PRIME GRANE NEL NEONATO PARTITO DI GRILLO?

Data ultimo aggiornamento: 29 Dicembre 2009

Il 4 ottobre 2009 presso il Teatro Smeraldo di Milano, i “grillini”, ossia i seguaci del comico genovese Beppe Grillo il quale da trent’anni in prima linea contro i poteri forti, hanno dato vita ad un vero e proprio partito: il Movimento a 5 Stelle. Durante l’incontro erano presenti i rappresentanti delle Liste Civiche a 5 Stelle, i rappresentanti dei Meetup di Grillo, gli eletti al Parlamento Europeo e lo stesso Beppe Grillo.
Nati con l’intento esplicito di dare un calcio al malcostume della politica tradizionale, con un attivismo che si è acuito con i due  “Vaffa-day” (il primo nel settembre 2007 contro la politica e il secondo nell’aprile 2008 contro i mass-media “pilotati”), in realtà sembrano già essere entrati in pieno nel sistema politico italiano con i suoi usi e costumi (anche se forse sarebbe più appropriato chiamarli “vizi”); almeno stando a ciò che ha denunciato Valerio D’Alessio, consigliere del quartiere Savena di Bologna della lista civica Beppe Grillo.

Secondo D’Alessio, il candidato alle prossime elezioni regionali emiliane è stato nominato con primarie dubbie e paracadutato dall’alto dal comico genovese in persona; secondo una dichiarazione apparsa su lastampa.it, la scelta dell’attuale consigliere comunale grillino caduta su Giovanni Favia, per le regionali, è stata presa “dall’alto” dal solo Beppe Grillo, e questo è successo in seguito alla svolta autoritaria avvenuta alla riunione di Milano lo scorso 4 ottobre. Da allora, con i diktat espressi riguardo ai candidati alle regionali, si è diffusa un’aria diversa in un movimento che era nato in modo spontaneistico nel 2007.
D’Alessio contesta altresì la chiusura del movimento rispetto all’esterno, con una lista civica che non si è minimamente aperta verso organizzazioni della società civile, né ha effettuato incontri con la cittadinanza, ma solo con coloro che seguivano con costanza il blog di Grillo, e questo modello purtroppo è stato esportato in Regione.
L’affondo poi è relativo alle primarie, poiché si sono fatte primarie chiuse pur di eleggere il candidato indicato da Beppe Grillo, col risultato di tenere fuori molte persone. Potevano arrivare a riunire un’ottantina di partecipanti, invece si è raggiunta la quota ridicola di 40.
Insomma, il partito che doveva fare la rivoluzione, che doveva mandare a quel Paese i politici parassiti e nullafacenti, per aprire le porte delle istituzioni nazionali e locali alla società civile, la quale si sarebbe anche auto-organizzata (con primarie e discussioni degne delle migliori sezioni politiche degli anni ’70) pare invece essere il solito partito dove c’è un capo dall’alto che sceglie i candidati, con primarie finte e scarsa partecipazione dei cittadini alla vita politica.
Insomma, di nuovo il “Movimento a 5 stelle” non ha proprio nulla. Almeno stando alle accuse di D’Alessio, comunque da verificare, rendendo altresì necessario sentire anche l’ “altra campana”.
(Fonte: La Stampa)

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