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Smart working, cos’è e rischi di questa modalità lavorativa imposta dal Coronavirus

Data ultima modifica: 3 Novembre 2020

Cos’è lo smart working? Come funziona lo smart working? Quali sono i rischi dello smart working?

La Pandemia (vera o presunta) da Coronavirus Covid-19 ha portato alla diffusione dello smart working anche nel nostro Paese. Un gergo anglosassone (uno dei tanti, in realtà, introdotti nella ormai già inglesizzata lingua italiana in questo periodo) per indicare il lavoro svolto da remoto. Alias, da casa. Al Pc, al telefono o svolgendo lavori artigianali prima svolti nelle botteghe.

Per alcuni lo smart working è già la norma. Tipo per articolisti, copywriter, grafici, operatori call center che scaricano software da remoto. O chi si fa consegnare materiale a casa per creare oggetti da portare poi a negozi. O chi crea torte e dolciumi vari da vendere in proprio. O chi si diletta in arti creative, come realizzare braccialetti, orecchini, dipinti o il camoufage. E così via.

Ora però, data l’impossibilità di lavorare in ufficio con molti dipendenti assembrati in un luogo chiusi, anche le aziende si stanno adeguando allo smart working.

Ma vediamo nello specifico di cosa si tratta, come funziona, quali sono i rischi che questa modalità lavorativa [sta_anchor id=”smart”]comporta[/sta_anchor].

Smart working cos’è

Smart working cos'è

Cos’è lo smart working? Traducibile in “lavoro agile”, le definizioni riportate da Wikipedia sono:

una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro. Con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa”.

Secondo l’Osservatorio Smart Working, Politecnico di Milano:

“Smart Working significa ripensare il telelavoro in un’ottica più intelligente, mettere in discussione i tradizionali vincoli legati a luogo e orario lasciando alle persone maggiore autonomia nel definire le modalità di lavoro a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati. Autonomia, ma anche flessibilità, responsabilizzazione, valorizzazione dei talenti e fiducia diventano i principi chiave di questo nuovo approccio.”

Mentre il Chartered Institute of Personnel and Development lo definisce:

“un approccio all’organizzazione del lavoro finalizzato a guidare una migliore efficacia ed efficienza nel raggiungimento degli obiettivi attraverso la combinazione di flessibilità, autonomia e collaborazione, puntando sull’ottimizzazione degli strumenti e delle tecnologie e garantendo ambienti di lavoro funzionali ai lavoratori.”

Smart working e telelavoro differenza

smart working come funziona

Qual è la differenza tra smart working e il telelavoro? Il telelavoro è definibile come:

un modo di lavorare indipendente dalla localizzazione geografica dell’ufficio o dell’azienda, facilitato dall’uso di strumenti informatici e telematici e caratterizzato da una flessibilità sia nell’organizzazione, sia nella modalità di svolgimento”

Le due modalità di lavoro sono facilmente confondibili. Ma la differenza sostanziale è che mentre lo smart working prevede lo svolgimento del lavoro senza la presenza fisica del dipendente nella sede preposta – ma senza specificare luogo e orari da rispettare – il telelavoro riguarda una modalità di lavoro sempre a distanza ma in una postazione fissa e prestabilita. Nonché a determinati orari.

Del resto, con i moderni device mobili possiamo svolgere il lavoro letteralmente ovunque ci troviamo fisicamente. Mentre il telelavoro, ideato negli anni ‘90, lo pensava come una modalità praticamente unicamente casalinga.

Smart working come funziona

smart working immagini

Come funziona lo smart working? In pratica, il datore di lavoro commissiona un compito senza che vi siano particolari limiti di ore giornaliere. Ma stabilendo al massimo una data di consegna finale.

Non è neanche prevista una presenza minima in sede, come invece accade per il telelavoro (che era in genere di una volta a settimana, per una sorta di punto della situazione).

Dunque, tanta flessibilità, che lascia libertà massima di organizzare il proprio lavoro al dipendente. Il che comporta dei vantaggi, certo, ma anche dei rischi.

Smart working vantaggi

smart working vantaggi

Quali sono i vantaggi dello smart working? Ovviamente, in primis, la libertà di espletare il proprio lavoro quando si vuole durante il giorno. E secondo le proprie comodità o esigenze personali o familiari.

Al datore di lavoro interessa solo che il lavoro commissionato sia svolto quanto prima o alla data prestabilita.

Ciò comporta un altro vantaggio: il non dover andare in una sede, con risparmio economico sulla mobilità (andare in auto o con mezzi pubblici).

I vantaggi però riguardano ovviamente anche il datore di lavoro. Che vede azzerarsi le assenze per malattia e un potenziale aumento della produttività. Dato che non ci sono limiti di orari o pause da rispettare. Il lavoratore può spalmare il compito per più ore del giorno. Magari lavorando più comodo e rilassato.

Smart working rischi

smart working rischi

Quali sono i rischi dello smart working? Naturalmente, ci sono anche dei rischi. E non tutti a svantaggio del dipendente.

Quest’ultimo infatti, rischia di lavorare di più, in quanto, soprattutto nei primi periodi, potrebbe non essere capace di saper organizzare il lavoro. Quindi passa l’intera giornata davanti ad uno schermo o a espletare il suo lavoro manuale.

Lo smart working rischia di rendere nulla la linea di confine tra tempo da dedicare al lavoro e tempo libero. Finendo per avere una preoccupazione costante di finire il lavoro e dedicarci tempo anche la sera, la notte o nei giorni festivi. Che diventano uguali agli altri e quindi lavorativi.

Si viene a perdere poi la coscienza di classe e la solidarietà tra colleghi. Dato che ognuno lavora in postazioni diverse. Al massimo ci si può sentire tramite applicazioni professionali e non (si pensi a Slake, WhatsApp, Skype, ecc.) ma non è la stessa cosa dello stare fisicamente insieme in un posto.

Si ripropone insomma il fenomeno dell’alienazione già individuato da Karl Marx a metà ‘800 quando nacque la catena di montaggio. Che presupponeva la separazione degli operai in manzioni diverse sul nastro trasportatore.

Smart working in Italia dati

smart working dati italia

Contropiano ha riassunto un po’ di statistiche che stanno emergendo in questi primi giorni di smart working in Italia.

Un’azienda su cinque rileva una certa difficoltà nell’applicare questa modalità lavorativa, complice la propria organizzazione.

Il 44% di esse la collega alla mancanza di supervisione e controllo sul lavoro del personale, mentre il 42% la mette sul piano relazionale, per mancanza di confronto quotidiano e il lavorare fianco a fianco.

Solo il 14% delle aziende dichiara problemi legati alla tecnologia.

Riguardo i lavoratori, meno di 1 su 3 apprezza esplicitamente lo smart working. Mentre il 38% dei lavoratori si è detto fortunato di aver poter evitare gli spostamenti in questa fase di emergenza pandemica. Il 7% dice di essere meno produttivo soprattutto a causa degli impegni familiari da gestire in contemporanea con il lavoro (33% le donne con figli conviventi).

Una volta terminata l’emergenza, una azienda su tre ritiene di poter tornare alla situazione pre-Coronavirus.

Il 28% vorrebbe inserirla a regime ma in base agli sviluppi legislativi. Una su 4 ritiene infine di inserirla ma solo per una parte dei dipendenti.

Luca Scialò

Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere

2 Risposte a “Smart working, cos’è e rischi di questa modalità lavorativa imposta dal Coronavirus”

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