Giorno della Memoria: testo ‘Prima vennero’ ancora attuale

Giorno della Memoria: testo ‘Prima vennero’ ancora attuale

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano

Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici

Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi

Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista

Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare

Oggi Giorno della Memoria, detto anche Giornata Mondiale della Memoria, per ricordare le vittime dell’Olocausto.

Il testo appena riportato, tristemente attuale, è un sermone del pastore tedesco, nonché oppositore nazista, Martin Niemöller. Si riferiva all’inattività degli intellettuali tedeschi in seguito all’ascesa al potere dei nazisti in Germania e delle purghe dei loro obiettivi scelti. Gruppo dopo gruppo.

In realtà, il testo originale sarebbe un po’ diverso e questa versione è stata elaborata per renderla applicabile più diffusamente.

Vediamo il testo originale di Prima vennero e la sua storia.

Prima vennero: testo

Come riporta Wikipedia, i versi originari di Martin Niemöller recitano:

Quando i nazisti presero i comunisti,/ io non dissi nulla/ perché non ero comunista./ Quando rinchiusero i socialdemocratici/ io non dissi nulla/ perché non ero socialdemocratico./ Quando presero i sindacalisti,/ io non dissi nulla/ perché non ero sindacalista./ Poi presero gli ebrei,/ e io non dissi nulla/ perché non ero ebreo./ Poi vennero a prendere me./ E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa

Storia della poesia Prima vennero

Anche il periodo resta indeciso. Alcune ricerche lo hanno fatto risalire a discorsi tenuti da Niemöller nel 1946. Così come ci sono versioni discordanti riguardo le persone citate: comunisti, socialisti, ebrei, cattolici, testimoni di Geova, omosessuali, malati incurabili etc.

Lo stesso Niemöller, in un’intervista del 2001, disse che non era molto sicuro di aver detto le famose parole. Ma che comunque preferiva la versione che parla di comunisti, socialdemocratici, sindacalisti e appunto se stessi.

Del resto, le diverse versioni sono anche frutto della sua ampia diffusione nel mondo. Soprattutto negli Usa, dove è presente anche in qualche canzone. Nei paesi in lingua spagnola a partire dagli anni ’70 è stata invece spesso attribuita a Bertolt Brecht (drammaturgo, poeta, regista teatrale e saggista tedesco) sin dagli anni settanta. Sebbene non ci fosse alcuna prova a riguardo.

Conclusioni

A prescindere dall’autenticità del testo, lo trovo molto bello e vero. Ed applicabile ai tempi che stiamo vivendo. L’inerzia che si prova fin quando il problema tocca gli altri, senza accorgerci che prima o poi potrebbe toccare a noi.

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Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere. La mail per contattarmi: [email protected] Ricevi le News su Telegram senza censure Le voci di dentro su Telegram

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