Sergio Ramelli, chi era il militante di destra ucciso per un tema

Sergio Ramelli, chi era il militante di destra ucciso per un tema

Nel suo discorso di insediamento come Presidente del Senato, Ignazio La Russa ha voluto ricordare Sergio Ramelli, militante del Fronte della Gioventù ucciso dai militanti di Avanguardia operaia. Lo stesso La Russa, che di professione è avvocato penalista, si occupò di rappresentare legalmente la famiglia.

Erano gli anni di piombo, triste pagina della nostra Repubblica nel corso dei quali giovani dei due fronti politici estremi si fecero la guerra in nome di due ideologie opposte. Ciascuna fazione riteneva che l’altra fosse in errore e non dovesse prevalere nello scrivere la società del futuro.

Vediamo chi era Sergio Ramelli e il relativo processo giudiziario.

Sergio Ramelli chi era

Come riporta Wikipedia, all’epoca dei fatti Sergio Ramelli era uno studente milanese di 19 anni presso l’ITIS Ettore Molinari” di Milano, dove Ramelli studiava chimica industriale. Inoltre, era militante del Fronte della Gioventù, in una scuola che, come tante italiane dell’epoca, così come le universitarie, era teatro di accesi scontri politici tra studenti estremisti di destra e di sinistra.

Tra l’altro, l’ITIS Molinari non godeva di un adeguato controllo dell’ordine pubblico interno. Sergio Ramelli fu costretto a lasciare l‘Istituto perché vittima di due aggressioni in poco tempo, per proseguire gli studi dal febbraio 1975 in un istituto privato.

Secondo quanto reso noto in seguito da sua madre, ciò che scatenò più di tutti l’odio rosso verso Sergio fu un tema scolastico nel quale aveva espresso posizioni di condanna delle Brigate Rosse. Criticando contestualmente le istituzioni per il mancato cordoglio per l’uccisione di due militanti del MSI: Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci. I quali furono uccisi durante l’assalto alla sede del MSI di Padova l’anno prima.

Il tema fu prima letto in pubblico in classe e poi affisso in una bacheca scolastica e usato come “capo d’accusa” nei confronti di Ramelli. Una sorta di gogna pubblica per le sue posizioni che, in un periodo così politicamente teso, furono bollate senza appello come fasciste e da punire. La “sentenza” nei suoi confronti non si fece attendere.

Chi ha ucciso Sergio Ramelli

Il 13 marzo 1975 Ramelli stava ritornando a casa, in via Amadeo a Milano. Dopo aver parcheggiato come consuetudine il suo motorino: trovò presso nella vicina via Paladini e si incamminò verso casa. Ma all’altezza del civico 15 della stessa strada, fu assalito da un gruppo di extraparlamentari comunisti di Avanguardia operaia armati di chiavi inglesi, con le quali lo colpirono più volte al capo. Per poi lasciarlo esangue sul suolo.

Il rosso del loro colore politico avvolse Ramelli. Pochi minuti dopo fu visto da un commesso e allertò la portinaia del palazzo di via Amadeo, dove il giovane abitava. Chiamata polizia e soccorso medico, un’ambulanza lo portò all’Ospedale Maggiore, all’ex padiglione «Beretta» specializzato in neurochirurgia. Qui Ramelli fu sottoposto a un delicato intervento chirurgico della durata di circa cinque ore, al fine di mitigare i danni causati dai colpi inferti alla calotta cranica.

Il decorso post-operatorio fu caratterizzato da periodi di coma alternati ad altri di lucidità. I medici misero anche in dubbio la sua futura capacità di riprendere la propria attività motoria ordinaria. Durante quel periodo, inoltre, ci furono altri scontri violenti tra le due fazioni, nonché scontri politici fatti di reciproche accuse.

Ramelli morì il 29 aprile 1975, quarantasette giorni dopo l’aggressione. La sua bara fu trasportata da Giorgio Almirante e Franco Servello, dirigenti del Movimento sociale italiano. Anche i funerali furono oggetto di scontri e tensioni tra le parti. Alcuni partecipanti furono anche accusati di apologia al fascismo avendo eseguito il saluto romano.

Sergio Ramelli: il processo giudiziario

Furono fermati una decina di giovani, e furono identificati tre studenti che avevano frequentato la stessa classe di Ramelli, sospettati perché non erano rientrati dopo la manifestazione.

In realtà le indagini rimasero ferme al palo fin quando non vennero prese in carico dai giudici istruttori Maurizio Grigo e Guido Salvini. La vera svolta si ebbe quando il giudice Guido Viola istruì alcune indagini per appurare le responsabilità di Avanguardia Operaia in altri fatti di violenza.

Nel dicembre 1985, durante le indagini che avevano fatto seguito alle confessioni di tre pentiti legati alla colonna bergamasca di Prima Linea, gli inquirenti rinvennero in un appartamento di viale Bligny uno schedario contenente dati di oltre 10.000 persone considerate militanti neofascisti, di organizzazioni rivali o comunque in qualche modo potenziali obiettivi di attentati.

Fondamentale fu il ritrovamento di un corposo materiale composto da molte fotografie scattate allle persone presenti al funerale di Sergio Ramelli, nonché un autentico schedario fatto di descrizioni, abitudini, relazioni e contatti. Ma anche documenti relativi alle Brigate Rosse e materiale per l’addestramento militare.

Il processo prese avviò oltre 10 anni dopo l’accaduto, il 16 marzo 1987, quando ormai l’odio politico si era placato. Per poi concludersi due anni dopo, lasciando comunque insoddisfatta la famiglia di Ramelli che ricorse in Cassazione. Ma ottenendo solo in parte le proprie richieste.

Inoltre, alcuni degli allora studenti condannati hanno successivamente fatto carriera sino a ricoprire prestigiosi incarichi ospedalieri. Ma è la storia del nostro Paese.

Per chi volesse approfondire gli anni di Piombo, in particolare l’estrema destra italiana, rimando al libro: Le stragi dimenticate.

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Pubblicato da Luca Scialò

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