronta per esempio con la confinante Norvegia, che ha invece applicato il lockdown (seppur non totale come il nostro), dove i contagiati sono 6.900 e i morti solo 158.

Tuttavia, occorre anche dire che la Svezia conta 10.3 milioni di abitanti, mentre la Norvegia la meta, ossia 5.368 milioni (dati 2020). Praticamente il doppio.

Ma non bisogna neanche fermarsi a questo calcolo, in quanto, ciò che pure conta, è la popolazione di anziani ed immunodepressi presenti in entrambi. Oltre a quanti abitanti ci sono per metro quadro. Il che ci dice quanto un paese sia esposto ad una epidemia.

Quanto al primo punto, sicuramente entrambi offrono una qualità di vita per gli anziani migliore di tutto il Mondo. Proprio nel 2017 uno studio della Columbia University dava un punteggio di 68 su 100 a Norvegia (prima) e 65 su 100 a Svezia (seconda). Mentre l’Italia figurava solo 14ma con un 36,5 (abbiamo una aspettativa di vita più alta, ma arriviamo male alla terza età).

Quanto al secondo punto, la densità abitativa, in Svezia c’è un’abitante ogni 23,1 kmq. Mentre in Norvegia ogni 13,93 kmq. Quindi si può dire che il lockdown abbia agevolato la seconda e la mancanza di essa abbia penalizzato la prima.

Se si guarda poi alla percentuale di morti per Covid-19 sul totale degli abitanti, i morti in Svezia rappresentano lo 0.01% della popolazione, mentre i contagiati lo 0.12%.

In Norvegia, invece, i contagiati rappresentano anche qui lo 0.12% della popolazione totale, mentre i morti lo 0.002%.

Quindi, il numero di contagiati è praticamente uguale, ma ciò che cambia di molto sono i morti. Andrebbe quindi anche investigato come i norvegesi hanno curato i malati, magari più prontamente rispetto agli svedesi. Resta comunque il dato curioso dello stesso numero dei contagiati in proporzione alla popolazione.

Confrontando invece la Svezia con la Danimarca, paese scandinavo che come detto più si avvicina al nostro lockdown, i contagiati totali ad oggi sono 7.073, mentre i decessi 336. Praticamente, la stessa incidenza sul totale della popolazione di contagiati (sempre 0.12%) ma una incidenza di decessi più alta della Norvegia: 0.005%. Più del doppio, ma la metà della Svezia.

Il paese della sirenetta conta più o meno gli stessi abitanti della Norvegia, 5.781 milioni, ma anche una densità abitativa molto più elevata: 136,36 mq abitanti. Praticamente circa 6 volte maggiore la svedese.

Si sta anche confrontando la Svezia con la Lombardia, dato che il numero di abitanti si avvicina (nella regione lombarda vivono ufficialmente 10,06 milioni di persone).

Anche qui, però, conta anche la densità abitativa. Incredibilmente maggiore nella regione italiana: 422,76 abitanti ogni mq (20 volte di più la Svezia). Del resto, sappiamo quanto la Svezia sia vasta e abbia solo pochi centri urbani più abitati (come la capitale Stoccolma, Malmo e Goteborg) e comunque non in modo assurdo come le nostre metropoli.

Il totale dei contagiati della Lombardia è di 63.094 persone, mentre i deceduti 11.608. Praticamente, lo 0.61% dei contagiati e lo 0.11% dei deceduti sul totale.

Svezia senza lockdown, meglio o peggio?

svezia stoccolma

Insomma, la strada svedese non sta certo portando ad una strage (0.01%) e i contagiati sono gli stessi della vicina Norvegia (0.12%) che ha applicato il lockdown.

Resta comunque il fatto che la Svezia può permettersi certe scelte, avendo una densità abitativa modesta (23 abitanti per mq). Non a caso, il contagio si sta verificando soprattutto nelle periferie maggiormente sovrappopolate e abitate dagli immigrati.

Il “piccolo” sacrificio di oggi, però, varrà a loro una riapertura molto più facile. E un impatto praticamente nullo su economia, infanzia e psiche delle persone.

L’Italia, quando tutto questo finirà, ne uscirà con una marea di morti in più, un paese depresso ed impaurito, ed economicamente allo sfascio. Dovremo dare la colpa anche alla cementificazione selvaggia del passato. Che ha reso le nostre città sovrappopolate dei focolai [sta_anchor id=”svelock”]epidemici[/sta_anchor].

Svezia senza Lockdown com’è la situazione oggi

Aggiorniamo l’articolo al primo agosto 2020, agganciandoci ad un articolo del New York Times che ha approfondito la vicenda.

In pratica, dal punto di vista sanitario, il picco, raggiunto a giugno, è stato più acuto del normale, forse proprio per l’assenza di misure drastiche.

Da luglio in poi, tuttavia, i casi giornalieri hanno cominciato a diminuire sempre di più. Simile il discorso relativo ai decessi: picco intenso, rilevato a cavallo tra marzo e aprile, seguito da un ripido scivolo.

Dal punto di vista psicologico, poi, non c’è stato alcun trauma come invece accade in Italia. Tra sindrome della capanna e difficoltà a tornare alla normalità. Nonché costante paura di essere di nuovo rinchiusi in casa.

Dal punto di vista economico, il gioco è valso la candela. Infatti, per tutte le aziende svedesi i profitti hanno superato le aspettative di mercato.

Tanto che gli analisti sono stati costretti a rivedere le stime del Pil svedese per il 2020. Il quale risentirà senza ombra di dubbio del Covid, ma che non calerà a picco come il prodotto interno lordo della quasi totalità dei Paesi membri dell’Ue. Le ultime previsioni parlano di un calo del Pil di appena il 5%.

Un risultato in linea con Norvegia e Danimarca (paesi scandinavi che invece hanno applicato il lockdown, specie il secondo) e molto migliore di quanto ottenuto in campo economico da Italia (si parla di un -12%), Regno Unito e Francia (per i quali si prefigura un -9%).

Come se non bastasse, i fallimenti delle imprese sono stati pochissimi e il mercato immobiliare è rimasto solido.

Infine, mentre i grandi gruppi industriali svedesi attivi sui mercati internazionali, come ad esempio Volvo, hanno dovuto scontare una riduzione globale della domanda, le società incentrate sul mercato interno hanno beneficiato del modello approvato dal governo.

Ciò quindi significa che a pagare dazio sono state soprattutto quelle aziende che contano sul mercato estero. Letteralmente messo Ko dal Covid-19.

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Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere. Per collaborazioni, banner, segnalazioni o richieste: luca.scialo81@gmail.com Ricevi le News su Telegram senza censure Le voci di dentro su Telegram

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