REFERENDUM IN SCOZIA: E VISSERO TUTTI BRITANNICI E CONTENTI

Data ultimo aggiornamento: 20 Settembre 2014

GLI UNIONISTI HANNO PREVALSO CON IL 55% DELLE PREFERENZE. MA IL PAESE BENEFICERA’ DI ALCUNE RIFORME AUNOMISTE
E alla fine hanno prevalso la paura e la tradizione. La Scozia resta nel Regno Unito, con i “no” che al Referendum per l’indipendenza hanno prevalso con il 55% dei voti. Non un plebiscito dunque, ma comunque qualcosa di più di quanto ci si aspettava visti i sondaggi, alcuni dei quali davano gli indipendentisti addirittura in vantaggio con il 52% delle preferenze. Ma lasciare la forte sterlina per l’oscillante Euro sarebbe stato un salto nel vuoto: per non parlare degli effetti sul Pil e sulla gestione delle risorse energetiche. Gli stessi economisti hanno avanzato più teorie sugli effetti economici di una Scozia indipendente. Ma probabilmente, se avesse prevalso il “Sì”, a perdere ci sarebbero andati tutti. E in tempi di crisi globale come quelli in cui viviamo, certi schiribizzi è meglio non concederseli. Poi ha prevalso la tradizione, la storia. La Scozia è nel Regno Unito dal 1707. Comunque il Referendum un effetto lo ha sortito: ha spinto il Premier inglese David Cameron a promettere maggiore autonomia, anche a Galles e Irlanda del Nord, con riforme da promulgare entro gennaio.

IL VOTO – Tra le curiosità, il fatto che Glasgow, un tempo roccaforte dei laburisti, si sia espressa per l’indipendenza: il “sì” ha vinto con il 53%, ma non è bastato.
Il voto nel dettaglio – Gli unionisti, invece, hanno registrato un grande successo nelle isole Orcadi e Shetland, dove il “no ha prevalso rispettivamente con il 68% e il 64% dei voti. Roboante successo del “no” anche ad Aberdeen, la capitale scozzese del petrolio, che accogliendo l’appello delle aziende energetiche che nei giorni scorsi avevano lanciato l’allarme sui rischi derivanti dalla secessione ha votato “sì” con una percentuale che sfiora  il 60 per cento. Come detto, l’affluenza è stata da record: 4.285.323 scozzesi, il 97% degli aventi diritto, si era registrato per votare, e di questi l’87% si è poi recato alle urne, dove si sono registrate lunghissime file sin dalle prime ore del mattino di giovedì. Non sono mancate le scintille: a Clydebank, nell’Ovest del Paese, un militante indipendentista è stato arrestato con l’accusa di aver assalito un unionista (inoltre, come prevedibile, è spuntato il fantasma dei brogli: la polizia, a Glasgow, ha denunciato una decina di voti doppi).
LA REAZIONE DEGLI INDIPENDENTISTI– Tra i primi a commentare l’esito del voto, il primo ministro scozzese Alex Salmond, indipendentista, che invita ad accettare “democraticamente” la sconfitta. “La Scozia – ha spiegato – non sarà un Paese indipendente. Però questa partecipazione ha costituito un trionfo, la partecipazione molto forte e il messaggio altrettanto. A Westminster (il Parlamento inglese, ndr) hanno avuto paura, hanno capito che in Scozia c’è un grande movimento che vuole l’indipendenza”.
Ha affermato che si dimetterà da Primo Ministro scozzese ma che resterà attivo nella leadership del partito. In fondo ha convinto 45 scozzesi su 100. E non era facile.
MERCATI EUFORICI – La definitiva conferma della vittoria del “no”, ha dato fiato ai mercati, che hanno apprezzato la scelta della Scozia: la sterlina ha ulteriormente spinto al rialzo la sterlina, dopo l’apprezzamento del giovedì, quando già aveva avuto un andamento brillante. Nelle ultime ore la divisa ha recuperato valore sul dollaro e sull’euro. Vele spiegate anche in Borsa, dove Tokyo – la prima per questioni di fuso a “reagire” all’esito del voto – ha chiuso ai massimi dal novembre 2007.
Gli scozzesi ci hanno provato e pare che ora lo faranno pure i catalani. Ma anche nel loro caso si tratta di un salto nel vuoto. Da noi ci aveva provato il Veneto, ma con un Referendum tarocco.

(Fonte: Libero)

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