SIAMO RIMASTI IN TRE

SIAMO RIMASTI IN TRE

Un ex Magistrato, un’impiegata alla Regione e un giornalista. L’Italia dei valori sceglie tre candidati-simbolo della “società civile”, ossia non provenienti dalla politica, come inizio di una strategia che vedrà il partito guidato dall’ex PM Di Pietro, essere rappresentato da tutta “gente comune”; almeno stando alle intenzioni attuali.
Le candidature di Luigi De Magistris, Sonia Alfano e Carlo Vulpio, non sono state casuali. Ognuno di loro rappresenta un particolare tipo di disfunzione del nostro sistema italiano: il primo, De Magistris, rimosso da ben tre inchieste (Poseidon, Why not, Toghe lucane), che hanno iniziato a toccare politici e imprenditori, in una sorta di minitangentopoli calabro-lucana. Chi in Italia comincia a toccare “lor signori”, in qualche modo la deve pagare, con metodi che vanno dalla rimozione dell’incarico alla morte. Il giorno stesso della candidatura, viene iscritto nel registro degli indagati per abuso d’ufficio nell’inchiesta Why not, e ciò ha suscitato polemiche in virtù del fatto che Di Pietro critica la candidatura in altri partiti di persone indagate; pertanto bisogna vedere se tale candidatura sarà portata a termine fino in fondo.

La seconda è Sonia Alfano, figlia di Beppe, giornalista siciliano ucciso dalla mafia per le sue inchieste scomode, l’8 gennaio del 1993. E’ laureata in Giurisprudenza, funzionario della Regione Sicilia (ottenne l’assunzione presso la Regione in virtù della normativa a tutela dei familiari delle vittime innocenti di mafia), sindacalista e coordinatrice di soccorsi in emergenze. Già alle elezioni regionali in Sicilia del 2008, si è candidata nella lista civica “Amici di Beppe Grillo”; ad inizio 2000 ha iniziato una concreta battaglia contro le ingiustizie commesse dalla Mafia.
Il terzo candidato è Carlo Vulpio, giornalista del Corriere della Sera rimosso dall’incarico di seguire le inchieste condotte da De Magistris, poiché aveva iniziato a raccontare “troppo” approfonditamente le vicende in quel di Lucania.
Insomma, l’IDV candida un Magistrato rimosso dalle sue inchieste troppo scomode in un territorio dimenticato e facilmente usurpabile; una Don Chisciotte che in Sicilia lotta contro un nemico invisibile ma ben presente nelle Istituzioni locali e nazionali e nella vita sociale; un giornalista che ha avuto solo il torto di raccontare delle inchieste riguardanti politici e imprenditori.
Gli altri partiti stanno candidando condannati e trasformisti. A voi le dovute conclusioni.

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