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Riina a Porta a Porta solo ultimo caso: precedenti di mafiosi in Tv

Fin dove può e deve arrivare il diritto di cronaca? Una domanda che forse non vale più la pena farsi, dato che la televisione da alcuni anni ha sconfinato, e di molto, i limiti della decenza. Soprattutto con le trasmissioni pomeridiane che si occupano di cronaca nera, con tanto di ospiti in studio. Intervistare poi un personaggio che si è reso autore di crimini e misfatti fa parte del gioco. Sebbene, personalmente, non ci veda nulla di male. Soprattutto se l’intervista punta a diffondere la verità e la conoscenza, e non tenti di mitizzare l’intervistato. Ha fatto molto discutere qualche giorno fa l’intervista fatta da Bruno Vespa al figlio di Totò Riina a Porta a Porta, il quale ha pubblicato un libro. Vespa però, tramite una lettera al Corriere della sera, si è difeso ricordando i tanti precedenti.

Riina a Porta a Porta, i motivi spiegati da Vespa

riina a porta a porta
La puntata di Porta a Porta con Riina

Nella lettera, Vespa ricorda di quando Andreotti stoppò l’intervista a Saddam Hussein: ”Aveva ragione nel gennaio del ’91 il governo Andreotti a voler bloccare (senza riuscirci) la mia intervista a Saddam Hussein alla immediata vigilia della prima Guerra del Golfo perché il dittatore iracheno era un nostro nemico?” Vespa spiega che quando gli si è prospettata la possibilità di intervistare il mafioso,ne ha parlato con il nuovo direttore di Raiuno e ha realizzato un’intervista un cui – spiega – ” credo di aver mosso al giovane Riina le obiezioni di una persona di buonsenso mostrandogli anche le immagini delle stragi di Capaci e di via D’ Amelio e dell’ arresto di suo padre. Ho riportato dall’incontro l’ impressione che avevo riportato dal libro: un mafioso con l’ orgoglio di esserlo. Era utile che il pubblico conoscesse il volto della nuova mafia? A mio giudizio sì, perché solo conoscendo la mafia la gente acquisisce la consapevolezza di doverla combattere”.

Riina a Porta a Porta, i tanti precedenti

Una foto di Riina jr, Salvo
Il figlio di Totò Riina

Poi Vespa ricorda i tanti precedenti, quasi tutti a firma di un grande cronista come Enzo Biagi. Segno che forse tali interviste sono un atto dovuto. Ricorda l’intervista di Biagi a Michele Sindona. “Prima di entrare nel merito ci fu una piacevole introduzione sui pasti del detenuto e sulla qualità delle sue letture. L’ avvocato Ambrosoli era stato ucciso tre anni prima. La Commissione antimafia – che già esisteva – non batté ciglio. Lo stesso Biagi intervistò liberamente Luciano Liggio, il maestro di Totò Riina, il capo dei capi dei primi anni Sessanta. E Tommaso Buscetta, che spiegò come funzionava la Cupola, ma non pianse certo pentito sulla spalla del grande giornalista. Altra intervista famosa fu quella di Biagi al terrorista nero Stefano Delle Chiaie. Non ricordo che siano stati parallelamente ascoltati i parenti delle vittime”.

Ci fu chi come Jo Marrazzo, intervistò intervistò il capo della ‘ndrangheta Giuseppe Piromalli e il capo della camorra Raffaele Cutolo. “Ricevette meritati complimenti. Come li ricevette Sergio Zavoli per aver intervistato tutti i terroristi (non pentiti) disposti a rispondere alle sue domande”. E poi ancora Vespa ricorda Massimo Cinacimino, figlio di Vito, ospite d’onore di Santoro.

Voi cosa ne pensate? E’ stato giusto ospitare Riina a Porta a Porta?

Luca Scialò

Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere

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