PROVINCE, QUALCOSA DI IRRINUNCIABILE PER LA “CASTA”

L’aula della Camera ha bocciato una settimana fa a maggioranza, la proposta di legge costituzionale dell’Italia dei valori per l’abolizione delle amministrazioni provinciali: l’assemblea di Montecitorio ha approvato (con 261 sì, 253 no e due astenuti) la questione sospensiva presentata dal PdL. Il testo torna ora in Commissione. In pratica, tutta l’opposizione ha votato contro la proposta di sospendere l’esame in aula, anche se a favore della proposta di legge erano solo IDV e UDC. Se si fosse arrivati a un voto finale il PD assieme a PdL e Lega, avrebbe detto no all’abolizione delle Province, ritenendo più opportuno una riflessione complessiva sugli Enti locali, in attesa del Codice delle autonomie del Governo (ovvero trattare l’abolizione delle province inquadrandola in un più ampio riordino degli enti locali).

E pensare che PdL e PD hanno fatto dell’abolizione delle province un punto fermo per la lotta agli sprechi in sede di campagna elettorale, e quindi trattasi della solita retromarcia a favore della casta. Volendo anche comprendere il rinvio in favore di un provvedimento più completo che non generi “terremoti” istituzionali, è anche vero che da un anno e mezzo dall’insediamento del nuovo Parlamento, non è stato ancora fatto nulla di concreto in tal senso.
Del resto le province sono un ottimo modo per piazzare parenti, amici e compari vari ed eventuali, e la loro abolizione porterebbe ad un serio problema per la ricollocazione di questi.
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