SCAJOLA, QUEL MINISTRO CHE DURA POCO

Come saprete, il Ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, si è dimesso dal proprio incarico dopo due giorni dall’esplosione della vicenda relativa alla sua abitazione di Roma di 180 metri quadri con vista sul Colosseo, che, secondo le accuse, sarebbe stata acquistata in nero grazie agli 80 assegni circolari versati dall’imprenditore Diego Anemone.
Scajola dice di non sapere nulla, ma stando alla ricostruzione fornita dalla stampa, i documenti bancari smentiscono la versione di Scajola. Sono stati consegnati alla guardia di finanza dalle sorelle Beatrice e Barbara Papa, proprietarie dell’appartamento venduto il 6 luglio 2004 per la cifra di 610 mila euro. Estratti conto e altri attestati finanziari che si incrociano con le testimonianze dell’architetto Angelo Zampolini, l’uomo di fiducia del costruttore Anemone che ha rivelato di aver consegnato personalmente a Scajola gli 80 assegni circolari per un totale di 900.000 euro.  Il 6 luglio l’architetto richiese l’emissione degli assegni di cui 40  intestati a Beatrice Papa e 40 a Barbara Papa per rispettivi 450.000 euro cadauna. Una segnalazione di operazione sospetta inviata dalla Banca d’Italia aveva, infatti, rilevato una strana movimentazione su uno dei depositi intestati a Zampolini presso un’agenzia della Deutsche Bank.
Ovviamente è partito anche il toto-Ministri, ed il nome in pole position è quello di Paolo Romani, già vice ministro. Ma circolano anche altre ipotesi, come quella di una promozione dell’attuale capogruppo Fabrizio Cicchitto (in quel caso Maurizio Lupi prenderebbe il suo posto alla Camera), ma anche Guido Crosetto e Giancarlo Galan. E c’è chi ipotizza anche un esterno, facendo circolare il nome di Montezemolo. Nell’attesa della staffetta, Berlusconi ha assunto l’incarico “ad interim”.
Bene ha fatto Scajola ha lasciare subito il dicastero di cui era titolare, sebbene si sa che i parlamentari (anche chi non lo è più), hanno invaso la Capitale entrando in possesso di appartamenti dalla posizione strategica con estrema facilità. Ma il buon Claudio ha già dato prova di sé come Ministro durante lo scorso Governo Berlusconi, in cui era titolare del Ministero degli interni.
Avrebbe già dovuto dimettersi all’indomani dei fatti di Genova, quando, durante il G8 del luglio 2001 perse la vita uno dei manifestanti, Carlo Giuliani, ucciso da un proiettile partito dalla pistola del carabiniere Mario Placanica (era Ministro da un paio di mesi). Ma non poté esimersi nel farlo l’anno successivo quando a Bologna venne assassinato il professore universitario Marco Biagi, consulente del governo. Scajola, all’epoca ministro dell’interno, finì al centro di polemiche poiché il Viminale aveva tolto la scorta a Biagi, nonostante questi avesse manifestato preoccupazione per la propria vita. Il 30 giugno 2002 il Corriere della Sera e il Sole 24 ore pubblicarono una chiacchierata tra Scajola (in visita ufficiale a Cipro) e alcuni giornalisti, dove Scajola disse che con la scorta i morti sarebbero stati tre anziché uno, che nella trattativa sull’articolo 18 tutti erano a rischio, e che Biagi non era una figura centrale ma un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza. Scajola si dimise il 4 luglio 2002.
Di lui avremo comunque qualche significativo ricordo, che il caro Claudio ci lascia amorevolmente in dote. Mi riferisco alle centrali nucleari, di cui egli parla benissimo e ci crede tanto, ritenendole sicure al punto da non voler ancora rendere noto dove saranno costruite (per evitare un’insurrezione popolare e magari una sconfitta della destra alle passate elezioni regionali), ma anche a quel superfluo vezzo qual è la linea aerea Albenga-Fiumicino, già avviata nel 2002 e sospesa due volte. Alitalia affidò infatti ai propri manager il compito di studiare l’istituzione di un volo quotidiano dall’aeroporto di Albenga (33 chilometri da Imperia, città natale del ministro e suo collegio elettorale) a quello di Roma Fiumicino, si disse grazie all’interessamento del Ministro. La nuova rotta entrò in funzione il 17 maggio 2002, ma stranamente, venne soppressa da Alitalia subito dopo le sue dimissioni. I passeggeri che ne beneficiavano erano effettivamente molto pochi, probabilmente tutti parenti e amici del Ministro.
