Prezzo Petrolio crolla: perché quello della benzina invece scende lentamente

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Data ultimo aggiornamento: 23 Aprile 2020

Prezzo del Petrolio mai così giù da quando si valuta. Dopo una settimana dall’accordo tra i Paesi produttori per tagliare la produzione e quindi sostenere i prezzi, ed ovviare alla sovrabbondanza di offerta rispetto alla esile domanda – le quotazioni del petrolio continuano a precipitare. E’ una evidente conseguenza del Coronavirus.

Per la prima volta nella sua storia, il West Texas Intermediate (meglio conosciuto con l’acronimo Wti, quello prodotto in Texas) con consegna a maggio, è crollato ad inizio settimana in modo vertiginoso chiudendo in negativo.

E così, il prezzo è sceso sottozero, a -37,63 dollari. Addirittura più di 3 volte rispetto a inizio seduta. E pensare che a gennaio quotava 60 dollari.

A subire le perdite maggiori è il Wti con consegna molto ravvicinata, mentre i contratti con scadenza nei prossimi mesi accusano perdite più limitate.

Il motivo è presto detto: gli investitori sanno bene che la crisi riguarda il momento attuale ma confidano nella ripresa soprattutto autunnale.

Tuttavia, malgrado questo crollo, il prezzo della benzina in Italia scende molto lentamente. In media è sceso di 20 centesimi in un mese e mezzo di lockdown. Perché? Cerchiamo di capirlo di [sta_anchor id=”benzina”]seguito[/sta_anchor].

Prezzo Petrolio perché sta crollando

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Come spiega Il Fatto quotidiano, il problema che sta affrontando il mercato del petrolio, è che in questo periodo di crisi non c’è abbastanza spazio per stoccare il greggio che sarà ancora in eccesso nelle prossime settimane.

La causa principale di questa sovrabbondanza di offerta rispetto alla esile domanda è ovviamente il lockdown imposto praticamente in tutto il Mondo. Di sicuro, nella parte del Globo che produce e consuma.

La succitata decisione dell’Opec di ridurre la produzione non ha avuto gli effetti sperati. E’ come se si volesse fermare uno Tsunami con un ombrello.

In realtà, continuando a parlare con metafore, si tratta di tagli inadeguati: 9,7 milioni di riduzione a fronte di una domanda attesa calare circa tre volte tanto.

Nessuna riduzione della produzione può essere abbastanza veloce e profonda guardando alla dinamica dei prezzi”, mettono in evidenza altri analisti. Osservando come al di là della seduta nera, i prezzi del Wti e del Brent (il petrolio che proviene dal Mar del Nord europeo) avevano già perso più della metà del loro valore nel 2020 con il coronavirus e la prevista recessione.

Si è così verificato quel fenomeno di mercato chiamato ‘contango’, in cui i prezzi delle commodity sono più alti per il futuro di quanto non lo siano per il presente.

Un precedente molto simile al contango di oggi risale al 1990 quando Phibro, divisione di Salomon Brothers, aveva fatto scorte di petrolio a basso prezzo parcheggiandolo in cisterne e autobotti poco prima che l’Iraq invadesse il Kuwait. E, di conseguenza, le quotazioni del greggio schizzassero.

Come funzionano Futures sul Petrolio

futures petrolio come funziona

Per capire cosa sta succedendo nel mercato del Petrolio, occorre comprendere come funziona realmente.

In pratica, come spiega Il Fatto quotidiano, si basa su contratti chiamati derivati, poiché riflettono il valore di un asset. Tramite i derivati ci si accorda per una consegna futura ad un prezzo prestabilito.

Se nel frattempo il valore scende sotto questo prezzo guadagna chi vende, viceversa guadagna chi compra. In realtà però questi contratti non si concludono mai con la consegna vera e propria. Si paga semplicemente la differenza, oppure si effettua quello che in gergo si chiama rollover. Vale a dire che il contratto che sta per scadere viene rinnovato con uno con scadenza più lontana.

Dato che i depositi di petrolio sono tutti pieni, a causa del crollo della domanda provocato dal blocco delle attività produttive, nessuno vuole comprare. Una situazione particolarmente accentuata negli Stati Uniti, dove il deposito di Cushing in Oklahoma, noto come l’incrocio degli oleodotti mondiali, è ormai stracolomo.

