POMPEI DISTRUTTA DAL VESUVIO PRIMA E DALL’INCOMPETENZA POI

POMPEI DISTRUTTA DAL VESUVIO PRIMA E DALL’INCOMPETENZA POI

ENNESIMO CROLLO NEL SECONDO SITO PIU’ VISITATO D’ITALIA
Vergogna senza fine quella degli Scavi di Pompei, secondo sito culturale più visitato d’Italia dopo il Colosseo ma in continuo crollo complice la totale assenza di una degna manutenzione che la salvi dall’inevitabile incedere del tempo. Ultima a crollare una trave in legno di circa 4 metri del peristilio di Villa dei Misteri, che sorreggeva il tetto in tegole comunque non a rischio. E’ bastato qualche giorno di pioggia, la stessa che lo scorso anno allagò gli Scavi rendendola molto simile ad Atlantide.

Tanti i crolli dal 2003 ad oggi, specie nel 2011. Non è bastato iscriverli al Patrimonio Unesco, la Soprintendenza del Ministero, il Commissariamento, i fondi sbloccati dall’Ue nel dicembre 2011 (105 milioni di euro), ancora inutilizzati e per molti pure insufficienti. Negli ultimi dieci anni il personale è stato dimezzato (portato da più di 700 unità a poco più di 300). Assente come dicevo la manutenzione, e laddove operata, è pure inadeguata, come mostra il crollo di questa trave in legno, posta lì negli anni ’70.

L’ULTIMO CROLLO – «Le coperture crollate stanotte a Pompei sono state strutture di legno moderne fatte negli anni ’70, quindi avranno almeno quarant’anni, e con la pioggia hanno ceduto», ha detto il Soprintendente Speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei Teresa Elena Cinquantaquattro. «È stato accertato -ha sottolineato la Cinquantaquattro – che non c’è stato alcun danno a strutture archeologiche». La Soprintendente ha comunque assicurato che «verranno eseguite delle verifiche dello stato della copertura».
Costruita nel II secolo avanti Cristo sul pendio verso il litorale, Villa dei Misteri – come spiegato sul sito della Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei – fu ristrutturata verso il 60 avanti Cristo e poi nel I sec. dopo Cristo: è una delle oltre 100 ville scoperte nell’area vesuviana, di solito legate allo sfruttamento agricolo, ma anche alla moda delle classi elevate di avere un «rifugio» fuori città, ove ricreare un ambiente pervaso di cultura greca. Comprende un quartiere residenziale, affacciato al mare e decorato con splendidi esempi di «secondo stile» (inizi I sec.-20 a.C.), e uno servile, accanto ai locali di lavorazione del vino (torcularia); qui è ricostruita una pressa per la spremitura dell’uva, con il tronco a testa d’ariete. Lungo le pareti del triclinio è il grande affresco (megalographia), con scena di rito misterico (donde il nome della villa) ovvero d’iniziazione femminile al matrimonio. Splendidi esempi di ‘terzo stilè a fondo nero sono nel tablino, con motivi miniaturistici tratti dalla pittura egiziana.
I TRISTI PRECEDENTI – Il crollo della trave di legno allunga l’elenco dei cedimenti verificatisi nel corso degli ultimi anni nella zona degli Scavi archeologici. Due in cinque giorni, ad esempio, si sono verificati nella seconda metà dello scorso mese di febbraio. Il 27 febbraio, in particolare, a venire giù è stata una parte d’intonaco non affrescata, di colore rosso, che si è staccata da una delle pareti che si trovano nell’atrio della Domus della Venere in Conchiglia. A provocare il distacco le cattive condizioni meteorologiche di quel periodo. Analoghi ma circoscritti distacchi interessarono in quello stesso periodo la superficie di rivestimento in cocciopesto grezzo di una delle pareti della fullonica collocata nella Regio VI, insula 14, 22 e di uno stipite situato lungo vicolo delle Terme Regio VII, insula VI. La Casa della Venere in Conchiglia di Pompei è una delle domus più note, inserita nel piano dei restauri della città antica. Il 22 febbraio precedente erano stati invece scoperti alcuni frammenti di intonaco caduti da un muro nel Tempio di Giove. Episodi di minore entità rispetto ai crolli succedutisi al muro romano di 3 metri nei pressi della Porta di Nola (il 22 ottobre 2011) e di un pilastro della Villa di Loreio Tiburtino (il 21 dicembre 2011). A fare in particolare rumore è stata però la scoperta, all’alba del 6 novembre 2010, del crollo, sulla Via dell’Abbondanza, della Schola Armaturarum, la scuola dei gladiatori, restaurata nel 1947 quando il sito era diretto dal celebre archeologo Amedeo Maiuri. Anche in quella circostanza il crollo, che si portò appresso un lungo strascico di polemiche, venne attribuito a infiltrazioni d’acqua – che avrebbero indebolito le fondamenta dell’edificio – e al collasso del pesante tetto in cemento armato, realizzato con il restauro del ’47. Un fatto sconcertante che colpì particolarmente il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che definì il crollo nella domus dei gladiatori «una vergogna per l’Italia».
Per salvare gli scavi archeologici di Pompei servono interventi adeguati e mirati. Troppi i soldi sprecati dati in pasto a fantomatici professionisti, o indirizzati per interventi che rasentano il ridicolo per quanto sono approssimativi e inopportuni. Lo stesso flusso turistico comincia pericolosamente a calare: l’anno scorso si è registrata una riduzione di oltre 40mila visitatori. Perfino il Vesuvio lasciò intatti gli affreschi e molti edifici; ma laddove non riuscì la lava ci sta pensando l’incompetenza e la truffaldinaggine umana.

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