Ma la politica italiana (come gli elettori) ha la memoria corta, e di fatto, Scajola ritrovò un posto nel Governo nel luglio del 2003, quando fu nominato Ministro per l’attuazione del programma di Governo, e guarda caso la rotta Albenga-Roma fu di nuovo riaperta l’anno successivo, sempre per pochi mesi; venendo poi ripristinata di nuovo con il ritorno di Scajola al Governo, come Ministro dello sviluppo economico nel quarto Governo Berlusconi. Ma pare che questa linea tanto cara all’ex Ministro e altrettanto tormentata, non riscuota enorme successo, sebbene sia costata un milione di euro. Secondo fonti aeroportuali non sono rari i voli per Fiumicino con 8-10 passeggeri. Stesso dicasi per i Charter, destinati per Malpensa, Bastia (Corsica) e Tortolì (Sardegna), forse utilizzati da pochi intimi di Scajola per i weekend.
Sprechi che fanno accapponare la pelle, se si pensa che Scajola era Ministro dello sviluppo economico, e che il Sottosegretario al Ministero dell’economia sia un certo Nicola Cosentino. Ciò ci fa capire la qualità dei personaggi che manovrano i fondi europei e i soldi che noi affidiamo allo Stato mediante le numerose tasse che paghiamo.
Se però si guarda alla popolarità di cui gode Scajola nella sua Imperia, allora si comprende perché egli ci tenga tanto che ci sia un volo diretto a beneficio dei i suoi concittadini. E’ stato allievo di Paolo Emilio, ministro dell’Interno di una potentissima Dc, e, raccontano i vecchi democristiani, il giovane Claudio eseguiva con metodo le strategie tracciate dal senatore fra Genova e Roma e ne organizzava militarmente la corrente nella provincia. Correva il periodo a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, ma già negli anni ’50 la famiglia Scajola era ben salda in politica: il padre Ferdinando fondò la Dc a Imperia dove fu anche sindaco (dovette dimettersi perché fu sospettato di aver favorito il cognato per un posto da primario), mentre il figlio Alessandro (fratello maggiore di Claudio) svolse a sua volta due mandati da primo cittadino, per poi diventare deputato della Dc.
Claudio, diventò sindaco nell’82, ma dovette dimettersi perché arrestato nell’ambito di uno dei ricorrenti scandali del Casinò di Sanremo. L’allora sostituto procuratore di Milano Piercamillo Davigo che indaga su infiltrazioni mafiose lo spedì a San Vittore insieme al conte Borletti. Si fa 70 giorni di carcere, ma poi venne prosciolto grazie alla testimonianza di Gianni Giuliano, in seguito eletto presidente della Provincia di Imperia. Poi arrivarono gli anni ’90, con la ventata nuova soffiata dal Cavaliere tramite la fondazione di Forza Italia, che infatti gli affidò l’incarico di organizzare il movimento degli “azzurri” in un partito strutturato. Senza dimenticare, naturalmente, la sua Imperia. Scajola puntò alla banca della regione, la Carige, e occupò posizioni chiave d’intesa con il diessino e poi Pd Claudio Burlando, sotto gli occhi attenti del presidente Giovanni Berneschi. Oltre poi a varie opere per la sua Imperia, il suo Impero (scusate il gioco di parole). E non sarà certo uno scandaluccio relativo ad un appartamento a Roma a fermarlo. Lui, come visto, ha già affrontato ben altro, anche il carcere, cadendo però sempre in piedi.

(Fonti: http://notizie.virgilio.it/politica/bufera-su-scajola-chiarisca-o-si-dimetta.htmlhttp://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2010/05_maggio/04/la_seconda_volta_di_scajola_prima_il_viminale_oggi_l_industria,24151374.htmlhttp://www.corriere.it/politica/08_agosto_17/scajola_albenga_roma_7674e1a0-6c33-11dd-9087-00144f02aabc.shtmlhttp://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201005articoli/54639girata.asp)

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