I possessori di contratti futures sul petrolio si sono così trovati in una specie di trappola per topi. Ci sono entrati ma non possono più uscirne senza perdere soldi.

Cosa possono fare? O accettano i barili pagando costi altissimi per tenerli fermi finché qualcuno non li compra, oppure pagano chi dovrebbe consegnarglieli per tenerseli. Si paga per non ricevere quello che si è già acquistato e il prezzo diventa negativo.

Il fenomeno ha sinora interessato i contratti con scadenza maggio e consegna in questi giorni ma ora si sta estendendo anche a quelli di giugno.

Se il Wti – il petrolio americano – sta affondando, quello europeo, il Brent, come detto estratto nel mare del Nord, bene o male scende meno. Col differenziale tra i due che ha raggiunto una forchetta ai ai massimi di sempre.

In realtà, già prima del Covid-19 vi era un eccesso di offerta di petrolio rispetto alla domanda. Ma l’esplosione della Pandemia ha fatto il resto.

Dietro le quinte dei listini, infuria una battaglia tra Arabia Saudita, Russia e Stati Uniti. Riyadh sta cercando di spingere Mosca fuori mercato, dopo che in febbraio i russi hanno rifiutato un accordo per tagliare la produzione e sostenere i prezzi.

L’Arabia ha il vantaggio di poter produrre petrolio di alta qualità con bassi costi estrattivi e industriali. Il paese riesce a guadagnare anche con un barile poco sopra i 20 dollari, mentre per la Russia l’asticella si colloca intorno ai 40/50 dollari. Dolori in arrivo insomma per tutti gli Stati che dipendono fortemente dagli introiti del greggio per finanziare la loro spesa pubblica.

Le dinamiche di prezzo interessano anche gli USA, che sono esportatori netti solo sulla carta. E’ vero che esportano più petrolio di quanto non importano ma devono comunque importare perché il loro petrolio non è di qualità particolarmente alta e deve quindi essere “mischiato” con greggi più nobili prima della raffinazione.

I fiumi di greggio riversati sul mercato dallo sviluppo dello shale oil statunitense (una tecnica estrattiva che permette di “succhiare” petrolio da rocce che lo contengono) sono uno dei fattori che ha determinato l’eccesso strutturale dell’offerta.

Crollo Prezzo petrolio conseguenza

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Cosa succederà ora? Le compagnie petrolifere più grosse riusciranno a reggere, attendendo tempi migliori, avendo fieno in cascina. Rischiano di più le piccole società dello shale oil statunitense proliferate in questi anni.

Imprese fortemente indebitate, che riescono a far quadrare i conti finché il petrolio si trova intorno ai 40 dollari. L’abbondanza di liquidità sul mercato aiuta queste aziende a restare in vita, ma presto potrebbe iniziare la serie dei default.

In questi giorni, non a caso, tutte le principali banche del Texas, esposte verso questo settore, abbiano subito pesanti cali: la Texas Capital Bank di Dallas ha perso il 60%, Comerica il 58%, Prosperity Bank di Houston il 28%. Insomma, un effetto domino pesante.

Perché prezzo benzina non scende?

prezzo benzina

Visto cosa sta succedendo, viene da chiedersi: perché il prezzo della benzina scende così lentamente? In teoria, dovrebbe costare meno di 1 euro. Ma nella pratica si aggira tra 1,30 e 1,40 euro. Poi dipende dalle zone.

Purtroppo, il prezzo petrolio incide solo tra il 15 e il 20 percento sul prezzo finale. Quindi, pure nel caso in cui il petrolio costasse zero (e in Europa non è così) il risparmio sarebbe nell’ordine di 15/20 centesimi. Il resto di quello che paghiamo al distributore finisce infatti in tasse (il 69% del prezzo, con una lunga lista di vergognose accise che ancora paghiamo) e in costi di raffinazione, trasporto e distribuzione.

Quanto meno, dovremmo pagare meno sulle bollette di luce e soprattutto gas. I prezzi del metano sono infatti da sempre collegati a quelli del greggio e la produzione di elettricità italiana deriva per circa la metà da centrali a gas. Almeno quello.

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